Politica

I veleni di Genova smascherano l’impossibilità di dialogo tra potere e stampa

La miccia accesa dall’Ordine dei Giornalisti di Genova, che apre una istruttoria per scoprire cosa sta succedendo tra il presidente regionale Marco Bucci e il giornale più importante della Liguria, “Il Secolo XIX”, rischia di terremotare il clima politico genovese e ligure.

Che siano dossier o siano solo rassegna stampa, quelli messi insieme dall’ufficio stampa di Bucci per tenere sotto controllo lo storico quotidiano genovese (che sta per compiere 140 anni), la guerra tra il vertice regionale e la stampa segna, alla vigilia del referendum, la già dura partita tra la maggioranza e opposizioni di Comune e Regione. Il presidente Bucci ha addirittura convocato una conferenza stampa per spiegare che il presunto dossieraggio sul Secolo era solo un equivoco.

Tra lui e il direttore del Secolo XIX, insediato nell’ ottobre 2024 con la nuova proprietà di Msc del giornale, c’era un rapporto privato, uno scambio di messaggi con feed back sul contenuto delle notizie, osservazioni critiche, repliche eccetera. Per il direttore de Il Secolo XIX, tra l’altro uscito indenne dall’ istruttoria dell’Ordine, invece Bucci ha mentito nella sua ricostruzione perché in realtà c’è stato un pesante atteggiamento concretizzato appunto in scambi iniziali di messaggi critici e repliche, ma poi degenerato nella costruzione di dossier monografici su quanto scriveva Il Secolo: tutti i “passaggi” tra il governatore ligure, che protestava e il direttore sono documentabili secondo Brambilla e spiegano come l’uomo politico volesse pilotare la linea del quotidiano a suo favore con una tecnica sudamericana, suggerendo anche un famoso “decalogo” di istruzioni per scrivere bene un giornale.

Alla “Stampa”, che lo ha intervistato, Brambilla ha anche spiegato che l’atteggiamento aggressivo contro Il Secolo si era manifestato già prima del suo arrivo a Genova. “Adesso arriva un direttore che vi metterà in riga” ammoniva Bucci, quando incontrava i cronisti. In una lunga ricostruzione a sua firma Brambilla rivendica l’indipendenza della sua testata, il mandato del suo editore con il quale aveva concordato un giornale libero e indipendente.

“Non si faccia tirare la giacca da nessuno!” gli aveva raccomandato il comandante Gian Luigi Aponte, il grande armatore proprietario dal settembre 2024, dopo la trattativa lampo con la Gedi di Elkann, che per 12 milioni di euro aveva venduto il giornale ligure.

Alla difesa “armata” di Brambilla Bucci ha subito risposto nel giorno successivo all’esplosione del caso con un laconico “no comment”, ma nessuno può prevedere cosa succederà ora tra il presidente della Liguria e “Il Secolo XIX”, in un tempo politico di grandi contese che a Genova si accendono di più anche per la differenza di maggioranza che c’è tra il Comune, appena conquistato dal centro sinistra con la vittoria di Silvia Salis e la regione, che Bucci governa dopo lo scandalo che aveva travolto la giunta di Giovanni Toti, anche lui alfiere, anzi capo del centro destra in Liguria.

La sindaca Silvia Salis, chiamata ripetutamente in causa nell’operazione di presunto dossieraggio dell’ ufficio stampa di Bucci, condottao da Federico Isolabella, un fedelissimo del presidente, è intervenuta con una serie di dichiarazioni a favore ovviamente di Brambila, da lei ringraziato per la “grande lezione di democrazia e di libertà impartite di fronte all’attacco della Regione”.

Nelle rassegne stampa, o dossier che fossero, la sindaca (mai nominata nella polemica giudiziaria e negli scambi polemici) in realtà è la pietra dello scandalo, perché la contesa di Bucci incomincia quando la candidata della sinistra compare sulla scena e la catalizza, diventando una grande star mediatica.

Allora le critiche e gli attacchi si intensificano con paragoni perfino sullo sfocamento delle foto pubblicate di Bucci rispetto a quelle “a fuoco” della bella ragazza-sindaco, allora in corsa. Tra i suggerimenti “passati” al Secolo c’è anche quello paradossale di elencare i casi nei quali il risultato elettorale viene capovolto rispetto ai sondaggi.

Chiaro invito a cambiare il mood che il vantaggio della Salis sul candidato sindaco di Bucci, l’avvocato Pietro Picciocchi, stava diffondendo tra l’elettorato genovese. La questione giudiziaria chiave, che ora la Procura della Repubblica, innescata dalla denuncia del direttore Michele Brambilla contro Casabella affronta, è di chiarire a chi erano trasmessi i dossier , le critiche, le osservazioni, i decaloghi.

