(Foto Ansa)
Governo bocciato. Hanno vinto i franchi tiratori, una trentina, i quali hanno dato una sberla a Giorgia Meloni che ora dice: “Serve una riflessione”. Si, ma quale? Nella maggioranza il sostantivo che viene ripetuto più volte è caos, perchè nessuno si aspettava un simile schiaffone. Invece, c’è stato, seppure di un solo voto, ma non si può negare che la premier mai avrebbe creduto ad un risultato del genere.
La sinistra esulta, applaude in aula quando si leggono i risultati. “Bottarellum”, “Bocciatellum”, “Se ne vadano a casa, hanno fallito”. Si è in piena crisi e se oggi il governo si lecca le ferite non lo si deve al voto popolare che resta sovrano, ma ad un gruppo di “misteriosi parlamentari” i quali, nell’ombra, hanno deciso che questa legge sulla riforma elettorale non doveva passare.
“Alto tradimento”: la destra si difende, ingoia il rospo, ma cerca una via d’uscita. Si ricordano i 101 voti con cui fu bocciato Romano Prodi, si arriva addirittura a pronunciare il nome del generale Badoglio. Rimangono soltanto parole perchè la verità è che oggi l’esecutivo non sa più che pesci prendere. Primo interrogativo: chi sono stati i franchi tiratori? Si esamina la votazione, si fanno un pò di conti e la conclusione è che la freccia avvelenata è partita da tutti. Senza distinzioni di sorta.
È inutile adesso andare a scovare i nomi ed i cognomi di chi ha voluto dare un avvertimento alla maggioranza. Se anche così fosse, il campanello d’allarme rimane e suona forte. “Non sei più una regina, te ne devi andare”, tuonano Giuseppe Conte, Elly Schlein in compagnia di Matteo Renzi che ora più che mai spera di rientrare nel grande giro. Giorgia Meloni (sarebbe sciocco negarlo) sfoglia la margherita: “Debbo rimanere o no a Palazzo Chigi?”.
Pd, insieme con i 5Stelle, non hanno dubbi e spiegano il perché. Delle grandi rivoluzioni che la premier sognava non ne è andata bene una: il presidenzialismo, il premierato, la riforma della giustizia e ora la legge elettorale. Ha voluto metterci la faccia ed ha preso solo ceffoni. Se ne deve discutere ancora? A Palazzo Chigi e dintorni regna lo sconforto perchè se il governo dovesse alzare le braccia fallirebbe pure il sogno del governo più longevo della nostra repubblica. Mancano solo pochi mesi a quel traguardo, ma non è certo che ci si possa arrivare.
Dopo il primo sbigottimento, nasce la reazione e nella maggioranza si rammenta ai franchi tiratori che sarà dura per loro tornare a sedersi in Parlamento. Chi li dovrebbe votare? Non la sinistra che si è soltanto servita del loro appoggio, né tantomeno la destra che, prima o poi, scoverà i traditori i quali non avranno più scampo. Montecitorio addio, Palazzo Madama lo vedranno in cartolina e niente più.
La vendetta. In questo scorcio di campagna elettorale sarà questo il sostantivo che predominerà. Intervengono i gemelli di Verdi e sinistra: “Gli piacerebbe, ma secondo noi, Giorgia Meloni ha un unico viaggio da fare: quello di andare verso il Colle e rassegnare le dimissioni”.
Sarà così? Davvero non c’è più scampo per la prima donna divenuta presidente del consiglio? La minoranza scalpita perchè “Se avesse un pò di orgoglio non potrebbe fare altrimenti”. Cioè, andarsene perchè non c’è altra strada da percorrere. Chi la pensa così (l’unanimità a sinistra) non ha fatto i conti con la caparbietà della premier. La sbornia della sconfitta c’è stata, ma “durerà lo spazio di un mattino”, sostengono i fedelissimi di Giorgia.
Primo, perchè lei non mollerà tanto facilmente; secondo, perchè l’emendamento sulle preferenze è stato bocciato, ma la legge elettorale passerà. “State pur certi che passerà”; dicono ancora gli esponenti di spicco della triplice che guida il Paese. A sinistra non si sta nei panni per la gioia, ma i “guai” cominceranno da domani, se non da oggi. Il campo largo si scannerà sul candidato premier che dovrebbe battere il governo. Non è escluso che tra Conte e Schlein (se le daranno di santa ragione) alla fine vincerà un papa straniero, se non una papessa. Silvia Salis è pronta e non vede l’ora di prendere quell’ascensore.
