Politica

Grillo torna in campo contro Conte: la sfida ai 5 Stelle e il futuro del centrosinistra

“E quindi uscimmo a riveder le stelle”? Quante saranno in futuro? Le cinque ormai collaudate dall’ex pupillo di Beppe o lo zero lanciato dal comico genovese? Il “vaffa man” non demorde, non gli va giù che sia stato messo alla porta proprio da colui il quale, da semplice avvocato, scalò velocemente i gradini della politica per andare a sedersi sulla più importante poltrona di Palazzo Chigi. Ora, Grillo ha intenzione di tornare a Roma proprio nel pieno della campagna elettorale. Non scherza l’ex comico: con questa sua iniziativa (che non vorrà chiamare movimento) vuol presentarsi alle politiche del prossimo anno e raggiungere quel tre per cento di preferenze che gli permetteranno di entrare dalla porta principale in uno dei Palazzi romani. Qualcuno lo ha già definito il “Vannacci” del centro sinistra. Che cosa significa? Vuol dire che ha un unico obiettivo: quello di rompere le scatole all’attuale padrino dei 5Stelle e magari impedirgli di essere il candidato premier capace di insidiare Giorgia Meloni e la sua possibilità di vincere ancora alle elezioni.

La data della vendetta e il nodo Ucraina

E’ stata fissata pure la data della vendetta: il 21 settembre quando Grillo si presenterà con un podcast agli “italiani” (eccessivo il termine?) per illustrare il suo futuro. Non è un giorno nato per caso: avviene alla vigilia della presentazione del programma dei pentastellati che il leader illustrerà ai suoi simpatizzanti e, se possibile, elettori. Parlerà di quali traguardi vorrà raggiungere con il suo Movimento. Uno fra tutti: non inviare più armi all’Ucraina. In primo luogo perchè con quei miliardi si potrebbero sanare i mali di cui soffre il nostro Paese: la scuola, la sanità, l’inflazione, il carrello della spesa, la sicurezza, la benzina, il problema dei migranti irregolari. Insomma, con quella cifra magari unita a quei tanti euro che si dovrebbero spendere per il ponte sullo Stretto di Messina, l’Italia potrebbe respirare aria nuova e guardare al futuro con un certo ottimismo. Proprio l’esatto contrario di quel che pensa Elly Schlein che della difesa a Zelensky se ne fa un vanto. Come potrà andare avanti il campo largo se queste sono le premesse?

Il 3 per cento e la sfida ai 5 Stelle

Tornando a Grillo, non si può nascondere che il suo proposito non ha molte possibilità di sfondare. Il tre per cento che dovrebbe raggiungere per entrare in Parlamento non è un dato di poco conto. Il “vaffa men” spera nei nostalgici della prima ora, quelli che volevano aprire Montecitorio e Palazzo Madama come una scatoletta di tonno. Quelli che uscirono dal balcone della Camera gridando che avevano vinto, promettendo un cambiamento radicale della situazione. Non è andata bene dopo un primo exploit che lasciò attoniti gli abitanti del Palazzo. Però, dopo un inaspettato grande successo, i 5Stelle furono ridimensionati, ma ebbero la fortuna di trovare un avvocato del popolo che imparò in un baleno i segreti della politica, facendo tornare in auge i pentastellati completamente rinnovati, vestiti in giacca e cravatta come si addice a chi frequenta quei posti.

Schlein, il Pd e la chiusura dell’Unità

La stessa idea dei fedelissimi del Pd che alla festa dell’Unità tenutasi giorni fa a Reggio Emilia, hanno tuonato con slogan diversi. A cominciare dal nome della segretaria. Troppo straniero, forse troppo chic per un partito che dovrebbe essere più presente al ceto popolare. Così, alla fine del suo discorso che non ha detto nulla di nuovo, gli scalmanati più agguerriti hanno applaudito a lungo, ripetendo come un mantra non il nome di Elly, ma quello di Elena (che ricorda i Greci, il cavallo di Troia, gli inganni, la pazienza e l’intelligenza di Ulisse). Sarà sufficiente questa novità a imprimere lo scossone tanto atteso che potrebbe mettere all’angolo l’alleanza della destra? Solo il futuro potrà dare una risposta all’interrogativo di quanti credono nella segretaria e la vogliono a tutti i costi a Palazzo Chigi.

Fra un dibattito sulla intelligenza artificiale che un giorno potrebbe mettere all’angolo l’uomo (come ha sostenuto Sergio Mattarella) e il ritorno a scuola dei ragazzi di Crans Montana ancora increduli di essersi salvati, ecco una notizia che dovrebbe far riflettere chi fa informazione. Da qualche giorno ha chiuso i battenti l’Unità, il quotidiano fondato da Antonio Gramsci. Il Pd a cui l’editore si era rivolto perchè i conti non tornavano più, il partito delle classi povere ha risposto con un no secco. Alla nostra generazione, figlia del cartaceo, è venuto da piangere. Se ne va una testata storica, mentre i social continuano ad aumentare e ad essere la “lettura” dei più. Mamma mia che amarezza tremenda!

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Bruno Tucci