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Crosetto dopo l’attacco a Erbil: “Il mio primo assillo è mettere in sicurezza tutti i militari italiani”

La notte dell’attacco a Erbil il ministro della Difesa Guido Crosetto si è subito attivato per informare le istituzioni e i leader politici italiani. Dopo aver avvisato la presidente del Consiglio e i due vicepremier, ha deciso di contattare tutti i partiti, sia di maggioranza sia di opposizione.

La situazione, per fortuna, non ha avuto conseguenze per il contingente italiano presente nella zona. “Eravamo stati avvertiti 4 ore prima di un possibile attacco e tutti i nostri soldati hanno potuto mettersi in sicurezza. Il che sta a dimostrare anche come funzionino i rapporti tra la nostra intelligence e la difesa italiana e quella degli altri Paesi coinvolti nell’area”.

Il ministro ha spiegato di aver ritenuto necessario informare immediatamente tutte le forze politiche. “Un messaggio a tutti i leader dei partiti. Di maggioranza e di opposizione”.

L’appello all’unità tra maggioranza e opposizione

Secondo Crosetto, di fronte a una crisi internazionale di questa portata è necessario superare lo scontro politico interno. Il ministro ha sottolineato che i temi legati alla sicurezza nazionale dovrebbero unire tutte le forze politiche. “Esiste il 95% di temi su cui maggioranza e opposizione possono scontrarsi, ma questo no. Questo riguarda tutti gli italiani — la nostra sicurezza, la guerra fatta da altri, le conseguenze politiche ed economiche — e dovrebbe essere materia sulla quale non si battibecca per interessi di bottega ma ci si siede a un tavolo e si ragiona insieme”.

Crosetto si aspetta quindi un atteggiamento responsabile da parte delle diverse forze politiche. “Io mi aspetto che lo faranno. Ci sono forze politiche che sono ben consce di ciò che sta accadendo. Non è su questo terreno che possiamo permetterci di scontrarci”.

Il nuovo scenario geopolitico

Il ministro ha poi allargato il discorso al quadro internazionale, descrivendo un mondo sempre più instabile. Crosetto ha ribadito una posizione che sostiene da tempo: “Da due anni dico: il multilateralismo è moribondo, è l’epoca delle grandi potenze, di Cina, America, Russia. Le regole del diritto internazionale vengono trascurate, ignorate e prevalgono quelle del più forte”.

Secondo il ministro, proprio per questo motivo i Paesi che non sono grandi potenze devono impegnarsi per difendere le regole internazionali. “Per questo, noi Paesi che non siamo grandi potenze e che subiamo le guerre che incendiano il mondo dobbiamo batterci per tornare al rispetto da parte di tutti delle regole della carta dell’Onu”.

Crosetto ha respinto anche le accuse dell’opposizione secondo cui il governo italiano sarebbe troppo allineato agli Stati Uniti. “A me pare esattamente il contrario. Cosa dovremmo fare di più, secondo loro? La guerra a Usa, Russia, Iran?”.

Le richieste all’Europa e la questione energetica

Il governo italiano sta cercando di spingere l’Unione europea verso alcune iniziative concrete per limitare gli effetti del conflitto, soprattutto sul fronte energetico. Crosetto ha ricordato la posizione espressa dalla presidente del Consiglio. “La premier è stata chiarissima in Parlamento: questa non è la nostra guerra, non l’abbiamo voluta, non ne facciamo parte. Stiamo operando in ogni modo perché si torni al tavolo e alla diplomazia”.

Tra le proposte avanzate dall’Italia c’è quella di garantire il passaggio nello stretto di Hormuz alle navi dei Paesi non coinvolti nel conflitto. “Il primo è chiedere ufficialmente, come hanno fatto India e Cina, di permettere il passaggio ad Hormuz delle navi di Paesi che non sono in guerra”.

Il ministro ha inoltre evidenziato il rischio di pesanti ricadute sui prezzi dell’energia. “Gli unici che non subiranno aumenti dei prezzi di petrolio e gas saranno Usa e Russia. Tutti gli altri sì”.

Le missioni italiane e la sicurezza dei soldati

Nel frattempo il governo continua a monitorare la situazione dei militari italiani impegnati nelle missioni internazionali. Per quanto riguarda la base di Erbil, Crosetto ha spiegato che erano già state avviate misure di riduzione del personale. “Avevamo già iniziato una riduzione del personale civile e militare”.

Una parte del contingente è già stata spostata: “102 persone sono tornate in Italia, 75 in Giordania, per i restanti si sta organizzando uno spostamento via terra per tornare in Italia perché nell’intera zona non si può volare”. Il ministro ha chiarito quale sia la priorità assoluta del governo. “Il mio primo assillo, è la messa in sicurezza di tutti”.

Anche per altre missioni, come quella in Libano, la situazione viene valutata costantemente insieme alle autorità locali e alle Nazioni Unite. L’obiettivo resta quello di garantire la sicurezza dei militari italiani senza rinunciare al ruolo di stabilizzazione svolto nelle aree di crisi.

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Filippo Limoncelli