(Foto Ansa)
La crisi nel Golfo torna a infiammarsi. Nella notte tra ieri e oggi gli Stati Uniti hanno condotto una nuova serie di attacchi contro obiettivi militari iraniani con l’obiettivo dichiarato di ridurre la capacità di Teheran di colpire le navi commerciali nello Stretto di Hormuz, uno dei passaggi marittimi più importanti al mondo per il traffico energetico. La risposta iraniana non si è fatta attendere: i Pasdaran hanno annunciato attacchi contro basi e infrastrutture americane in diversi Paesi della regione.
Il Comando centrale degli Stati Uniti (Centcom) ha comunicato di aver completato una terza fase di operazioni nell’arco di una settimana. Secondo Washington, sono stati colpiti circa 140 obiettivi militari iraniani, tra cui siti per missili e droni, depositi di munizioni, sistemi di comunicazione e strutture di sorveglianza costiera. “Le forze statunitensi hanno colpito circa 140 obiettivi militari iraniani con munizioni di precisione lanciate da aerei da combattimento terrestri e navali, droni e unità navali”, ha spiegato il Centcom.
Gli Stati Uniti sostengono che gli attacchi siano una risposta alle azioni iraniane contro il traffico marittimo nello Stretto di Hormuz. “Le forze statunitensi hanno completato questa settimana una terza serie di attacchi contro l’Iran, ritenendo le forze iraniane responsabili dell’attacco a un’altra nave mercantile nello Stretto di Hormuz”, ha dichiarato il comando americano.
Teheran ha replicato colpendo basi statunitensi in Giordania, Bahrein e Kuwait. Il Corpo delle Guardie rivoluzionarie islamiche ha rivendicato l’operazione definendola una rappresaglia. Secondo i Pasdaran, sarebbero stati distrutti anche alcuni sistemi radar e lanciatori di missili Himars presenti in basi americane.
La Giordania ha annunciato di aver intercettato quattro missili iraniani entrati nel proprio spazio aereo, senza registrare vittime o danni. Anche il Kuwait ha riferito di aver reagito a “bersagli aerei ostili”.
La tensione ha avuto immediate conseguenze sui mercati: il petrolio ha aperto in rialzo di oltre il 3,5%, con il Brent vicino ai 79 dollari al barile. L’Iran ha accusato gli Stati Uniti di aver fatto saltare gli sforzi diplomatici degli ultimi mesi, sostenendo che gli attacchi abbiano riportato “insicurezza” nello Stretto. I Pasdaran hanno avvertito che nuove operazioni potrebbero provocare “incidenti ancora più gravi nel settore mondiale del petrolio e del gas”.