Guerra e pace nel conflitto Russia-Ucraina, è tregua a Zaporizhzhia ma continua l’assalto dei droni. Negoziati in stallo (foto Ansa) - Blitz Quotidiano
La guerra Ucraina Russia è entrata in una fase a dir poco cruciale ma anche di difficile interpretazione. Si susseguono in questi ultimi giorni episodi che alternano spiragli di speranza a nuove minacce belliche. Dalle 7 di venerdì è stato introdotto un cessate il fuoco nell’area della centrale nucleare ucraina di Zaporizhzhia, controllata dai russi; ufficialmente per consentire “i lavori di riparazione delle linee elettriche”, come ha detto l’ad della holding russa per il nucleare Rosatom Alejsei. Contestualmente Zelensky ha annunciato che il prossimo round dei negoziati trilaterali si terrà ai primi di marzo “probabilmente”ad Abu Dhabi; negoziati che riprendono i temi affrontati in settimana a Ginevra.
Ma il conflitto prosegue: il ministero della Difesa russo ha annunciato la conquista del centro abitato della regione ucraina di Dnipropetrovsk. A sua volta, sostiene Mosca, Kiev starebbe preparando un paio di sabotaggi (Blu Stream e Turkish Strem). È vero o è la solita propaganda russa? Il clima è incandescente, non tira una buona aria. Anzi. Kiev continua a spedire droni, gli ultimi oltre il Mar Nero e il Mar d’Azov.
Sempre più si fa ricorso ai droni. Due notti fa i droni russi hanno violato lo spazio aereo della Romania e sono stati avvistati vicino alla portaerei francese “Charles de Gaulle” ancorata nel porto svedese di Malmö; i russi hanno negato. Gli è che questi “aerei senza pilota”, utilizzati per la loro capacità di sorveglianza e attacco al bersaglio, sono sempre più sviluppati. Definiscono l’obiettivo sull’uso di metadati, algoritmi, automazione. Sono micidiali. Con buona pace di alcuni critici che, per ragioni fondamentali di carattere etico, sostengono che “la decisione di uccidere dovrebbe restare appannaggio degli esseri umani”, come ci ricorda nel suo ultimo saggio Bruno Cabanes, docente a Yale.
È così che oggi vengono chiamati oggi i droni perché oltre ai processi di raccolta dati e di identificazione – lo “sguardo”, appunto – sono micidiali meccanismi di attacco e di morte. Da mezzo secolo gli eserciti ne fanno uso ma le cronache sembra che se ne siano accorte soltanto in questo millennio. Eppure già nel 2002 gli Stati Uniti hanno condotto “attacchi mirati” nello Yemen. Idem in Iraq e Afghanistan.
Con l’arrivo di Barak Obama alla Casa Bianca “il numero delle operazioni statunitensi con i droni ha raggiunto un totale di 563 in Pakistan, Somalia e Yemen” (Copyright Katharine Hall, Queen Mary University di Londra). Putin e Zelensky stanno incrementando l’uso di droni con preoccupante escalation. E sarà così fino al prossimo autunno. Salvo miracoli diplomatici.