Politica

Genova, il ritorno di Van Dyck e le beghe genovesi

E così trenta anni dopo Van Dyck, il grande pittore fiammingo dalla vita esuberante e dall’arte sublime, morto a 42 anni, torna a Genova dove aveva passato sei anni intensissimi, lasciando segni indelebili. Una mostra a Palazzo ducale riporta 60 delle sue opere nella città che nel 1997 ospitò una sua indimenticabile rassegna. Oggi va sotto il titolo di “Van Dyck europeo”, con un taglio molto diverso da quello precedente. L’hanno curata Anna Orlando e Katlijne Van der Stighelen e la sua inaugurazione accende non solo i fari internazionali sulle opere che saranno esposte fino a oltre metà luglio, a un pubblico sicuramente internazionale, ma infiamma anche qualche polemica molto genovese, non all’altezza della mostra e del Palazzo che la ospita, una specie di Beauborg in salsa ligure.

Infatti alla presentazione della mostra non partecipa l’assessore comunale alla Cultura il professor Giacomo Montanari, storico dell’Arte di chiara fama, per evidenti dissapori con la curatrice Orlando, con la quale nella precedente amministrazione genovese del sindaco Marco Bucci aveva diviso ruoli e competenze nel settore culturale, dove la figura assessorile non era contemplata e veniva sostituita da consulenti, advisor, gestori di tavoli dedicati agli esperti del settore..

Poi Montanari aveva fatto un bel salto del fosso, accettando l’incarico nella giunta nascente di Silvia Salis per il centro sinistra. Mentre Anna Orlando, altra grande esperta di Storia dell’arte, curatrice di eventi e di mostre, veniva eletta consigliere comunale di opposizione. Ma alla cerimonia, che aveva un valore molto importante in una città che non ospita una mostra di questa importanza e di queste dimensioni da tempo, non c’era neppure la sempre onnipresente sindaca Silvia Salis, che ha preferito partecipare a un’altra inaugurazione, quello del Festival di musica tecno , che si terrà nella piazza antistante il palazzo Ducale.

Essendo la signora sindaca reduce, tra l’altro, dalla presenza sugli spalti dello stadio dei Marmi di Carrara, dove la sera prima aveva tifato con il suo staff per la Sampdoria, impegnata in un delicato incontro con la squadra di casa, la sequenza calcio-musica tecno e niente Van Dyck ha Suscitato non poche reazioni in un momento nel quale la tensione tra forze politiche è molto alta, infiammata anche dallo scontro tra il presidente della Regione, Marco Bucci e il quotidiano “Il Secolo XIX” .

I consiglieri di opposizione, dei quali fa parte anche la curatrice della mostra, Anna Orlando, hanno attaccato il viaggio a Carrara, chiedendo se c’erano giustificazioni istituzionali in un giorno lavorativo per correre a Carrara, insieme a tutto lo staff, capogabinetto Marco Speciale in testa e addetto alla comunicazione. E ovviamente hanno anche chiesto se il viaggio è avvenuto su un’auto blu del Comune.

A rappresentare la sindaca nella presentazione di Van Dyck c’era la assessora al turismo, Tiziana Beghin, ex europarlamentare cosi come il presidente della Regione Marco Bucci era sostituito dalla sua vice e assessora con delega alla Cultura, Simona Ferro.

Con tutto il rispetto per gli interventi, nei quali ha spiccato quello della presidente della Fondazione Palazzo Ducale, Sara Armella, noto avvocato amministrativista, le assenze, in particolare quelle dell’assessore Montanari, sono state ampiamente sottolineate. Finalmente a Genova c’è una grande mostra e l’assessore competente, infine nominato, dopo anni di assenza nelle ultime giunte comunali, non compare.

Il clima cittadino invece di trarre giovamento da un evento che sicuramente porterà prestigio ed anche vantaggi per il grande richiamo di pubblico, si inasprisce ancora. E poco importa se gli assenti poi saranno presenti al party di inaugurazione, con centinaia di invitati, che nel tardo pomeriggio “bagna”  Van Dyck e la sua arte per un’altra volta esposta a Genova, una città che il grande artista amava e nella quale si era compenetrato.

Sono lontani i tempi nei quali la lunga permanenza del grande pittore coincideva con il maggior momento di potenza genovese, allora una Repubblica fortissima sui mari e nelle Finanze, capace di rifulgere per la sua capacità di prestare ai grandi dell ‘epoca capitali e di inventare ardite operazioni che sarebbero rimaste nel sistema bancario per sempre come il tasso di sconto e la banca stessa. Era quel tempo stato ribattezzato addirittura “El siglo de los genoveses” La mostra riguarda l’attività di Van Dyck in tre grandi città, Anversa, la sua città natale, Genova della sua maturazione artistica e Londra, la capitale che stava incomincio a costruire il suo impero.

Genova reggeva bene in questa triangolazione, che oggi avrebbe un altro significato, ma solo storicamente, perché qui si è mescolato il genio del pittore fiammingo. Oggi Londra è lontana, ancora di più dopo la Brexit ed è ,comunque, la capitale mondiale dello shipping, con un primato che gli scossoni geopolitici possono ben mettere in discussione. Anversa a due passi da Bruxelles vuol dire Europa, come sottolinea il titolo della mostra, ma questa Europa è proprio difficile da costruire e i suoi benefici, che potrebbero essere colti anche da Genova, stentano a realizzarsi proprio per le lentezze della ex Superba. Basta pensare al PNRR e ai grandi finanziamenti che la città ha ricevuto e che solo in parte sono stati messi a frutto.

Quell’Europa di Van Dyck, giovane genio della ritrattitisca, era per Genova un’occasione di scambi che potevano interessare tante attività di quel grande Rinascimento italiano. Oggi possiamo consolarci solo andando ad ammirare le opere esposte al Ducale, voltandoci dall’altra parte davanti alle polemiche che una classe dirigente locale riesce a innescare proprio nel momento sbagliato.

Published by
Franco Manzitti