(Foto Ansa)
Di colpo Genova si scopre una città percorsa dalla violenza. Un senegalese ammazza a bottigliate un senza tetto, un plurilaureato, finito sulla strada, dopo una lite improvvisa. Condividevano qualche affare di droga e la lite scoppiata tra loro nella notte diventa un omicidio molto sanguinoso con particolari spettrali. L’omicidio avviene nella Villetta di Negro, grande giardino pubblico nel cuore della città, dove c’è anche un museo di arte giapponese molto ricercato. Ma dove c’è anche un abbandono totale, malgrado la centralità del giardino a un passo da Piazza Corvetto e la bellezza del luogo, un tempo area di gioco per i bambini e passeggio per la popolazione del quartiere, che è il cuore di Genova.
Compiuto il delitto il senegalese lega mani e piedi della sua vittima e la trascina all’esterno in un’ora della mattina e in una zona aperta e frequentatissima perché siamo in una delle strade che conducono in pieno centro. Una signora che sta scendendo vede la scena e rimane choccata: un cadavere trascinato in mezzo alla strada, probabilmente con l’intenzione di nasconderlo nella zona dove vengono raccolti i rifiuti urbani, tra cassonetti e grandi posteggi di macchine. Il fatto gravissimo, e poi risolto dalla polizia anche se non si è ancora trovato il movente perché il killer è ricoverato in condizioni serie all’ospedale in preda alle conseguenze di una dose eccessiva di droga, ha come incendiato la situazione di una città, che ha sempre convissuto con qualche emergenza di sicurezza, ma senza mai esserne travolta.
Ora, invece, il delitto plateale della Villetta di Negro smaschera una condizione grave, che si era manifestata sopratutto nel centro storico della città e in qualche quartiere più lontano dal centro. L’invasione del traffico delle nuove droghe ha come occupato i famosi caruggi, non solo per il lavoro degli spacciatori, prevalentemente bande di senegalesi, ma perché il traffico ha incominciato a innescare scontri tra bande, regolamenti di conti, risse sanguinose. A questo si sono sommati episodi di violenza tra giovanissimi, anche questi non solo nella città vecchia, ma un po’ in tutti i quartieri.
Così la città sembra in mano a una specie di attacco che ha il suo epicentro nei famosi carruggi di colpo diventati una zona pericolosissima non solo nelle vecchie enclave dello spaccio tradizionale, ma un po’ in tutte le sue aree, che faticosamente stavano cercando di acquistare una nuova agibilità turistica sociale, tra il porto vecchio e i quartieri centrali.
Quasi quotidianamente ci sono regolamenti di conti, vendette, nuovi assalti. L’area interessata è un po’ come una macchia di leopardo nella quale sopratutto al calar del buio lo stato di allarme si generalizza. E cosi un bel pezzo della città diventa veramente off limits. La situazione ha ovviamente fatto scattare una violenta polemica politica, perché proprio mentre la questione sicurezza si incendiava, ha compiuto un anno la giunta comunale di Silvia Salis, insediata nei primi giorni del giugno 2025.
E così, mentre fioccano i bilanci sul governo di questa sindaca molto autoreferenziale, diventata un personaggio nazionale, addirittura nella ipotetica corsa per una leadership del “campo largo”, la prima cittadina si è molto esposta in città, cercando un po’ di rovesciare lo schema di governo dei suoi predecessori, dedicandosi più alla cura della città che alle grandi opere, alle “visioni” della Genova del futuro. Ci si aspettava una politica più dedicata ai temi dell’assistenza, alla presenza nei Municipi rifinanziati, rivisitati e anche un maggiore controllo del territorio. Invece l’allarme della violenza ha messo in difficoltà la nuova giunta, che una opposizione particolarmente accanita ha incominciato a aggredire proprio su questo tema, chiedendo le dimissioni della assessora Anna Maria Viscogliosi, responsabile della sicurezza e accusata di essere assente, di non far nulla contro il dilagare della insicurezza, che oramai tormenta i cittadini e sbocca in episodi come quello dell’omicidio nella Villetta di Negro.
La risposta dura di Salis è stata che, cifre alla mano, i personaggi pericolosi individuati dalla polizia, dopo essere stati arrestati non sono espulsi e rimangono a delinquere sul territorio per colpa di una politica nazionale incapace. In particolare l’assassino del clochard era stato dichiarato indesiderato da quattro anni, ma è rimasto lì fino a uccidere. Inoltre la sindaca ha calcato i toni, rivelando gli spaventosi vuoti negli organici delle Forze dell’Ordine, alle quali sul territorio nazionale mancano 10 mila uomini, che in una città come Genova significano molto.
L’accusa di “avvoltoi”, rivolta in pieno consiglio comunale dalla sindaca all’opposizione, ha scatenato una reazione durissima con l’abbandono dell’aula di tutto il centro destra che ha chiesto scuse ufficiali, che non sono arrivate. Nel frattempo altri episodi di violenza si sono verificati e quindi di tutte le questioni in ballo nell’anniversario numero uno della Salis sindaca quella della violenza e della sicurezza sono emerse ancora di più.
In realtà il problema prescinde dalle amministrazioni di un colore o dell’altro, ma è come un serpente che striscia in molti angoli della città, principalmente nelle sacche del centro storico, dove l’immigrazione trova spazi più facili per insediarsi, per attività lecite, ma sopratutto per quelle illecite. Da decenni oramai larghe fette dei caruggi sono aree di spaccio, dove arrivano le droghe più recenti, come il micidiale Fentanyl, l’oppiaceo 100 volte più potente della morfina e 50 dell’eroina, che dilaga oramai da tempo dopo essere stato preparato e lanciato nelle zone di guerra.
Le saracinesche dei negozi si abbassano con una catena di chiusure allarmante e desertificante e i vicoli diventano aree di spaccio, pericolose per i cittadini. Ma mentre fino a qualche hanno fa il fenomeno si isolava in quell’area, ora dilaga anche in altri quartieri, come Sampierdarena, un tempo considerata la Manchester d’Italia per le sue caratteristiche di zona portual-industriale, oggi invasa anche da insediamenti di etnie di immigrati, in particolare i sudamericani, che sono, grazie sopratutto all’Ecuador, la maggioranza tra gli stranieri. Nascono le bande dei latinos, le rivalità e il coinvolgimento degli altri in piccole guerre di quartiere, sempre più difficili da controllare. E a questo si è aggiunto un uso della violenza giovanile sempre più ricorrente, che sfonda barriere etniche e si sparge come un seme pericoloso, alimentato da una società svuotata di tanti valori e quindi un po’ allo sbando, facilmente travolta da queste folate. E tutto questo forma l’emergenza della sicurezza che incomincia a riguardare ciascuno e investe chi amministra e governa come qualcosa dalle proporzioni inaspettate.