Politica

Giuli: “Bocciatura documentario su Regeni non è una scelta politica”. Mollicone (FdI): “Meritava di essere finanziato”

Respinto per ben due volte dalla commissione “selettivi” del ministero della Cultura, il film su Giulio Regeni potrebbe ora rientrare in corsa per i finanziamenti previsti dal tax credit. A profilare quella che potrebbe essere una possibile exit strategy per il governo, che ora attende le dimissioni dei responsabili del rifiuto, è il ministro della Cultura, Alessandro Giuli, chiamato dal Pd in Parlamento a spiegare le ragioni della stroncatura di “Giulio Regeni – Tutto il male del mondo”, il primo documentario che ricostruisce la sua storia, dando conto della battaglia processuale sul sequestro, le torture e l’omicidio del ricercatore italiano ritrovato ucciso nei pressi del Cairo il 3 febbraio del 2016.

In Aula alla Camera il ministro si smarca dalle accuse di aver “censurato” la pellicola, premiata con il Nastro d’argento per la legalità, tanto più alla luce della promozione di altri progetti, alcuni oggettivamente meno meritevoli dell’attenzione del pubblico.

Giuli: “La bocciatura del docufilm su Regeni non è stata una scelta politica”

“Non condivido né sul piano ideale né su quello morale” la scelta della Commissione “ma non è frutto di scelta politica: il Ministero non può intervenire senza violare il principio di terzietà” mette in chiaro Giuli che si mostra indignato: “Attribuire al Ministero una volontà di censura è una rappresentazione priva di fondamento: il tragico caso di Giulio Regeni ha una rilevanza politica, sociale e culturale che prescinde da qualsiasi prodotto audiovisivo lo riguardi”.

Detto questo il Collegio Romano intende ora mettere un punto alla vicenda, sollecita le dimissioni dei responsabili della bocciatura del film e promette di voler mettere mano alle regole per il funzionamento delle Commissioni. Nella prossima riunione con le associazioni del comparto cine-audiovisivo, promette la sottosegretaria leghista Lucia Borgonzoni, “come primo punto all’ordine del giorno verrà condivisa una proposta di revisione complessiva del sistema delle commissioni, idea già concordata con il Ministro Giuli. Nel frattempo, alla luce di quanto accaduto negli ultimi giorni, ci aspettiamo le dovute dimissioni degli esperti responsabili di tali valutazioni”.

Giuli, per fermare le polemiche, prova a rigettare la palla in campo: il ministro sembra trovare sospetto il fatto che, nonostante una prima bocciatura della Commissione del film su Regeni nel 2024, “non risultano essersi sviluppate polemiche pubbliche di analoga portata” mentre “il caso è stato trasformato in terreno di scontro politico-mediatico soltanto dopo il secondo esito negativo”. Ma tant’è: ora “è stata presentata, a fine dicembre 2025, anche una domanda di tax credit, tuttora in fase di istruttoria”. Si vedrà se l’opera otterrà dei contributi da questo strumento, su cui pesa tuttavia il drastico taglio dei fondi a disposizione.

A dispetto dei finanziamenti statali, intanto, il docufilm verrà comunque riproposto al pubblico: torna infatti nei cinema di tutta Italia in più di 60 le sale, anche grazie al sostegno di Circuito Cinema. È questa la reazione dei produttori, Ganesh Produzioni e Fandango, “alla decisione del ministero della Cultura di escludere l’opera dai finanziamenti”. L’opera è già uscita come evento il 2, 3 e 4 febbraio scorso, dopo l’anteprima a Fiumicello, in occasione dei dieci anni dalla uccisione del ricercatore italiano. Non solo. Fra aprile e maggio il documentario sarà proiettato in 76 università. E il 5 maggio il documentario verrà presentato al Parlamento Europeo.

il presidente della commissione Cultura della Camera Federico Mollicone (foto Ansa) – Blitz Quotidiano

Mollicone: “Il documentario meritava di essere finanziato”

“Retroscena falsi e diffamatori”. Della vicenda del documentario su Giulio Regeni parla anche il presidente della commissione Cultura della Camera Federico Mollicone, responsabile Cultura e Innovazione di Fdi.  “Il documentario – sottolinea Mollicone in una nota – meritava di essere finanziato per il tema. Sono fra quelli che pensa che dovremmo andare fino in fondo per ottenere la verità. Come ho già spiegato, non sapevo dell’esistenza di un documentario su Giulio Regeni. L’ho appreso solo dai giornali dopo le polemiche di Procacci. Penso che su Regeni si debba andare fino in fondo: figurarsi se non avessi ritenuto meritevole di un finanziamento un documentario su un caso che ha ricordato un italiano torturato all’estero. Offro la mia disponibilità per organizzare – analogamente a come fatto con tanti altri film come, fra gli altri, ‘Eredi della Shoah’, ‘Operazione Batiscafo Trieste’, ‘L’uomo dal Fiore in Bocca’, ‘Remember this’, o con le proiezioni di docufilm su Capucci, su Vittoria Ottolenghi e sulla strage di Fiumicino, che non sono certo pericolosi epigoni della destra ma all’insegna del pluralismo più aperto e più stimolante – un confronto con i genitori di Regeni e la proiezione, come fatto al Senato”.

“Ribadisco che il Parlamento non si occupa di commissioni ministeriali. Ricordo – continua il presidente della commissione Cultura della Camera – che le commissioni nominate da Franceschini bocciarono ‘C’è ancora domani’ di Cortellesi, non potendo sapere che sarebbe diventato un fenomeno nazionale, così come un film, ‘Il Nibbio’, dedicato a Nicola Calipari. Politicizzare la questione non fa che avvelenare il clima sul cinema sul quale stiamo facendo una legge di riforma che delega il governo al riordino delle norme su cinema e audiovisivo, senza bloccare il tax credit”.

“Ricordo, inoltre, che questo sistema di commissioni, nominate e formate da esperti, sono una costruzione procedurale nata dalla legge 220/2016, quindi sotto il governo Franceschini. Le commissioni sono indipendenti – conclude Mollicone – e certamente la commissione Cultura non sa quali saranno le scelte. È tutto nei verbali della commissione. Nella legge delega chiederò, con un emendamento, anche di riformare i criteri dei contributi selettivi. Continuo a leggere ricostruzioni fantasiose, addirittura col mio nome nel titolo. Ho già dato mandato ai miei legali per valutare eventuali intenti diffamatori”.

Published by
Lorenzo Briotti