Il 15 messicano morto nelle mani dell'Ice. Per tre cardinali Usa la politica migratoria di Trump è "immorale" (foto Ansa-Blitzquotidiano)
Il ministero degli Esteri del Messico denuncia l’ennesimo decesso di un cittadino messicano sotto custodia dell’Ice (Immigration and Customs Enforcement) negli Stati Uniti. Il quindicesimo.
Per il cardinale Joseph Tobin, arcivescovo di Newark – al momento la Chiesa cattolica, da Leone XIV in giù, appare come l’unica vera opposizione politica al sovranismo trumpista – l’Ice si conferma quale “organizzazione senza legge”.
“Quando devono nascondere la loro identità per terrorizzare le persone, quando violano le garanzie della Costituzione e del Bill of Rights, qualcuno deve dirlo”, la grave reprimenda in tv dell’arcivescovo su Cbs nel programma “60 Minutes”.
In questo proseguendo l’opera di denuncia di tre cardinali americani – oltre a Tobin, Blase Joseph Cupich, arcivescovo di Chicago, e Robert McElroy, arcivescovo di Washington -: per primi avevano stigmatizzato il ruolo “immorale” della politica estera degli Stati Uniti guidata dall’amministrazione Trump).
La morte del cittadino messicano è avvenuta l’11 aprile in un centro di detenzione in Louisiana e le cause restano sotto indagine. Con quest’ultimo caso, riporta il quotidiano El Universal, salgono a 15 i messicani deceduti in strutture dell’agenzia migratoria statunitense.
Il governo messicano ha espresso “profonda preoccupazione” per la reiterazione di questi episodi, denunciando gravi carenze nei centri di detenzione, ritenute incompatibili con gli standard internazionali sui diritti umani.
Le autorità hanno inoltre annunciato un rafforzamento dei controlli consolari e delle visite quotidiane nelle strutture Ice, ribadendo l’impegno a tutelare la dignità dei cittadini messicani all’estero.