Politica

Dagli scontri di Torino allo scontro tra Salvini e Vannacci

Facciamo un passo indietro e torniamo al tardo pomeriggio di sabato: milioni di italiani accendono la tv (e perché no altri decine di milioni di europei) e guardano sconcertati quello che succede a Torino: oltre la guerriglia urbana che mette in ginocchio la città, scorre per pochi istanti un video in cui si ben distingue una squadraccia di manifestanti – una decina – che si scagliano con violenza contro un poliziotto massacrandolo di botte. Poi, la ciliegina sulla torta: uno di quei “bravi ragazzi” afferra un martello e colpisce ripetutamente l’agente che ha perso il casco o glielo hanno tolto per essere sicuri di far male. Facciamo un passo avanti.

Tre di quel gruppo vengono arrestati dalle forze dell’ordine e portati in carcere, dove la compagnia di giro rimane ventiquattro ore. Il martellatore viene accusato di lesioni, può lasciare le sbarre e tornarsene tranquillamente a casa dove rimarrà ai domiciliari con mamma e papà che lo coccoleranno. Per gli altri due, meno di niente. Solo l’obbligo della firma, cioè una tranquilla passeggiata in questura dove scriveranno (in bella grafia, mi raccomando) il loro nome e cognome. Una formalità, insomma, un nonnulla rispetto a quello che si è visto in tv.

Che cosa si può dire? Meglio rimanere in silenzio perché siamo alla vigilia di un referendum popolare sulla riforma della giustizia. Se qualcuno si azzarda a dire che voterà sì sarà preso per un fascista. Se, al contrario, sarà per il no? Rimane un interrogativo senza risposta. È vero che i provvedimenti della magistratura debbono essere accettati, ma possiamo aggiungere che c’è un limite a tutto e stavolta questa barriera è stata ampiamente oltrepassata. Sarà bene rileggere una scritta apparsa sui muri del capoluogo piemontese. “Più sbirri morti, più orfani, più vedove”. La firma è inequivocabile. Chissà se quei giudici avranno avuto la possibilità di leggerla.

Meglio mettere un punto, aspettare tempi migliori e occuparci degli affari politici di casa nostra. Il protagonista è ancora lui, il generale Roberto Vannacci, “il traditore”. Chi gli lancia questa accusa è Matteo Salvini, cioè il ministro che lo aveva “inventato” portandolo alle elezioni europee sotto il segno della Lega. Un boom per il militare che prese oltre cinquecentomila preferenze salvando il partito di via Bellerio da un possibile tracollo. Ora, il novello Bruto ha mollato i suoi compagni (pardon amici) ed ha fondato un suo partito, il Futuro Nazionale, che secondo i più ottimisti celebrerà un trionfo alle consultazioni politiche del 2027.

È una guerra di insulti tra i due “traditori”, “Lo è lui”, replica Vannacci. “Perché si batteva per una pausa sacrosanta e poi il giorno del voto in Parlamento faceva l’esatto contrario. Così è stato per il riarmo all’Ucraina, così per la legge Fornero rimasta invariata grazie anche al buon Matteo”. Chi si frega le mani per questa ennesima rissa sono tutti gli esponenti dell’opposizione, in crisi per la guerriglia di Torino, rinati per l’abbandono di Vannacci. Eh, già, perché questa serie di improperi potrebbe far bene alla sinistra. Il motivo è semplice: anche un semplice due per cento (così dicono i sondaggisti) ribalterebbe i pronostici e darebbero al governo quella spallata che Elly Schlein insegue con tutte le sue forze.

Intervistato in tv, Vannacci nega una tale giravolta: “Sarò sempre schierato con la destra”, ma chi può giurarlo? Se il Pd gli offrisse anche una piccola serie di poltrone sarebbe ancora dello stesso avviso? Chissà? E’ troppo presto per fare previsioni: manca più di un anno alle elezioni e in dodici mesi lo scenario potrebbe essere un altro, completamente diverso. Certo è che questa sarà una brutta gatta da pelare soprattutto per la premier. La vittoria per quel giorno del 2027 non è affatto scontata e la leader di Fratelli d’Italia che mangia pane e politica da quando era poco più che una ragazzina si rende conto che la fronda di Vannacci potrebbe costarle molto caro.

In fin dei conti, non dobbiamo preoccuparci tanto di tutte le bagarre che succedono in Parlamento e contorni. Nella basilica di Piazza San Lorenzo in Lucina, il volto di Giorgia non c’è più: è stato cambiato in qualcos’altro che nemmeno si capisce, ma il parroco è felice perché non si andrà in quella bellissima chiesa del centro di Roma solo per fare selfie. Raggiante è pure la segretaria del Pd che “vede una vittoria pure per il referendum di marzo. “Ne sono sempre più sicura”, aggiunge.  “Ha bisogno urgente di un oculista”, le rispondono in coro i suoi avversari.

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Bruno Tucci