(Foto Ansa)
Una presunta campagna di raccolta e compravendita di dati personali ai danni di esponenti delle istituzioni italiane ed europee è in corso da almeno due settimane sul dark web. A promuoverla sarebbe il gruppo di hacker filorussi “Noname057(16)”, che dal 26 ottobre scorso ha pubblicato una lista di 18 persone considerate nemiche della Federazione Russa, offrendo denaro in cambio di informazioni riservate sul loro conto. Tra i nomi figurano il ministro degli Esteri Antonio Tajani, il procuratore di Roma Francesco Lo Voi e il capo della Polizia postale Ivano Gabrielli. Lo riporta il Fatto Quotidiano, secondo cui l’iniziativa sarebbe ancora online e non sarebbe stata neutralizzata. Sulla vicenda indaga la Procura di Roma.
Secondo il quotidiano, i profili dei soggetti individuati sono accompagnati da schede dettagliate contenenti curriculum, informazioni pubbliche, numeri di telefono privati, indirizzi email e indirizzi delle abitazioni. Tra gli italiani compare anche Paolo Tassan-Zanin, sindaco di Aviano, in provincia di Pordenone, dove ha sede una base militare statunitense. Nella lista figurano inoltre Michael Schmid, presidente di Eurojust, il magistrato tedesco Benjamin Krause, Holger Münch, capo della polizia criminale tedesca, e il giornalista d’inchiesta Michael Alexander Martens, ricercato da Mosca. Il gruppo, considerato vicino al servizio segreto militare russo Gru, offrirebbe ricompense a chiunque sia in grado di fornire ulteriori dettagli sui bersagli.
A intervenire è stato lo stesso Tajani, che su X ha denunciato la diffusione di informazioni personali riguardanti anche i suoi familiari. “Non mi farò intimidire in nessun modo. Continuerò a lavorare per difendere il mio ministero e l’Italia, rafforzerò sempre più i legami e la collaborazione con i nostri alleati per proteggerci insieme. La nostra posizione sull’Ucraina è la ragione politica per cui sono entrato nel mirino. Difendere la libertà di uno Stato sovrano, schierarsi in maniera limpida a favore di democrazia e indipendenza di una nazione per queste entità criminali è pericoloso”.
Il vicepremier ha poi aggiunto: “Coinvolgono anche la mia famiglia, sono pronti a pagare per altri dettagli su di me e sui miei cari”. Secondo il ministro, l’iniziativa potrebbe essere anche una reazione alle misure adottate dalla Farnesina per rafforzare la sicurezza informatica. “Alla Farnesina lavoriamo seriamente contro queste minacce: ho creato dal 1 gennaio una ‘direzione cyber’ per proteggerci dalle incursioni informatiche di soggetti spesso collegati in qualche modo a entità statali a noi ostili. Siamo operativi e siamo collegati ai nostri alleati”.
Tajani ha quindi ribadito la volontà di proseguire nell’attività di contrasto: “La nostra scelta, la mia missione sono compiute: noi continueremo a difendere la nostra sicurezza, a difenderci dai criminali informatici. Con la convinzione che questo è il modo giusto per tutelare il popolo italiano e il nostro Paese”.
Solidarietà al ministro è arrivata dalla presidente del Consiglio Giorgia Meloni. “Esprimo la mia piena solidarietà al vicepresidente del Consiglio, Antonio Tajani, per quanto emerso sull’attività di hacker filorussi e sulla diffusione sul dark web di dati personali che lo riguardano. La messa in vendita di informazioni riservate su esponenti delle istituzioni desta grande preoccupazione e va affrontata con la massima determinazione. Altrettanto preoccupante è la circolazione di immagini false, diffuse anche da esponenti dell’opposizione. La libertà di espressione non può mai diventare terreno di disinformazione”, ha dichiarato la premier in una nota.
Noname057(16) ha già preso di mira più volte istituzioni e infrastrutture italiane. Il primo attacco su larga scala risale al febbraio 2023, poco dopo la visita di Meloni a Kiev, quando furono colpiti i siti di diversi ministeri, tra cui Trasporti e Difesa, oltre a quelli delle Forze armate.
Una nuova offensiva si verificò nel febbraio 2024, seguita da altri attacchi nel giugno dello stesso anno, in coincidenza con le elezioni europee. A dicembre finirono nel mirino i siti degli aeroporti di Malpensa e Linate e, pochi giorni dopo, quello della Farnesina, insieme a portali di ministeri, istituzioni e aziende pubbliche, tra cui Consob, Carabinieri, Marina, Aeronautica e diverse società di trasporto locale.
Nel febbraio 2025 gli hacker tornarono a colpire banche e aziende di trasporto italiane, rivendicando l’azione come una risposta alle posizioni “russofobe” del presidente della Repubblica Sergio Mattarella. Nel febbraio 2026 furono invece interessati siti collegati alle Olimpiadi di Milano-Cortina. Successivamente il gruppo tornò a prendere di mira Tajani sul proprio canale Telegram, rilanciando le dichiarazioni del ministro sugli attacchi alle ambasciate italiane e ad alcuni alberghi legati all’evento olimpico.
L’ultimo episodio risale allo scorso ottobre, quando il sito della Farnesina subì un nuovo attacco informatico, avvenuto a pochi giorni dalle dichiarazioni della portavoce del ministero degli Esteri russo, Maria Zakharova, che aveva definito “malsani” e “irrispettosi” nei confronti degli italiani gli avvertimenti di Tajani sul rischio di interferenze russe nelle prossime elezioni parlamentari italiane.