Politica

“È un omicidio come tutti gli altri”: Vannacci e la polemica sul femminicidio

Il debutto ufficiale di Futuro Nazionale, il movimento guidato da Roberto Vannacci, è stato segnato da una forte controversia che ha rapidamente monopolizzato il dibattito politico. Durante l’assemblea costituente organizzata all’Auditorium della Conciliazione di Roma, il generale ha infatti espresso una posizione netta sul reato di femminicidio, provocando immediate reazioni da parte del mondo politico e delle associazioni impegnate nella tutela dei diritti delle donne.

Dal palco, Vannacci ha dichiarato: “Il femminicidio non esiste, è un omicidio come tutti gli altri“. Un’affermazione ribadita poco dopo con parole altrettanto dure: “Il femminicidio è un reato più o meno grave in base alla vittima e non al reato? È una assurdità, questo serve a fare il lavaggio del cervello alla cittadinanza. Non è questa la funzione del diritto penale”.

Secondo il leader di Futuro Nazionale, la legge non dovrebbe distinguere tra le vittime sulla base del genere. Una posizione che ha ulteriormente precisato a margine dell’evento: “Il femminicidio è un omicidio come tutti gli altri, uomini e donne sono uguali, non c’è bisogno di proteggere alcuno nei confronti degli altri e quindi devono essere tutti soggetti alle stesse regole. Un reato non è più o meno grave in base al sesso, al colore della pelle o alla religione di chi lo commette o di chi lo subisce: questa è la vera parità”.

Le critiche della politica: dal Pd alla Lega

Le dichiarazioni del generale hanno suscitato una valanga di critiche trasversali. La senatrice del Partito Democratico Cecilia D’Elia ha parlato di “negazionismo patriarcale”, mentre Michela Di Biase ha definito le parole di Vannacci incompatibili con il riconoscimento di un fenomeno che istituzioni e organismi internazionali studiano da anni.

Particolarmente significativa anche la presa di posizione della senatrice leghista Giulia Bongiorno, promotrice della normativa sul femminicidio. “La critica del leader di Futuro nazionale è totalmente fuorviante. Il punto non è che la morte di una donna ‘pesa’ più di quella di un uomo, ma la gravità della spinta che porta a uccidere una donna per odio o disprezzo, ritenendola un essere inferiore. Spero non ci sia nostalgia per il reato previsto fino al 1981, quando venivano concesse attenuanti a chi uccideva una donna per causa d’onore”.

Anche le senatrici di Italia Viva Daniela Sbrollini e Dafne Musolino hanno definito le dichiarazioni del generale “gravissime e offensive”, accusandolo di negare il valore della cultura del rispetto e dell’uguaglianza sancita dalla Costituzione.

Il dolore delle famiglie delle vittime e la replica del padre di Ilaria Sula

Tra le reazioni più toccanti c’è stata quella di Flamur Sula, padre di Ilaria Sula, la studentessa ventiduenne uccisa lo scorso anno a Roma. Le sue parole hanno riportato il dibattito sul piano umano, ricordando il dramma vissuto dalle famiglie colpite da questi crimini.

“Nostra figlia ci è stata portata via senza un perché, senza un motivo: femminicidio e omicidio sono due cose ben diverse e come tali devono restare. Le leggi devono essere severe per chi fa del male alle donne. Solo chi ci passa può capire cosa vuol dire, parlare per gli altri è troppo facile. Bisogna portare rispetto a mia figlia e a tutte le altre donne che per colpa di un uomo non ci sono più. Parole indegne”.

 

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Filippo Limoncelli