A Brambilla direttamente (che lo nega, salvo il caso iniziale degli scambi di watts up) o all’editore nella persona di Gian Giacomo Vago, l’amministratore delegato di Msc a Genova, genero di Aponte, che poi avrebbe girato tutto a Brambilla. Il quale, assistito in questo processo per una diffamazione a mezzo stampa dalla nota avvocatessa Caterina Malavenda, una vera leonessa del foro, dall’alto della sua lunga esperienza di giornalista e anche di direttore di molti giornali di notevole peso ( dal “Corriere della Sera”, alla “Stampa”. al “Giornale”, a “Libero”, alla “Gazzetta di Parma”, al “Quotidiano nazionale” ….) sottolinea come sia veramente sconcertante il tentativo di un leader politico amministrativo di stabilire la linea di un giornale indipendente.

Appunto uno stile sudamericano, sconosciuto sopratutto a Genova, dove la storia de “Il Secolo” è quella di una testata gloriosa e sempre libera e indipendente, seppure nelle sue linee editoriali, concordate con i suoi diversi editori, dai Perrone a Aponte.

L’ultimo editore, appunto la società “Blue Media” del gruppo Msc, ha diffuso un comunicato nel quale difende il direttore e la redazione, ricordando l’apertura del giornale alla giusta interlocuzione con i rappresentanti del territorio o chicchessia voglia dialogare.

I prossimi passi della vicenda, che sta scuotendo non solo il mondo dell’informazione, sono probabilmente quelli giudiziari della Procura della Repubblica. L’Ordine dei giornalisti ha già interrogato non solo Brambilla e Isolabella, ma tutti i capiredattori delle redazioni con giornali e televisioni a Genova, probabilmente per misurare le eventuali pressioni esercitate da Bucci su altre testate.

La querela per diffamazione a mezzo stampa di Brambilla a Federico Isolabella innescherà altri interrogatori, in un quadro che, comunque cambierà la scena genovese. Da una parte una Regione, il cui presidente parla di equivoco, ma si è visto ribaltata la sua interpretazione. Dall’altra un giornale che continuerà a fare la sua parte, come è sempre stato. Ma le tensioni politiche cresceranno inevitabilmente alla vigilia del referendum e con una contrapposizione che soprattutto in Comune è molto sanguinosa.

La minoranza, cioè la parte che sta in questa vicenda con Bucci, attacca continuamente la giunta Salis, che contraccusa, sostenendo che la sconfitta del giugno scorso non è mai stata digerita dal centro destra e impedisce un normale dialogo democratico, in una fase nella quale la città appare paralizzata. In Regione, dove Bucci ha lanciato tentativi importanti di riforme, come quella vitale della Sanità, molto centralizzata nella nuova organizzazione appena, l’acqua dei pozzi è chiaramente avvelenata dalla vicenda.

Il centro destra governante accusa la sinistra in generale di avere contribuito a montare questa polemica in modo strumentale per indebolire il governo regionale di Bucci. Il centro sinistra affila le sue polemiche contro Bucci, sfruttando le abilità politiche del suo uomo forte, Andrea Orlando, l’ex pluriministro.

È una Genova fragile e accerchiata dai grandi temi che non si risolvono, come quello bruciante dell’ex Ilva, la grande acciaieria che vogliono comprarsi, sia gli americani del fondo di Mickel Flaks sia gli indiani di Jindal, un vero colosso della siderurgia. Scelte che pioveranno dall’alto e che avrebbero bisogno di forze politiche almeno concordi su una linea vantaggiosa per tutta la città e non impegnate a farsi la guerra tra loro e ora anche ai giornali. In una sfida che continua. Bucci dopo un giorno di no comment ha sfidato Brambilla a pubblicare tutti, proprio tutti i messaggi che si sono scambiati.

E, ovviamente, Brambilla ha accettato. Alla fine tutto questo è la prova che Genova è una città stretta dove soprattutto i poteri politici e amministrativi e economici tendono a sovrapporsi creando una confusione che può far pensare di “ammucchiare “ nel gruppo anche i giornali. “ Tiriamoci su tutti le maniche e lavoriamo insieme!” _ è sempre stata la parola d’ordine di Bucci, da quando ha fatto comparsa sulla scena genovese, lui ex manager in arrivo dall’America, ex boy scout. Con quel “tutti” probabilmente ha inteso anche i giornali che, invece, hanno ben altra funzione. In una situazione nella quale poi tutto si sovrapponeva in uno stesso colore politico o di scelta, la Regione di Giovanni Toti, il suo Comune, il porto di Paolo Emilio Signorini, scelto da Toti, la sovrapposizione era totale. Meno i giornali. Per fortuna e…. appunto.

Published by
Franco Manzitti