Politica

Il deficit forse preoccupa più del dovuto. Intanto Meloni accusa il Superbonus di Conte

L’Italia è con l’acqua alla gola? Il suo bilancio non va perché il deficit rimane sopra il tre per cento? Sono interrogativi che lasciano con il fiato sospeso milioni di persone. Però da qui a dire e a prevedere che il nostro è un Paese sull’orlo di un precipizio ce ne passa. Giorgia Meloni accusa il superbonus voluto a tutti i costi da Giuseppe Conte. Una iniziativa di cui ancora paghiamo pegno, ma che rese felici coloro che con il lavoro hanno poca dimestichezza. Anzi, lo hanno in antipatia. A casa senza far nulla, “stipendiati” da chi governava. Una pacchia per gente che non aveva né arte, né parte. Inoltre, ristrutturazioni a go go senza un minimo di programma. Bastava far richiesta, arrivavano i tecnici e decidevano che era tutto da rifare nei propri appartamenti (o nelle proprie ville) senza spendere nemmeno una lira, anzi a volte guadagnando qualche bel soldo.

Si fa presto a dire ora che sono tutte fantasie, meglio, fake news che servono per difendersi da un momento che non si può considerare facile per il governo. La premier si sfoga, non ha peli sulla lingua e ricorda il passato con novizia di particolari. Il ministro Giorgetti legge i dati per i quali l’Italia rimane sotto il processo di infrazione, scuote la testa, ritiene che il periodo che attraversiamo non sarà dei più facili, ma aggiunge: “Faremo da soli e ne usciremo”: Usa una frase d’effetto: “Saremo come quei medici che operano in un ospedale da campo. Non serve soltanto l’aspirina, c’è bisogno di ben altro”. Solo ottimismo o possibilità di superare questo periodo? Se scrivessimo che il futuro sarà tutto rose e fiori saremmo degli sciocchi e degli sprovveduti. Sarà necessario sottoporsi a nuovi sacrifici dopo i tanti che abbiamo già fatto per superare un deficit ancora troppo alto. Solo dello 0,1 per cento, ma sufficiente per rimanere ancora tra le fiamme dell’inferno economico.

Quel che non si riesce a capire è la felicità con cui la sinistra risponde a questo stato di cose. Si dovrebbe essere preoccupati, studiare tutti insieme come venirne fuori. Al contrario, si attacca a testa bassa, sempre con maggiore accanimento per dimostrare (secondo loro) come in quattro anni di governo, la destra non ha risolto nemmeno uno dei tanti problemi che assillano il paese. Il ritornello è sempre lo stesso: non ci si occupa del benessere e del futuro di tutti perché l’importante è provare che il tuo avversario ha avuto torto e deve farsi da parte.

Di fronte a tali notizie, tutto il resto è noia se si eccettua la pericolosa situazione che si vive ancora in Medio Oriente. La tregua è traballante e sta per finire, nello Stretto di Hormuz due mercantili vengono attaccati dagli iraniani dimenticando che è stato imposto un alt alle armi e ai bombardamenti.

L’Europa balbetta, è indecisa: è vero che quattro grandi Paesi (Francia, Germania, Italia e Gran Bretagna) si sono detti pronti a intervenire nel golfo quando Trump deciderà di prorogare lo stop. Il nostro Paese invierà quattro unità il giorno in cui si sarà raggiunto un accordo, sia pure un mezzo accordo. Si è appesi ad un filo: tutto dipenderà da come Washington e Teheran si comporteranno in questa manciata di giorni. Quel tratto di mare rimarrà chiuso, insomma vietato, a chi vorrebbe attraversarlo? L’economia di tutto il mondo è in fermento, sa che se la situazione rimarrà quella odierna dovremo soffrire le pene dell’inferno: con il prezzo del petrolio che sale alle stelle, la crisi energetica che appare sempre più difficile, i bilanci di ogni famiglia ridotti all’osso.

Invece di far quadrato tutti insieme, è sempre la polemica a comportarsi da padrona in Italia. Il decreto sicurezza mette in subbuglio il Parlamento, torna in primo piano il tema dell’immigrazione illegittima: si deve essere più rigidi con coloro che non hanno diritto di rimanere in Italia? Si, tuona l’opposizione, ma non bisogna andare oltre i limiti che impone la Costituzione. I più agguerriti rimangono gli esponenti dell’estrema sinistra con Angelo Bonelli in prima fila, seguito a ruota dal solito Matteo Renzi che forse dovrebbe smetterla di fare “la figurina” e decidere meglio il suo futuro. Per ora si occupa solo di attaccare la premier anche se riceve a Palazzo Chigi il primo ministro di un altro Paese o se va all’inaugurazione della mostra del mobile, un must per la nostra esportazione.

Le liti da cortile non dividono soltanto la maggioranza e l’opposizione. Anche in casa propria non si vivono giorni tranquilli. In Forza Italia, ad esempio, Marina Berlusconi vuole entrare a gamba tesa pur se continua a sostenere che rimarrà fuori da quel mondo. Non le piacciono i risultati del partito fondato da suo padre e scalpita. Dove vuole arrivare? È solo Antonio Tajani a finire nell’occhio del ciclone o la rivoluzione vuole avere un più ampio respiro? Magari con un congresso che non tarderà ad essere organizzato.

Che altro? Le solite invettive dalla Russia del solito giornalista che appare sempre più una marionetta appesa ad un filo di chi lo comanda e dall’Italia la voglia matta di Silvia Salis di arrivare in fretta in via del Nazareno, la sede del Pd. A Genova, la città in cui lei è sindaco, decine di migliaia di abitanti si chiedono: “Ma a noi chi ci bada?”. Fra due giorni, si celebra la festa del 25 aprile, la Liberazione. Sarà per tutti noi un giorno di pace o di tranquillità oppure le traversie rimarranno le stesse? Con il timore di un conflitto che andrebbe molto al di là dei confini medio orientali?

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Bruno Tucci