(Foto Ansa)
La politica vive in un ginepraio, vale a dire in una situazione intricata, confusa, spesso sgradevole da cui è difficile uscire. Sia a sinistra che a destra. L’Ucraina diventa un nodo inestricabile: si debbono mandare ancora armi a Kiev, oppure si deve dire basta e voltare pagina?
Una parte sostiene che se gli aiuti continueranno vuol dire che non si è per la pace, ma per la guerra continua. Chi la pensa al contrario afferma che se smetteremo di essere vicini a quel popolo l’Occidente dovrà difendersi immediatamente da un improvviso attacco della Russia che non vede l’ora di tornare ad essere un impero come ai tempi di Stalin.
Sono interpretazioni catastrofiche che dividono i Palazzi che, invece di affrontare il problema con la dovuta responsabilità, continuano a dividersi e a dilaniarsi perché si pensa soltanto ad una data, quella delle elezioni politiche nelle quali si dovrà decidere se Giorgia Meloni dovrà guidare ancora il Paese o passare il testimone a chi la combatte da oltre quattro anni.
La tensione aumenta, ogni iniziativa viene bloccata, l’importante è dire no, il resto non conta.
A sinistra, il campo largo, tanto voluto da Elly Schlein, non trova la via per un consenso. La segretaria non disdegnerebbe di essere sempre vicino a Zelensky; mentre il suo alleato Giuseppe Conte (meglio antagonista) ritiene che questi sono soldi buttati: potrebbero servire per risolvere i tanti problemi che assillano il nostro Paese.
A destra, quando sembrava che l’unità regnava sovrana, ci ha pensato Matteo Salvini, appena rieletto come segretario della Lega, a rompere il giocattolo parlando ai componenti del partito riuniti a congresso. “Non potremo continuare a mandare armi all’infinito all’Ucraina perché pensiamo prima ai guai che riguardano l’Italia”, ha detto Salvini alla platea che lo ascoltava interdetta.
Ma il dato era tratto con tanti auguri alla Meloni che avrebbe dovuto sbrogliare la già intricata matassa della sua alleanza. In breve, i 5Stelle e la Lega concordi, anche se Conte e Salvini non si prendono in niente. Sta di fatto, però, che tutti e due dimenticano un particolare che taglia la testa al toro. Quando sono contrari a spedire altre armi a Zelensky perché quei danari li teniamo per sanare le nostre piaghe dimenticano (o fanno finta di dimenticarsi) che quegli stessi danari non possono essere impiegati se non per aiutare Kiev.
Lo ha deciso l’Unione Europea ed è impossibile che i due leader non lo ricordino. Entrambi pensano soltanto ai fatti loro: Salvini perché è convinto di recuperare i voti perduti sapendo che il cinquanta per cento degli italiani la pensa come lui, cioè sono stanchi di badare al prossimo invece che a se stessi.
Conte ha un diverso progetto: non allinearsi completamente alla Schlein perché in questo caso non avrebbe nessuna possibilità di batterla alle primarie e candidarsi come unico avversario per battere la Meloni il giorno in cui gli italiani decideranno se confermare la destra al governo oppure se dare la preferenza alla sinistra.
Quel che è avvenuto due sabati fa a Milano è sempre presente nella mente di tutti noi: gli scontri con la polizia, i saccheggi, le ruberie nei negozi più chic, le decine di feriti nelle forze dell’ordine, infine l’arresto di un giovane di seconda generazione, figlio di marocchini immigrati nel nostro Paese.
È lui la “mente” di tanto disordine? Il pubblico ministero non ha dubbi e lo lascia in prigione, perché è il sostenitore e l’ideologo di “una strategia rivoluzionaria”. Il governo tira un sospiro di sollievo: forse il problema dei sabati infernali è stato risolto. Ma a sinistra, almeno una parte di essa (la più rivoluzionaria, vicinissima alla Schlein) respinge tale ipotesi e pensa che Youssef Siher sia soltanto un prigioniero politico. Chi ha i capelli bianchi come chi scrive ricorda queste contrapposizioni ai tempi del terrorismo e sperava non dovessero più ripetersi.
C’è ancora il nodo del prelievo alle banche che la sinistra invoca con forza, mentre a destra esistono delle perplessità soprattutto da Antonio Tajani che deve rispondere su questo ai berluscones co-proprietari di un istituto di credito. Come se tutto ciò non bastasse, gli occhi della politica e in particolare del ministero degli Interni sono puntati sul venerdì di questa settimana, giorno in cui l’USB (l’Unione Sindacale di Base) ha proclamato uno sciopero generale.
Non dovrebbero esserci incidenti di sorta, ma è bene non fidarsi delle apparenze e stare all’erta. Milano non deve più ripetersi.
P.S. Non ci resta che lo sport per consolarci. Jannik Sinner tornerà sui campi di tennis a dicembre. Se ne sentiva la mancanza in specie quando sarà l’Italia ad affrontare le squadre avversarie. Last, but not least, ecco Kim, (inutile ricordare il cognome) che presto, in Messico, potrebbe diventare campione del mondo di formula 1. Non avveniva da decenni e lo conquisterà un giovanotto che pur essendo italianissimo corre per la Mercedes. Dove sono finiti i nostri talent scout?