Politica

Il caso Vannacci si fa “molto serio”: l’ira di Fratelli d’Italia e i dubbi di Salvini

Il “caso” del generale Vannacci sta diventando un problema. “Molto serio”, secondo alcuni esponenti di Fratelli d’Italia. Il vice segretario della Lega va per conto suo, difende a spada tratta le proprie idee che non collimano affatto con quelle del numero uno del Carroccio. Gira l’Italia in lungo e in largo, tiene comizi, organizza incontri e riunioni, si sbraccia con tutti perché quanto asserisce è “la sacrosanta verità”. È chiaro che continuando di questo passo si dovrà arrivare ad un “redde rationem”, perché non è possibile che all’interno di un partito i due “capitani” la pensino a volte in maniera diametralmente opposta. Nella maggiorana l’imbarazzo aumenta, arriva sino ai piani alti di Palazzo Chigi tanto che Giorgia Meloni confida ai suoi fedelissimi: “Se Salvini non interverrà dovremo essere noi ad occuparcene”.

Non è una bega di poco conto, quindi, se la premier pronuncia parole così dure. Allora, ci si domanda: per quale ragione Salvini non interviene e parla a brutto muso con quel militare “che ha avuto il privilegio di inventare”? Il motivo è semplice: vuole usare molta accortezza perché non deve dimenticare che alle ultime europee Vannacci ha preso cinquecentomila preferenze. In soldoni, se non ci fosse stato lui fra i candidati del Carroccio, la Lega avrebbe potuto piangere lacrime amare. La prudenza del vice premier non trova molti consensi in Via Bellerio. Gli ultras del partito vorrebbero che il segretario fosse meno diplomatico e prendesse per il collo il suo figlioccio dicendogli “Bada, mio caro, se continui così dovremo sbatterti fuori, via su due piedi”.

È forse quello che vuole Vannacci. Si risparmierebbe la fatica di dover far capire quali sono i propri orientamenti e dove vuole arrivare. Già, quale potrebbe essere il suo obiettivo? Quello di fondare un movimento (come il grillismo di una volta?) che coinvolga tante persone stanche di sentir parlare i parlamentari in modo che forse nemmeno loro capiscono. Era l’arte diabolica dei democristiani di una volta che in questo modo hanno governato per anni senza il pericolo di essere bocciati.

Il generale Vannacci non la pensa così ed ha capito che esprimersi in tal modo, “fuori dai denti”, avrebbe un gran seguito. Pane al pane e vino al vino. È naturale che a questo punto sono intervenuti di prepotenza i sondaggisti che non hanno perso tempo. Rapidi calcoli e convinte conclusioni: l’alto militare potrebbe avere un seguito pari al dieci per cento delle preferenze. Cioè, con i voti andrebbe al di là di tutti i cespugli di sinistra (da Fratoianni a Renzi) e pure di destra. Ma il pericolo più grave è quello che si pone anche la maggioranza: questo orientamento potrebbe danneggiare in maniera clamorosa l’attuale assetto politico che non ha problemi in Parlamento? Ecco perché anche Giorgia Meloni ha suonato il campanello: per avvertire Salvini e dirgli (sia pure diplomaticamente) che se non sarà lui a prendere provvedimenti saranno i Fratelli d’Italia a mettere Vannacci dinanzi ad un bivio: sei con noi o vuoi menar la danza da solo?

La cautela di Salvini la si può comprendere. Se il boom di Vannacci si concretizzasse dovrebbe recitare il mea culpa, essendo stato proprio lui a scoprire l’uomo nuovo della politica che oggi gli sta remando contro. Ufficialmente, il ministro delle infrastrutture non ostenta imbarazzo, anzi sorride quando i giornalisti gli chiedono se il problema esiste e quanto lo potrà danneggiare. “Come correte”, risponde con un sorriso. “Non c’è questa minaccia, ve la inventate voi, sempre a caccia di notizie che poi appaiono completamente fasulle” Frasi di circostanza, d’accordo, Salvini non si può comportare diversamente, ma è fuor di dubbio che la minaccia esiste e bisogna combatterla al più presto. Prima del referendum, altrimenti il rischio potrebbe aumentare perché sulla separazione delle carriere la polemica incalza e coinvolge anche personaggi che non dovrebbero entrarci.

È il caso del cardinale Matteo Zuppi, il quale ha voluto dire la sua sulla riforma della giustizia. “È un tema che a noi pastori della Chiesa, non deve lasciarci indifferenti”. Quindi? “Esiste un equilibrio tra i poteri dello Stato che i padri costituenti ci hanno consegnato con preziosa eredità. Dunque, invitiamo tutti ad andare a votare”: Anche se non aggiunge per chi, il cardinale lo lascia intendere. Come si può giudicare un atteggiamento del genere? La risposta la giriamo a quanti hanno la bontà di leggerci.

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Bruno Tucci