Golfo sull’orlo del caos: tregua fragile, mercati in bilico e tensioni (foto ANSA) - Blitz quotidiano
Sì, no, forse, chissà, probabilmente, non corriamo, ottimisti, pessimisti, presto la tregua, invece no, siamo ancora lontani. Così si vive nel Golfo, dove lo Stretto di Hormuz la fa ancora da padrone. È un continuo susseguirsi di notizie che non portano a nulla se non al dubbio che la guerra si allontana anche se si parla di una possibile tregua e di una conseguente pace. Trump interrompe il “project freedom”, adesso si può passare per lo Stretto, ma quanto durerà questa insperata felicità?
Il tycoon vuole far tacere le armi, le bombe non pioveranno più dal cielo, si offre a Teheran un piano in 14 punti che dovrebbe riportare la tranquillità in tutto il Medio Oriente. I pasdaran rispondono ancora no, anche se Trump è convinto che tutto tornerà alla normalità prima del suo viaggio in Cina previsto per il 14 e 15 maggio.Si definiscono prove d’intesa, ma solo Dio sa se avranno un futuro. Nessuno lo può prevedere perchè le parole del presidente americano sono altalenanti. Un giorno confermano, un altro smentiscono. Tutto questo mentre il mondo continua a vivere nella difficoltà e nell’incertezza.
Uno spiraglio di fede lo si può avere se si guarda al mercato. Il prezzo del petrolio è sensibilmente diminuito, come quello del gas. Lo spread è in discesa: vuol dire che la borsa è favorevole e si fida della situazione internazionale. Ma è tutto da verificare e purtroppo l’incognita è dietro l’angolo e non si può essere fiduciosi se un giorno Trump afferma una cosa che dura lo spazio di un mattino. Ventiquattro ore dopo si ricomincia da capo perchè ogni cosa è tornata al suo posto, cioè allo status quo ante.
Come si può essere ottimisti se la situazione varia dalla sera al mattino? Tutto nel segno della improvvisazione o della leggerezza di chi guida il carro di questo intricato periodo. Si sorride il mattino, segno che la tregua è vicina; si piange la sera perchè si è tornati al via come nel Monopoli. Ma qui non si tratta di comprare alberghi o case finte, è in gioco il futuro di una vasta area e di tanti paesi che vivono sotto il terrore di un conflitto che non si sa quali conseguenze potrà avere. La proposta degli Stati Uniti in quattordici punti prevede uno stop delle armi per trenta giorni, periodo nel quale i negoziati continueranno. E poi? L’interrogativo, per il momento, non ha una risposta: ecco il motivo per cui nessuno può dormire sonni tranquilli.
Il Papa è sempre a favore della pace: la invoca tutti i giorni, non c’è un momento in cui non ne parla con tanta forza basandosi sulla verità predicata dal Vangelo. Questo è un aspetto che infastidisce non poco Trump perchè i cattolici nel suo Paese sono milioni e se la situazione non cambierà potrebbero votargli contro nelle elezioni di mezzo termine. È anche vero che il capo della Santa Sede è un americano che avrà una folta schiera di devoti che sono pronti a voltare le spalle a Trump se non la smetterà un giorno si e l’altro pure di inveire contro il Pontefice. Se non la finisce di essere così freddo e caustico verso il Santo Padre potrebbe pagarne lo scotto a fine novembre quando il suo popolo dovrà decidere se avrà governato bene o male.
Mentre milioni di persone sono preoccupate per una guerra che vorrebbe significare morte e distruzione in maniera assai più devastante, in Italia ci si preoccupa di ben altre faccende di cui i Palazzi dovrebbero vergognarsi. A Venezia è stata inaugurata la Biennale all’insegna di una profonda divisione fra due personaggi che appartengono alla stessa fazione politica. L’uno, Pierangelo Buttafuoco, vorrebbe che la rassegna fosse aperta a tutti, anche agli artisti russi perchè la cultura non dovrebbe avere colorazioni politiche.
L’altro, il ministro Alessandro Giuli, la pensa diversamente e ritiene che l’Italia non debba ospitare rappresentazioni ufficiali di un governo aggressore. Sono giorni che la polemica va avanti e aumenta di tono, pur essendo i due fautori del centro destra. In breve: si è generato un papocchio che poteva essere evitato prima dell’inaugurazione. Con una sinistra che nel caso ha intinto il pane come nelle colazioni che si rispettano.
Il secondo caso riguarda la Flotilla, quel gruppo di navi che avrebbe dovuto raggiungere Gaza per portare a quella popolazione gli aiuti che meritano. Fin dall’inizio si sapeva che l’operazione sarebbe fallita come la precedente. Comunque si è andati avanti finchè i soldati israeliani non sono intervenuti mettendo fine ad un viaggio che non aveva nessuna possibilità di riuscire. D’altronde, gli aiuti umanitari sarebbero potuti arrivare in altre maniere senza tanto chiasso. Allora, perchè si è partiti? Chi li ha trovati i soldi per una spedizione così costosa? Interrogativi che non hanno per ora una risposta plausibile.