(Foto Ansa)
Il testo è stato presentato alla fine di maggio, dopo le elezioni amministrative e il caso di Vigevano, dove nella lista della Lega erano presenti due candidati di origine islamica. Una vicenda dalla quale aveva preso le distanze il leader del partito Matteo Salvini. “Il problema non è l’etnia o la religione – aveva spiegato – ma non puoi fare un volantino in arabo inneggiando ad Allah o fare un volantino col velo, quella è un’altra storia”.
La proposta introduce una sanzione amministrativa da 500 a 1.000 euro per chi, durante la propaganda elettorale, utilizza lingue diverse dall’italiano o da quelle riconosciute come minoranze linguistiche tutelate.
Secondo i firmatari, l’obiettivo è “arginare la recente tendenza di alcuni candidati di origine straniera a svolgere la campagna elettorale nella propria lingua madre”. Un fenomeno che, spiegano i deputati leghisti, “rende di fatto impossibile, per la gran parte del corpo elettorale, comprendere i contenuti delle proposte politiche e degli impegni che tali candidati assumono nei confronti degli elettori”.
Alla proposta ha replicato con toni duri Patto Nord. “Più la ‘Salvini Premier’ scende nei sondaggi, più sforna proposte di legge come se fossero pizze. L’ultima introduce il divieto di impiegare, durante lo svolgimento della campagna elettorale, lingue diverse da quella italiana o da quelle tutelate dall’ordinamento. Ebbene, le lingue tutelate sono dodici, quelle delle popolazioni albanesi, catalane, germaniche, greche, slovene e croate e di quelle parlanti il francese, il franco-provenzale, il friulano, il ladino, l’occitano e il sardo. Quindi sono tagliate fuori, ad esempio, la lingua veneta e quella lombarda e chi le parla durante la campagna elettorale incorre in una sanzione amministrativa che va da euro 500 a euro 1.000. Un’altra genialata dei salviniani, quella di vietare ai Veneti di parlare veneto, per continuare a perdere voti al Nord”, si legge nella nota del movimento.