È nato il partito anti Primarie. Cresce il numero dei detrattori. Anche Bonaccini frena: sono altre le priorità (foto ANSA) - Blitz quotidiano
Cresce a sinistra il fronte anti-Primarie. Si teme un clamoroso autogol, i gazebo fanno paura. Volano anche parole grosse. Lo “sceriffo“ De Luca, rieletto sindaco di Salerno (era nel PCI già nel 1969), non usa mezzi termini nel suo video in cui si auto-intervista. Dice che il Pd si sta infilando in un “psicodramma”. Di più: l’ex presidente della Campania (2015-2025) è ancora più esplicito: ”Il dibattito sulle primarie è uno dei casi più significativi di demenzialità politica”. È convinto che chi vuole le primarie sia pervaso da “narcisismo, opportunismo, finzioni”. Ma De Luca non è il solo a pensarla così.
La corsa tra i leader del Campo largo sta trovando in questeore un numero sempre più corposo di detrattori. Ha lanciato il sasso Roberto Speranza, ex ministro della Salute, che in una intervista al Corriere della Sera ha manifestato le sue perplessità (“Vedo il rischio di un clamoroso autogol”). Ugualmente perplessi altri big del Pd. Qualche nome? L’Eurodeputato Dario Nardella, 50 anni, sindaco di Firenze (2014-2024); Antonio De Caro, presidente della Regione Puglia; contrario alle primarie pure Eugenio Giani, presidente della Regione Toscana. Si è accodata da Bologna la consigliera comunale del Pd, Cristina Ceretti, coordinatrice dei programmi del sindaco Lepore (“le primarie sono solo la conta di truppe camellate inquinate”). Urge, dicono, uchiarimento. È previsto un ampio dibattito alla Festa Nazionale dell’Unità di Reggio (1-13 settembre). Interverranno tutti i leader del Campo largo, Matteo Renzi compreso. Escluso Carlo Calenda in attesa di conoscere la posizione di Azione.
Il presidente del Pd, Stefano Bonaccini, domenica ha chiuso la Festa dell’Unità a Rivalta sul Mincio (Mantova) con un messaggio chiaro: ”Prima il programma poi la ricerca del leader”. Ha aggiunto: ”Propongo di abolire per qualche settimana la parola primarie nel centro-sinistra. Se continuiamo a parlare di primarie, il rischio è di parlare solo di nomi dei dirigenti del Pd e non del destino della gente, delle lunghe liste d’attesa della Sanità, del lavoro precario dei giovani, della paura della guerra”.