(Foto Ansa)
“Alcuni film hanno ottenuto finanziamenti pubblici immeritati sia su base automatica sia su base selettiva. Altri, pur meritandoli, non li hanno avuti. Valga su tutti l’inaccettabile caduta sul docufilm “Tutto il male del mondo” dedicato a Giulio Regeni, alla cui memoria vanno il mio pensiero accorato e la promessa, in parte già mantenuta, di mettere ordine e un sovrappiù di coscienza morale laddove hanno prevalso invece l’opacità o l’imperizia. Mai più!”. Lo ha detto il ministro della Cultura Alessandro Giuli all’incontro al Quirinale del presidente Mattarella con candidati e premiati ai David di Donatello.
“Dobbiamo avere il coraggio di fare un discorso di verità. Un settore forte, maturo, non ha paura della trasparenza e di regole chiare e condivise. Un settore che chiede fiducia ai contribuenti è il primo a dover pretendere che ogni euro pubblico sia utilizzato bene. Negli ultimi anni abbiamo assistito a paradossi, incomprensioni e, ammettiamolo, a errori dei quali sono io il primo a dolermi”, ha aggiunto Giuli.
“Il sistema va reso più giusto, evitando che paure e allarmi si trasformino in conflitti ideologici infecondi e nocivi. Il ministero non vuole condizionare né a monte né a valle le decisioni dei competenti. Sicché, insieme alle associazioni di categoria, stiamo lavorando per rafforzare la terzietà di giudizio, la trasparenza dei criteri e la responsabilità delle scelte – ha detto ancora -. Più qualità, meno spazio all’ombra della politicizzazione. Inoltre: possiamo fingere che non vi siano stati abusi anche in un sistema importante come quello del tax credit? Distorsioni e illeciti che hanno prodotto squilibri tra richieste e risorse, quantificabili in oltre un miliardo di euro. Come ministro da nemmeno due anni, ho ereditato un sistema labirintico che evidenzia la necessità di una riforma protesa a difendere chi lavora seriamente e legalmente. Abbiamo introdotto verifiche e controlli più rigorosi sulla realizzazione delle opere, intensificato la collaborazione con la Guardia di Finanza. Ma allo stesso tempo voglio ribadire che il cinema italiano è grande quando è anche scomodo, quando critica debitamente il potere (qualsiasi potere) affinché non si faccia dominio”.