Guerra senza freni: un miliardo al giorno, il rischio globale e la diplomazia che non riesce a farsi sentire (foto ANSA) - Blitz quotidiano
È una guerra, quella in atto, che ci costa un miliardo di dollari al giorno. Lo dice l’Onu, quindi una fonte autorevole. Nonostante questa drammatica notizia, Stati Uniti e Israele non arretrano, Teheran risponde a tono con missili che superano i quattromila chilometri: il che vuol dire arrivare fino in Europa. Un brivido. Ma malgrado queste informazioni che inorridiscono il mondo si continua a combattere con effetti che sono sotto gli occhi di tutti: la crisi energetica aumenta, l’elenco dei morti non si ferma, le città sono allo stremo, distruzione e fame la fanno da padrone.
Si ha paura, inutile nasconderlo, ma questo è lo spettacolo che oggi si presenta ai nostri occhi. Trump lancia l’ultimatum se Teheran non si arrenderà; l’Iran non teme queste parole e risponde che se verranno colpite le centrali energetiche, lo stretto di Hormuz verrà definitivamente chiuso e la reazione vorrà significare distruzione totale. Sono scenari che fanno rabbrividire, tali da impensierire anche chi li provoca. Però gli interrogativi che si pongono i grandi sono completamente diversi: quanto potrà durare ancora l’Iran? Ormai marina e aviazione di quel Paese non esistono più, le riserve dei missili stanno per finire, ai tiranni non resta altro che mostrare i muscoli per impaurire gli avversari ribadendo che i loro progetti sono diversi.
La prepotenza regna sovrana, la legge del più forte è sempre in voga. Gli invasori si dicono certi che presto la resistenza del nemico cesserà, però quel che avviene non tranquillizza chi in Europa e oltre Oceano segue gli avvenimenti. Lo Stretto di Hormuz è proibito, decine di miliardi di dollari si perdono ogni giorno, ne va di mezzo l’economia mondiale. “Non è un problema”, sembrano affermare le forze in campo. Non ci si può ritirare e far vincere il buon senso, quello che ogni angolo dell’universo invoca? Se il prezzo del petrolio non ha più freni, se le conseguenze di questo scontro saranno catastrofiche non ha importanza.
Da una parte si continua a sostenere che il pericolo dell’atomica nelle mani di terroristi deve finire; dall’altra si ritiene che un blitz come quello messo in atto dal binomio Washington Tel Aviv viola il diritto internazionale e non deve avere un seguito. A nessuno viene in mente un’idea diversa. ad esempio quella di ridare voce alla diplomazia di modo che tutto possa finire nella maniera che tutti si auspicano.
Niente: i duellanti non ci sentono e continuano imperterriti ad andare avanti. Fin dove si vuole arrivare? Forse (o forse si) non si comprendono i pericoli che questa guerra possa espandersi a macchia d’olio e atterrire l’Europa che non è poi così lontana? Il disegno di Teheran pare essere proprio questo. Lo dimostrano i missili lanciati per colpire Cipro intercettati fortunatamente prima che arrivassero a destinazione. Perché se così fosse stato sarebbe dovuta intervenire la Nato con i terribili rischi che non possono sfuggire a nessuno.
Ma all’Iran non interessano i pericoli di un conflitto che varchi il Medio Oriente. Meglio, se ne rendono conto di quel che potrebbe accadere, ma è una strategia che può fermare Trump anche perchè il vecchio continente ha risposto no al tycoon quando ha chiesto aiuto per far riaprire Hormuz. L’Europa non ne vuol sapere di entrare in un conflitto che non le appartiene e continua a respingere. Ecco perchè l’Iran, disinteressandosi dei rischi avvenire, si difende in modo che tutto possa precipitare. Per intimorire Trump e Netanyahu, i quali, vistisi isolati, tornerebbero a più miti consigli.
Quale sarà il futuro di questa guerra che nessuno si augurava e che tutti respingono? Possibile che i precedenti del secondo conflitto mondiale non abbiano insegnato nulla alle potenze più forti? Non ci si rende conto che stavolta l’atomica la farebbe da padrone rendendo mezzo mondo un cumulo di macerie? I più ottimisti ritengono che qualcosa si stia muovendo: in gran segreto il presidente degli Stati Uniti (costretto ad abbassare i toni) sarebbe propenso ad un armistizio che possa dire ai contendenti di non aver perso. Gli States orgogliosi di aver liberato Teheran da un feroce tiranno; l’Iran di non essere arretrata di fronte alla strapotenza degli avversari. È una speranza, soltanto una speranza che non deve essere abbandonata. Lo vogliono Occidente ed Oriente alla faccia di quei prepotenti (i protagonisti della guerra) che debbono piantarla di voler essere i primi e i più forti.
Per respirare un’aria più tranquilla (magari) torniamo in Italia e occupiamoci di un’opa che le poste hanno lanciato alla Tim: un super acquisto di 10,8 miliardi. Chi sarebbe in grado di contarli? Al di là degli impossibili interrogativi, ci poniamo una domanda: se la proposta venisse accettata cosa accadrebbe? Forse un ritorno al passato quando in viaggio per diletto, si spedivano agli amici le cartoline per farsi invidiare. Probabilmente, ma non è da escludere, le vecchie e indimenticabili fotografie di piazze e bellezze potremmo riceverle sul nostro cellulare. Come dire: la modernità che torna all’antico.