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Dopo Milano. I magistrati minorili: inasprire le pene non serve a niente, istituti pieni ma risultati nulli

In attesa dei provvedimenti restrittivi annunciati dal Governo Meloni per far fronte alla violenza e ai disordini di piazza di cui tanti ragazzi si sono resi protagonosti durante le ultime manifestazioni di piazza, specie a Milano, il presidente dell’associazione dei magistrati che si occupano dei minori lancia un invito alla prudenza.

Se non un monito a modificare atteggiamento culturale rispetto a tentazioni di marca esclusivamente securitria destinate a vane rassicurazioni di ordine mediatico, intese a guadagnare facili consensi sebbene segnate da comprovata inefficacia.

“L’80% dei ragazzi detenuto non lo è in base ad una sentenza definitiva”

“La strada dell’inasprimento delle pene potrà anche incontrare il consenso dell’opinione pubblica, perché svolge una funzione rassicurante, ma è fallimentare e assolutamente inefficace. Negli ultimi anni non si è fatto altro che inasprire le pene e allungare i termini delle misure cautelari”.

Dopo Milano. I magistrati minorili: inasprire le pene non serve a niente, istituti pieni ma risultati nulli (foto Ansa-Blitzquotidiano)

Ne è convinto il presidente dell’Associazione italiana magistrati per i minorenni e per la famiglia, Claudio Cottatellucci, parlando con l’ANSA su quanto avvenuto nelle piazze italiane e sulle possibili misure.

“Parliamo di sovraffollamento negli istituti penali per minorenni, un fenomeno che prima non avevamo mai conosciuto – spiega -. Abbiamo assistito a un allungamento dei tempi delle procedure periodi della custodia cautelare, con il risultato che l’80 per cento dei ragazzi attualmente detenuto non lo è in base ad una sentenza definitiva. È una proporzione completamente rovesciata rispetto a quella che si registra per i maggiorenni”.

Per il presidente “non si è ottenuto alcun risultato” effettivo seguendo questo percorso: “Dovremmo interrogarci sul fallimento di questi anni”.

“Non possiamo considerarli automaticamente come giovani adulti”

Cottatellucci poi lancia un monito: “Il punto di caduta di questa vicenda sarà probabilmente il tentativo di abbassare l’età dell’imputabilità, riprendendo la discussione sulla proposta di legge in esame. Si ignora, però, un fatto fondamentale: non essere imputabili non significa essere impuniti, cioè che il Tribunale per i minorenni non intervenga affatto sulle conseguenze delle azioni commesse anche da un infraquattordicenne”

“Sta passando l’idea che questi ragazzi debbano essere trattati come adulti. Ma la violenza non li rende più adulti: non possiamo considerarli automaticamente come giovani adulti”

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Amedeo Vinciguerra