Politica

Il grande bluff del pareggio: la politica senza visione verso il 2027

Manca più di un anno, ma già si fanno le prove per capire chi potrebbe vincere le elezioni politiche nel 2027. È solo una smania di predire il futuro  o che cos’altro? La verità è che c’è poca carne al fuoco ed allora si tenta in tutti i modi di ravvivare questo periodo “moscio” con previsioni che possono solleticare chi legge. Qual è la parola chiave che serpeggia attualmente nelle aule dei Palazzi? Il pareggio, quello che in gergo sportivo si indica con la X. In parole semplici, non ci saranno né vinti, né vincitori ed allora saranno gli intrighi delle segreterie a dominare la scena.

Il clima pre-elettorale e la “smania” di previsioni

Gli ultimi sondaggi, quelli più credibili, sostengono che ci sarà il minimo scarto fra destra e sinistra. Un nonnulla che impedirebbe una scelta chiara e quindi l’impossibilità di formare un governo. Allora che cosa si farà? Nasceranno nuove coalizioni, si tenterà di sottrarre voti a chi è contro, una guerra che non avrà nulla di politico, ma solo intrighi e sotterfugi che l’opinione pubblica respingerà fino a disertare le urne. Un pareggio, dunque. Chi gioirà e chi riterrà di avere le carte in regola per guidare il Paese? Se dovessimo dar retta alla situazione attuale si dovrebbe scrivere che a esultare dovrebbe essere la minoranza, cioè il campo largo se esisterà ancora. Una vittoria che premierebbe Elly Schlein e Giuseppe Conte.

Ed è proprio a questo punto che si presenterebbero le prime crepe: chi siederà tra i due a Palazzo Chigi? La segretaria del Pd non ha dubbi: “Siamo noi il partito di maggioranza” (nell’opposizione), quindi nessun rimescolamento di carte. Sembra facile, ma non lo è affatto perchè il leader dei 5Stelle ritiene che dovrà essere lui a suonare la carica. Ha maggiore esperienza e su quella poltrona si  è seduto due volte con alleanze diverse.

Il braccio di ferro potrebbe costare caro ad entrambi, si affaccia l’ipotesi di un terzo incomodo che ha un nome e un cognome. Si chiama Silvia Salis, per ora fa il sindaco a Genova, ma è un’arrivista (lo dicono in molti) che vuole scalare in fretta il potere fino a giungere alla presidenza del consiglio. E’ giovane, è bella, è una donna (contro la Meloni) riformista si, ma fino ad un certo punto. Rivoluzionaria d’accordo, però non come la Schlein. Una radical chic, insomma, che piace tanto a quei signori attratti dalla sinistra, ma anche dal proprio conto in banca.

Il rischio pareggio e l’ingovernabilità

Un pareggio (un quarantotto per cento all’uno e all’altro dei contendenti) che farebbe dire all’attuale opposizione: “In quattro anni il Paese non ha fatto un passo avanti, delle riforme promesse non se parla più, gli italiani sono diventati più poveri tanto è vero che sono centinaia di migliaia le famiglie che non sanno come mettere insieme il pranzo con la cena. A destra si risponde con i numeri: la disoccupazione è diminuita, i contratti a tempo indeterminato sono notevolmente aumentati, l’economia ha tenuto pur in presenza di due guerre, abbiamo intascato la nota rata del Pnrr (quasi tredici miliardi), ciò significa che l’Europa stima un Paese come il nostro che ha da anni un governo stabile di cui nel resto del vecchio continente si parla assai bene.

Se è questa la situazione perchè i sondaggi parlano di pareggio? Si fa riferimento soprattutto al referendum sulla giustizia nel quale la destra ha preso una scoppola non indifferente. I giovani son tornati alle urne, così una gran parte degli assenteisti di un tempo: si è verificata una giravolta per cui si pensa  che alle politiche del 2027 vincerà il pareggio.

Le tensioni nel campo progressista

Ad alcune vecchie volpi della politica tremeranno i polsi, ma non troppo perché questo vorrà dire che il voto popolare non sarà determinante e che tutto si giocherà nelle segreterie dei partiti. Tornano di moda parole come il caminetto intorno al quale si sedeva la squadra per andare avanti, gli inciuci e le congreghe si sprecheranno: tutto dinanzi al popolo dei votanti che non avrà quel peso determinante che dovrebbe avere. Governo tecnico quindi? Sì, proprio lui con un “esperto” a Palazzo Chigi che si fingerà progressista o conservatore a seconda dei casi. Non sarà vero perché il puparo sarà sempre quel partito che lo ha portato a Palazzo Chigi.

Quanto guiderà questa soluzione? Le precedenti esperienze ci confermano poco: un’alternanza che non gioverà al Paese perchè non ci sarà quella continuità che dovrebbe dare i risultati sperati. In fondo a questo tunnel si affaccia il problema importantissimo della successione a Sergio Mattarella: la sinistra non vorrebbe perdere i numeri che ha sempre avuto quando si è trattato di eleggere il Capo dello Stato; la destra spera che le carte cambino in modo che sul Colle arriverà un uomo vicino ai conservatori.

Il grande pericolo della guerra in Medio Oriente dove è fiinito? Se ne scrive sempre meno: titoli in prima pagina, ma senza il terrore delle settimane scorse. Si parla di una tregua che dovrebbe scattare il 9 maggio, però nessuno si fida più delle altalene di Trump e delle finte parole di Teheran. Un successo però non si deve dimenticare: il caso di Nicole Minetti (con la grazia concessa dal presidente della repubblica) si è sgonfiato: questo vuol dire che gli italiani hanno altri problemi, ben più gravi perchè ogni mattina a fare la spesa vanno loro al mercato e i soldi guadagnati non bastano più.

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Bruno Tucci