(Foto Ansa)
Secondo il segretario di Stato Marco Rubio, Donald Trump vorrebbe acquistare la Groenlandia. Almeno così racconta il Wall Street Journal. Durante un briefing riservato di alti funzionari dell’amministrazione alla leadership del Congresso — dedicato all’operazione per catturare il presidente venezuelano Nicolás Maduro e ai piani degli Stati Uniti per il futuro del Paese — Rubio lo avrebbe detto senza giri di parole.
Del resto, gli Stati Uniti comprarono anche l’Alaska dalla Russia. Sempre meglio acquistare che combattere o aprire una nuova guerra. C’è ancora chi si stupisce, ma purtroppo, per quanto ne sappiamo, l’uomo è in guerra da sempre: per le donne, per le caverne, per i mammut, per un pezzo di terra, per una provincia, un feudo, un regno, un impero, uno Stato democratico, per il petrolio. Insomma, niente di nuovo sul fronte occidentale, e neppure su quello orientale. Gli imperi si contendono da sempre territori e sfere di influenza, a volte con la guerra, a volte con accordi. Vedremo come finirà questa volta.
Noi, invece di continuare a far finta di essere indipendenti, forse dovremmo ammetterlo finalmente: no, non lo siamo. Per chi l’avesse dimenticato, la Seconda guerra mondiale l’abbiamo persa — e di molto. Sul nostro territorio sorgono basi americane e, dal dopoguerra, la nostra politica è sempre stata fortemente influenzata dagli Stati Uniti. Sarà un caso che per decenni al potere ci sia stato un partito fedele a Washington? Ma guarda un po’, che coincidenza.
Strano popolo, quello italico. Si indigna a difesa del popolo groenlandese, mentre è da decenni sotto la protezione — se vogliamo chiamarla così, per darci un tono importante — degli Stati Uniti. D’altronde a noi della cosa pubblica non ci è fregato e non ci frega più o meno nulla.
L’Europa indipendente d’altronde non la vogliamo. Noi vogliamo l’Italia: che sia chiaro, ben sottomessa all’impero di turno e tranquilla nella sua vecchiaia e povertà. Almeno così, dal divano, possiamo indignarci per bene in difesa dei groenlandesi.