Politica

Giustizia e politica, lo scontro non si placa: il caso di Torino riaccende le tensioni tra i poteri dello Stato

Nemmeno l’ultimo referendum sulla giustizia (stravinto dai “no”, quindi dalla sinistra) ha placato gli animi e attutito i dissapori che esistono – sono ben chiari – tra magistratura e politica. I dissidi sono evidenti, inutile girarci intorno e cercare scuse. La realtà la possiamo toccare con mano senza avere dubbi a proposito. E’ un male che non dovrebbe esserci in un Paese democratico. Parliamo di due poteri dello Stato che dovrebbero avere un traguardo comune. Invece, sempre più spesso, succede il contrario. Tutti i giornali e i tg mettono in luce questi contrasti con titoli e servizi che dominano le prime pagine. Chi legge o vede la tv rimane sconcertato, non comprende le ragioni di queste diverse posizioni. Rimane di stucco e continua a pensare che è solo il potere a vincere e a travolgere la più logica delle decisioni.

Il caso Torino e la decisione del Gip

L’ultimo episodio che ha fatto nuovamente divampare l’incendio è successo a Torino. lo avrete saputo o letto. Un bengalese di 43 anni anni si è avvicinato ad una ragazzina di tredici che era andata a comprare la colazione per i fratelli stuprandola, nascosto tra gli scaffali di un supermercato. Per fortuna, è stato identificato ed arrestato finendo giustamente dietro le sbarre. Lì è rimasto meno di 48 ore perchè dopo essere stato interrogato dal Gip è tornato in libertà. “Si è pentito ed ha collaborato con chi gli poneva alcuni interrogativi che aiutavano le indagini”, si è affrettato a dire il giudice. Che cosa abbia spinto il magistrato a prendere questa decisione non si riesce a comprendere perchè, magari, tornato in libertà, l’uomo potrà ripetere le sue gesta ed un’altra vittima dovrà sottostare al suo volere.

Nordio manda gli ispettori, l’Anm accusa il governo

Una volta divulgata la notizia il ministro Carlo Nordio non ha perso un attimo: ha chiesto una verifica e subito ha mandato gli ispettori a Torino. Poteva rimanere zitto dinanzi ad un provvedimento del genere? Era necessario chiarire fino ai minimi termini quel che era successo. Immediatamente è intervenuta l’associazione nazionale magistrati (a cui piace il colore rosso) sostenendo che questa è una nuova ingerenza del potere politico nei confronti della giustizia. Francamente, dinanzi ad una iniziativa del genere, è difficile capire le ragioni dell’ ANM. Ma come? Si prende sul fatto (o quasi) un individuo del genere e lo si rimanda a casa perchè si è comportato bene con il Gip? La stampa insorge (meno quella troppo colorata) e pone un altro interrogativo: adesso quali provvedimenti si prenderanno contro quel giudice? Forse il caso sarà sottoposto al giudizio del CSM che difficilmente (se non mai) punisce in maniera adeguata il “colpevole”. Tutt’al più lo potrà trasferire aumentandolo di grado.

Lo scontro politico e il futuro del governo

Ecco il motivo per il quale i due poteri dello Stato riprendono a litigare. Invece che bacchettare il Gip, responsabile di una decisione rispettabile, ma inconcepibile, se la prende con Nordio e quindi con il governo, per essersi intromesso in affari che non gli competono. Altre volte la stessa Giorgia Meloni si era lamentata perchè la gente chiede giustamente maggiore sicurezza, però certi giudici mandano in frantumi l’operato delle forze dell’ordine. Esplode un esponente dei Fratelli d’Italia: “Allora, Garlasco non ha insegnato nulla. Come dovrebbe reagire un povero cristo che è stato 14 anni in galera senza aver compiuto nulla, cioè di essere stato l’omicida della sua fidanzata?”. Si deve aggiungere che molti pubblici ministeri non hanno condiviso il lavoro del Gip. Forse non appartenevano all’ANM che spesso è trascinata dall’ideologia quando reagisce nel modo in cui lo ha fatto dopo l’invio degli ispettori a Torino.

Il 4 settembre è il giorno in cui il governo guidato dalla prima premier donna festeggia il record di durata dell’esecutivo. “Quattro anni di fallimenti”, tuona l’opposizione.”Alle politiche del 2027 sarà un necessario il cambio della guardia a Palazzo Chigi”, ripete più volte (quasi un ritornello) la segretaria del Pd. La destra risponde: “Dia un’occhiata ai risultati, la Schlein si accorgerà di quante bugie dice”. La speranza è che alle elezioni del prossimo anno non vinca l’unico che non dovrebbe vincere: l’astensionismo.

Published by
Bruno Tucci