D’altronde il ginepraio in cui si dibatte la politica italiana è chiaro, si vivranno giorni difficilissimi da qui alle elezioni politiche. Infatti, se provi a chiedere ad Angelo Bonelli, deputato dell’ultra sinistra, che cosa pensa dei riformisti del Pd ti risponderà senza un attimo di esitazione: “Sono i migliori alleati di Giorgia Meloni”.
Ma come? Non fanno parte dei dem? Il parlamentare ti guarda sorridendo e va via tacendo. Se poni lo stesso interrogativo a Pina Picierno, vice presidente della commissione europea, la replica e’ secca: “Io mi sono dimessa dal Pd perchè non andavo più d’accordo con la Schlein e il suo seguito”.
Sono in tanti a non fidarsi del prossimo e ad essere molto attenti alle parole. Gli ultras della segretaria sono addirittura convinti che Lorenzo Guerini e Giorgio Gori stiano tramando di nascosto (ma non troppo) per raggiungere un accordo con Forza Italia, almeno con quella parte sempre più spostata al centro. Ufficialmente questa fake news viene smentita, ma se ne parli con qualcuno dei berluscones dissenzienti e apri il discorso sul governo fanno spallucce e tirano dritti.
Ecco, dunque, la confusione che si vive nei palazzi del potere. Amici e nemici si confondono e a volte non sanno davvero quale sia la bugia o la verità. A sinistra, il ritornello non cambia. Elly Schlein è innamorata pazza del campo largo (una sua creatura) e non vuole sentir parlare male dell’alleanza progressista. E’ convinta che “solo uniti si vince” alle prossime politiche”, ma teme che chi dubita potrebbe allontanarsi e far crollare il castello costruito dalla segretaria.
La verità è che molti all’opposizione mugugnano perchè non vedono nulla di nuovo all’orizzonte. Slogan vecchi, superati, ormai anacronistici che non convincono gli assenteisti o gli indecisi. Sarebbe necessaria una svolta, ma tutto diventa difficile perché al dunque qualcuno storce la bocca e si è da capo a dodici. Al contrario, si insiste imboccando le stesse strade di qualche anno fa:il salario minimo, la sanità, la scuola. Certo, problemi sacrosanti che dovrebbero essere rinfrescati, altrimenti la gente non ti segue.
Allora, si va avanti con un tema che ha sempre avuto successo sulla base: la patrimoniale o come qualcuno vorrebbe chiamarla per farla apparire nuova: “contributo di solidarietà”. Oppure, (novità, ma non troppo) si torna a parlare di tassa di successione, cioè di quella imposta che gli eredi dovrebbero pagare allo Stato quando un genitore o un parente stretto è riuscito a racimolare in vita anche un piccolo risparmio.
Ad insistere con tanta caparbietà sono i 5Stelle, in particolare Chiara Appendino la quale è convinta che su questo argomento i pentastellati potrebbero guadagnare molti voti. Abbandonata la vecchia battaglia sul reddito di cittadinanza (che in specie nel Sud ebbe molti proseliti) se ne cerca un’altra, ma al momento non sembra che questa ennesima ricerca di soldi abbia un gran seguito. Dunque, ne vedremo delle belle e gli italiani dovranno avere molta pazienza. Un lavoro importante sarà’ quello dell’informazione. Si sia finalmente super partes raccontando i fatti senza nessuna spinta ideologica. Solo per far capire alla gente che legge i giornali o vede la tv dove vuole andare il Paese. l’obiettivo è sempre quello delle politiche, perchè se la sinistra riuscisse a pareggiare i conti avrebbe molte possibilità di raggiungere un governicchio su cui potrebbe costruire il futuro e, particolare di enorme importanza, di avere dalla sua parte un Capo dello Stato che dovrà succedere a Sergio Mattarella. Insomma, ha inizio lo spettacolo, non ci resta che accomodarci in poltrona e vedere la recita.