(Foto Ansa)
“Nella misura in cui – grazie all’attivazione della clausola di salvaguardia nazionale – sarà tollerato un sentiero di crescita della spesa netta più ampio in ragione delle sole maggiori spese in difesa e sicurezza, l’aumento nella spesa prospettato non comporterebbe nessuna rinuncia alle spese dedicate alle principali priorità di policy di natura sociale, quali quelle ricordate dagli interroganti”. Lo ha detto il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti rispondendo in question time al Senato ad un’interrogazione del M5s sulle fonti di finanziamento per l’aumento delle spese militari.
“Trattandosi di una flessibilità in deroga, l’attivazione della clausola di salvaguardia non richiederebbe la pubblicazione di un nuovo Piano strutturale di medio termine, ma implicherebbe comunque una richiesta di scostamento dagli obiettivi programmatici al Parlamento, da approvare previo coinvolgimento dello stesso”. “Per quanto riguarda il rafforzamento della capacità di difesa e sicurezza – anche al fine di ottemperare agli impegni presi durante il Summit della Nato tenutosi all’Aja lo scorso giugno – appare cruciale attendere gli esiti della stima del deficit del 2025 che Istat notificherà alla Commissione europea a marzo”, ha aggiunto Giorgetti.
“Nel caso in cui questa dovesse risultare inferiore al 3 per cento, verrebbe attivato il procedimento di uscita dalla procedura per disavanzo eccessivo”, ha spiegato il ministro. “Ciò consentirebbe di confermare gli intenti contenuti nel Documento Programmatico di Finanza Pubblica, ossia l’incremento della spesa per difesa e sicurezza graduale con una incidenza sul Pil che può crescere fino a circa 0,5 punti percentuali entro la fine del triennio coperto dalla legge di bilancio”, ha aggiunto.