Erdogan regala a tutti i leader Nato una pistola personalizzata, Meloni la porta in Italia e la fa "protocollare" (foto Ansa) - Blitz Quotidiano
Al termine del vertice Nato di Ankara, il presidente turco Recep Tayyip Erdogan ha regalato ad ogni leader presente una pistola personalizzata. A riceverla anche Giorgia Meloni che, a differenza di altri leader, ha deciso di portarla in Italia per poi consegnarla alla Presidenza del Consiglio che l’ha protocollata come accade con tutti i doni che si ricevono.
Cosa se ne fa un leader mondiale di una pistola e sei proiettili si sono chiesti in molti? Questo è stato il dilemma che i leader della Nato si sono trovati ad affrontare. Qualcuno, a differenza della Meloni, ha scelto di lasciare il dono nella capitale turca: tra questi, il premier britannico Keir Starmer, il cancelliere tedesco Friedrich Merz e al primo ministro olandese Rob Jetten. È stato proprio l’inquilino di Downing Street il primo a menzionare l’insolito regalo, durante il volo di ritorno a Londra, spiegando che lui e altri leader avevano ricevuto una rivoltella incisa con il loro nome, custodita in una scatola rossa foderata di nero insieme a sei proiettili e un biglietto che esentava l’arma dai controlli sulle esportazioni. Un regalo a dir poco sorprendente, hanno affermato diversi funzionari dei vari Stati membri dell’Alleanza, che ha scatenato l’allerta tra le squadre di sicurezza delle diverse delegazioni.
Il rifiuto di Starmer, Merz e Jetten di portare con sé l’arma potrebbe ricondursi alle stringenti normative rispetto al trasporto di armi da fuoco, soprattutto se perfettamente funzionanti. È andata peggio al primo ministro belga Bart De Wever che – secondo quanto riferito – avrebbe “appreso l’esatta natura del regalo” solo dopo essere atterrato in Belgio. “Il primo ministro è rimasto sorpreso e l’ha immediatamente consegnata alla polizia aeroportuale affinché venisse custodita in una cassaforte e la questione è stata gestita secondo le procedure previste”, ha dichiarato un funzionario all’Afp. Il team di sicurezza di De Wever si è occupato anche dei revolver donati a Ursula von der Leyen e Antonio Costa, con tutte le complicazioni di sicurezza e protocollo che un’operazione del genere comporta. Von der Leyen “ha espresso la sua gratitudine” a Erdogan per il dono, ha detto il suo portavoce, aggiungendo che l’arma sarebbe stata dismessa e donata a un museo militare.
Anche il revolver donato al presidente polacco Karol Nawrocki è arrivato a destinazione sano e salvo, ma con le dovute precauzioni. Il primo ministro canadese Mark Carney ha invece portato con sé la pistola, ma ha lasciato le munizioni in Turchia, hanno dichiarato funzionari canadesi, senza tuttavia spiegare il motivo. L’arma donata al primo ministro svedese Ulf Kristersson “dovrà essere trasportata in Svezia nel rispetto di tutte le procedure applicabili”, ha dichiarato il suo staff all’Afp in un comunicato.
La premier Meloni è tra i leader che hanno scelto di portare la pistola con sé. In Italia, spiegano fonti del Governo, è stata presa in carico dal personale autorizzato a maneggiare armi che ha avviato subito le procedure per denunciarne il possesso. L’arma è stata quindi protocollata a Palazzo Chigi, come avviene per tutti i doni ricevuti ed è entrata nella disponibilità della Presidenza dopo essere stata protocollata come ogni altro omaggio. Anche in questo caso, a rendere possibile il trasporto è stato il documento fornito da Erdogan che ha permesso di passare senza intoppi la dogana.
“Il gesto di Erdoğan al vertice Nato di Ankara non è folklore diplomatico. È l’immagine plastica di una Nato che dice di garantire la pace e intanto distribuisce armi da fuoco come gadget tra capi di Stato”. A dirlo in una nota è Angelo Bonelli. Che ha aggiunto: “Il premier britannico Starmer ha avuto almeno la dignità istituzionale di ammettere l’imbarazzo, lasciando l’arma in Turchia – prosegue Bonelli – perché la legge del suo Paese non gli permette di portarla a casa. Dal governo italiano, invece, silenzio totale: nessuna dichiarazione, nessuna trasparenza su cosa sia stato fatto del ‘regalo’ ricevuto dal nostro rappresentante ad Ankara”.
“È lo stesso silenzio che accompagna le scelte del governo Meloni sulla politica estera e sul riarmo: adesione al ricatto di Trump del 5% del Pil, aumento della spesa militare, nessun vero dibattito parlamentare sulle priorità strategiche del Paese”. “La differenza tra una spesa militare al 5% e il precedente plateau del 2% significherebbe per l’Italia circa 500 miliardi di euro in più da qui al 2035. Risorse sottratte a sanità, scuola, welfare e transizione ecologica per alimentare un riarmo che non produce sicurezza, ma nuove tensioni e nuovi profitti per l’industria bellica”, ha concluso Bonelli.