Politica

Cultura, altro terremoto. Il ministro Giuli va allo scontro e licenzia i vertici del suo staff

Terremoto cultura. Alessandro Giuli ha azzerato i vertici del suo staff staff. Già partiti i decreti di revoca per Emanuele Merlino, responsabile della segreteria tecnica del Mic e uomo di fiducia del sottosegretario Fazzolari. Licenziata anche Elena Proietti, capo della segreteria personale del ministro. Repulisti per il caso Regeni. Pomo della discordia il documentario su Giulio Regeni, il ricercatore italiano torturato e ucciso in Egitto, al quale sono stati negati fondi statali. In particolare Elena Proietti sarebbe finita nel mirino di Giuli per non aver partecipato alla missione istituzionale a New York il mese scorso.

Terremoto politico e culturale

Tutto ruota attorno al caso del documentario su Regeni. Il ministro Giuli aveva dichiarato in pubblico: ”È stato un errore grave escluderlo dai finanziamenti pubblici”. Parole e musica espresse durante l’incontro al Quirinale con i candidati al David di Donatello alla presenza di Sergio Mattarella. Di più: il ministro Giuli aveva promesso di “mettere ordine dove avesse riscontrato opacità o imperizia”. Lo ha fatto.

Stupore sul licenziamento dei vertici dello staff

Il ministero ufficialmente non ha confermato le decisioni prese da Giuli ma, un altro componente del governo e di Fratelli d’Italia come Francesco Lollobrigida, ha difeso il collega: ”Giuli ha ritenuto, come e’ d’altronde suo diritto, di modificare l’assetto della sua segreteria. Non è la prima volta che accade in questo governo, come in quelli che ci hanno preceduto. Occorre un rapporto di totale sintonia nello staff di un ministro”. Tuttavia all’interno del partito meloniano si intrecciano stupore e malumore. All’attacco l’opposizione: i 5 Stelle parlano di “Regolamento di conti nel Centrodestra”. Il Pd nota: ”Sul caso dei mancati finanziamenti al doc su Regeni il ministro Giuli sosteneva di non avere responsabilità. Ora invece giustifica con questa vicenda le dimissioni del suo staff. Qualcosa non torna”.

Tensioni dopo la vicenda della Biennale

Questo nuovo scossone nel governo avviene a pochi giorni dal caso Beatrice Venezi al teatro della Fenice e dalla bufera per il padiglione russo alla Biennale dove, secondo Giuli, “ha vinto Putin“. Mentre il vice premier Salvini sì è schierato con il presidente Buttafuoco che nel suo discorso alla Biennale ha tuonato: ”Chiudere a qualcuno significa rendere più fragile l’apertura verso altri. E se si cominciasse a selezionare non le opere ma le appartenenze, non le visioni ma i passaporti, smetterebbe di essere ciò che la Biennale è sempre stata. È il luogo dove il mondo si incontra e si incontra a maggior ragione quando il mondo è lacerato”. Concludendo: cultura sempre più nel caos.

Published by
Enrico Pirondini