Politica

Dopo il nuovo volgare attacco di Trump alla Meloni riaperta la tensione tra Washington e Roma

Mettiamola così: il nuovo affondo di Trump contro Giorgia Meloni – una farneticazione che ha indignato mezzo mondo – non è solo un problema di stile: è il segnale di un potere americano che da anni procede per scosse, non per visione. Quando un presidente trasforma un vertice internazionale in un numero da avanspettacolo, il punto non è la diplomazia ma la lucidità di chi dovrebbe rappresentare una superpotenza. E qui è d’obbligo fare riferimento all’età che non è un’opinione soprattutto quando l’età sfugge ai comunicatori. La realtà invece racconta di leader stanchi, irritabili, incapaci di distinguere la scena globale dal proprio ego. Gli Stati Uniti possono permettersi molte cose ma non di essere guidati da presidenti che perdono lucidità, insultano, confondendo il mondo con un palcoscenico personale.

Sono tornate le ruggini

Le “parole a vanvera” ( titolo dell’Avvenire, il quotidiano dei Vescovi) sono riconducibili a un presunto dispetto che l’Italia ha fatto agli USA: cioè le basi negate a Sigonella. Il G7 di Evian, in Francia, sembrava aver eliminato le ruggini, invece Trump ancora una volta ha dimostrato la sua volubilità sbeffeggiando Giorgia Meloni. Ha detto: “Giorgia ha implorato per una foto con me, mi fa pena. Non la voglio più tra i miei fan”. Immediata la risposta di Giorgia.

La replica della premier

Giorgia Meloni ha immediatamente replicato al Tycoon: “Le dichiarazioni di Donald Trump sono totalmente inventate, sono francamente allibita. Non so perché si comporti così con i propri alleati, non è del resto la prima volta che accade. Posso dire che dispiace che non abbia la stessa determinazione con i nemici dell’Occidente, con i nemici degli Stati Uniti, con leadership con le quali invece si dimostra molto più accondiscendente. Però una cosa se la deve ricordare: io e l’Italia non imploriamo mai”.

La tensione tra Roma e Washington

Il volgare attacco di Trump ha procurato nuove tensioni tra Roma e Washington ma anche aperto nuovi scenari: Trump mollato dai suoi primi sostenitori. I “Maga” stanno prendendo le distanze dal Tycoon dopo averlo sostenuto per le campagne belliche e nelle stoccate ai leader europei. In ogni caso questa nuova rottura con Roma ha messo in difficoltà Vance e Rubio. Lo scontro rischia di mettere in una posizione scomoda tanto il vice presidente USA quanto il segretario di Stato. Cioè due uomini che sono assai interessati a candidarsi alla nomination presidenziale repubblicana del 2028. Entrambi guardano con favore al mantenimento di un buon feeling con la Meloni. Soprattutto Vance e Rubio auspicano una sponda con Roma per arginare l’asse franco-tedesco e, soprattutto, per cercare di allentare i rapporti tra la Ue e la Cina. Un primo segnale c’e’ già stato, il ministro Tajani non andrà al business forum Italia-USA di Miami.

Il sostegno a Meloni dai partiti

Giorgia Meloni ha incassato la solidarietà di Mattarella e tutti i partiti seppur con sfumature diverse. Certo, a sinistra, hanno espresso sdegno ma anche ne hanno approfittato per criticare la leader. Elly Schlein: “Parole inaccettabili, da respingere con forza. Però la destra ha sbagliato”. Sulla stessa linea Conte: “È una triste realtà. Abbiamo subito una grande mortificazione da parte di Trump e le sue parole sono assolutamente inaccettabili nei confronti dei nostri vertici istituzionali. Però dobbiamo anche riflettere”.

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Enrico Pirondini