Politica

Giorgia Meloni: “Un presidente della Repubblica di destra non è più un tabù. Vannacci? Difficile costruire con chi distrugge”

Giorgia Meloni torna in tv e rivendica la presidenza della Repubblica alla destra. Certo “dipenderà dagli italiani”, ma se la sua maggioranza dovesse fare il bis alle prossime elezioni “si potrebbe superare questo altro grande tabù”, cioè quello di un presidente della Repubblica “non di centrosinistra”.

Un “certo establishment”, dice Meloni rispondendo a Nicola Porro, nel programma “10 minuti” in onda su Rete4, che le chiede se esista, “lo percepisci, diciamo, lo percepisci”. Ma visto che “si pensava che niente potesse cambiare e invece si è dimostrato che le cose potevano cambiare”, come “tante cose sono cambiate in questi anni, non è detto che non possa cambiare anche questo”.

Avere un presidente della Repubblica non di centrosinistra, se il centrodestra dovesse vincere le prossime elezioni “penso che sarebbe un altro modo di dire una cosa banale che io cerco di affermare da tutta la vita con dei sacrifici significativi e cioè che chi non è di sinistra non è figlio di un dio minore, ha gli stessi diritti degli altri e questo” come è valso per la presidenza del Consiglio e “per la capacità di governare, valeva per la possibilità di governare anche più a lungo di come è accaduto per molti di questi governi” e può valere “ottimamente” anche per il Colle, “ma – conclude la premier – dipenderà dagli italiani”.

Sarà la prossima legislatura, se si arriverà a scadenza naturale del mandato, a eleggere il prossimo presidente della Repubblica nel 2029. La Meloni non parla per sé: guarda al Colle per la sua parte politica. A osteggiarla, insiste, sono “quelli che non hanno mai vinto le elezioni” e che vogliono continuare ad andare al governo con i “giochi di palazzo”. Ma la posta in gioco delle prossime elezioni politiche, conferma di fatto la premier rispondendo senza esitazione alla domanda sul Colle, va oltre Palazzo Chigi.

Giorgia Meloni a “10 minuti” di Nicola Porro – Blitz Quotidiano

La legge elettorale

La premessa è quella di rivincere le elezioni ma lei ripete che non è per questo che si sta cercando di cambiare la legge elettorale. La riforma, ribadisce ancora la Meloni a Porro, “non favorisce nessuno, favorisce gli italiani”, avvalorando la sua tesi con la puntualizzazione che “se provi a fare una legge cercando di apparecchiarti la situazione che secondo te può essere meglio per vincere, perdi automaticamente”.

I rapporti con gli Usa: “Non ero inginocchiata, non sono antiamericana oggi”

Nella breve intervista, intervallata da più di una battuta – come quella sulla burocrazia, per affrontarla “servirebbero una decina di legislature”, c’è spazio per le ultime querelle internazionali, dalla pace ritrovata con Emmanuel Macron (“non abbiamo mai litigato, abbiamo un rapporto franco”), alle tensioni con gli Usa, da ultimo per le parole poco “caute” di Mark Rutte sulle basi italiane e la guerra in Iran. Palando degli Usa, la Meloni assicura: “Non ero inginocchiata ieri, non sono antiamericana oggi” e ribadisce che lei rimane dell’idea che “l’Occidente unito” sia “più forte”, e l’Italia a sua volta sia “più forte in un Occidente unito”.

Giorgia Meloni: “Vannacci? Difficile costruire con chi distrugge”

Il ritorno è poi, inevitabilmente, sulle questioni interne e su Roberto Vannacci. Meloni ripete che che non vede “differenze con le altre opposizioni” e sottolinea che la remigrazione, cavallo di battaglia dell’ex generale, “già la facciamo, per me sono i rimpatri volontari assistiti”. La sfumatura, rispetto al “non me ne occupo” di una decina di giorni fa alla conferenza stampa del G7 di Evian, oggi sembra più verso la chiusura a Futuro nazionale. Perché “difficilmente tu puoi costruire qualcosa con qualcuno che palesemente vuole solo distruggere, no?”.

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Lorenzo Briotti