Grazia a Nicole Minetti, perché il Quirinale ha scritto a Nordio. La vicenda del bambino conteso in Uruguay (foto Ansa) - Blitz Quotidiano
Esplode il “caso Minetti”. Con un’inusuale lettera indirizzata al ministero della Giustizia, il Quirinale ha chiesto chiarimenti al ministro Carlo Nordio su “supposte falsità” nell’istruttoria che ha portato alla firma del presidente Mattarella al provvedimento di clemenza.
La grazia a Nicole Minetti, famosa per la vicenda di “Ruby rubacuori” spacciata come nipote del presidente egiziano Mubarak, condannata a 2 anni e dieci mesi per favoreggiamento della prostituzione e a un anno e un mese per peculato nella cosiddetta Rimborsopoli lombarda, ha di fatto cancellato le condanne che Minetti avrebbe dovuto scontare ai servizi sociali.
La bolla è scoppiata dopo un’inchiesta del Fatto Quotidiano che ha snocciolato una serie di elementi non lusinghieri sulla vita attuale di Minetti, avanzando dubbi sulla regolarità dell’adozione di un minore con gravi problemi di salute. Aspetto, quest’ultimo, che sarebbe stato determinante nel via libera alla grazia. In sostanza, secondo il quotidiano, Minetti avrebbe dichiarato il falso nella richiesta di Grazia. La replica dell’ex igenista mentale di Berlusconi arriva dopo qualche ora ed è decisa: “Le informazioni diffuse sono prive di fondamento e gravemente lesive della mia reputazione personale e familiare”, ha fatto sapere annunciando iniziative legali.
Mattarella non ha sentito direttamente Nordio. Dal Colle è partita però una lettera indirizzata al ministro, con cui si vuole che sia fugato ogni dubbio con la massima celerità. Dai toni del comunicato emerge l’irritazione del capo dello Stato anche se al Quirinale si spiega che non si tratta di una presa di posizione pro o contro avendo come metro di valutazione solo le circa 50 cartelle dell’istruttoria costruita dalla procura di Milano in cui si indicava come Minetti avesse cambiato radicalmente vita. Fonti del Quirinale hanno infatti sottolineato come il presidente della Repubblica “non disponga di autonomi strumenti di indagine per accertare i fatti che vengono prospettati e fonda la propria decisione sui documenti che gli vengono sottoposti nonché sulle valutazioni formulate a tal proposito dall’autorità giudiziaria e dal Ministro della giustizia”.
Nordio ha garantito una prima risposta in 24 ore, arrivata in maniera criptica già in parte nella serata di ieri: “In relazione alla procedura di grazia che ha interessato la signora Nicole Minetti, il ministero della Giustizia dà notizia che nessuno degli elementi negativi presentati in recenti articoli di stampa consta agli atti della procedura”. In sostanza, sembra di capire, ciò che è arrivato a via Arenula dalla Procura non conteneva niente delle cose “negative” scritte dal Fatto Quotidiano.
Non si tratta di una smentita al quotidiano. Che le verifiche siano partite e che dovranno essere scrupolose lo si evince anche da una nota della Procura di Milano che si è subito attivata: “Abbiamo avanzato la richiesta, come Procura generale, e siamo in attesa del ministero della Giustizia, di ricevere l’autorizzazione a svolgere ulteriori accertamenti sulla base di quanto sta emergendo”, ha fatto sapere il sostituto procuratore della Corte d’Appello di Milano, Gaetano Brusa.
L’autorizzazione è arrivata nella serata di ieri. Non sarà facile e, probabilmente, non veloce ottenere risposte visto che la procura attende, sempre dal ministero, il via libera ad indagare all’estero, più precisamente in Uruguay dove la Minetti vive una parte dell’anno.
Proprio in Uruguay Nicole Minetti ha adottato un bambino che soffre di una grave patologia che richiedono cure costose. Questa adozione ha favorito la Grazia per “gravi condizioni di salute di uno stretto familiare”. Il bambino adottato non è però orfano e non è stato abbandonato dai genitori naturali e, stando agli atti del Tribunale di Maldonado in Uruguay consultati dal Fatto, risulterebbe che Minetti ha fatto causa alla mamma e al papà biologici del bambino per togliere loro la potestà. Tanto da rendere il piccolo a tutti gli effetti un figlio conteso fino alla definitiva assegnazione alla nuova madre nel febbraio 2023.
Nelle carte si dice che la Minetti abbia cambiato vita dopo aver conosciuto in Giuseppe Cipriani junior, imprenditore che proviene da una famiglia famosa nel mondo per l’Happy’s bar. Citato più volte negli Epstein files, anche Cipriani è finito nel mirino del Fatto. La loro frequentazione risalirebbe al 2012 e, come scrive il Corriere, si sarebbe consolidata con la partecipazione di Minetti alle “feste” tenute in Uruguay nella tenuta di Punta del Este in un contesto e con ruolo assai simile a quello per lei già emerso dall’inchiesta giudiziaria Ruby Ter.
Il mondo della politica assiste più o meno silenziosamente a questo caso davvero particolare anche se l’opposizione ne approfitta per sparare contro un ministro, Carlo Nordio, già indebolito dalla sconfitta referendaria e dalle dimissioni forzate della sua capo gabinetto Giusi Bartolozzi. “Cosa sta aspettando Giorgia Meloni a far fare un passo indietro al ministro Carlo Nordio? Non c’è più tempo da perdere: la sua permanenza al Ministero della Giustizia si sta rivelando estremamente dannosa e il dicastero appare privo di guida e controllo”, attacca il Pd con la responsabile Giustizia del Pd, Debora Serracchiani. Nordio ha replicato: “Prima di chiedere le mie dimissioni l’onorevole Serracchiani avrebbe dovuto rileggere, visto che è laureata in giurisprudenza, l’art 681 del codice di procedura penale, sui provvedimenti relativi alla grazia”.