Politica

Il messaggio di fine anno di Mattarella: appello ai giovani, alla pace e coesione. L’album degli 80 della Repubblica

Un forte appello civico ai giovani (“non rassegnatevi”), un “grande mosaico” della storia d’Italia, un messaggio potente per la fine della guerra in Europa e Medio Oriente, l’omaggio a Papa Leone facendo sue le parole del Pontefice (“disarmare le parole”), il ricordo del voto alle donne concesso nel 1946 (“un segno che diede alla Repubblica un carattere democratico indelebile”) e i Trattati di Roma del 1957 che istituirono la Comunità economica europea, “primo nucleo dell’attuale Unione”, passaggio emblematico della grande stagione delle riforme che hanno cambiato “il profilo dell’Italia”.

E il ricordo di queste riforme ha richiamato le odierne difficoltà delle “giovani coppie a trovare casa”. Inevitabile l’aggancio alla istituzione del Servizio sanitario nazionale (“decisiva conquista dello Stato sociale”). Insomma, il presidente ha rivendicato per l’Italia repubblicana “una storia di successo nel mondo”. E il segreto di tale successo Mattarella lo ha ascritto alla “coesione sociale dell’Italia nella libertà e democrazia”. Il che “porta a riflettere su ciò che insieme abbiamo conquistato, premessa per poter guardare al futuro con fiducia”. Questi, in sintesi, i contenuti essenziali del messaggio di fine anno del Capo dello Stato.

Discorso in linea con i precedenti

Mattarella ha consegnato al Paese un discorso in linea con i precedenti dieci. Un discorso di circa 15 minuti, il quarto del suo secondo mandato, che ha celebrato gli 80 anni della Repubblica con toni pacati, un eloquio semplice ma con tanti spunti di riflessione, con l’obiettivo di tenere ben saldi nella coscienza collettiva principi e valori costituzionali.

L’apprezzamento di Giorgia Meloni

Una nota di Palazzo Chigi ha sottolineato che la premier, con una telefonata a Sergio Mattarella, ha espresso “l’apprezzamento del Governo per il discorso di fine anno rivolto agli italiani”. Una telefonata che suggella un confronto improntato alla unità istituzionale, con lo sguardo rivolto alle sfide del 2026 e la necessità di lavorare per “pace, coesione, futuro”.

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Enrico Pirondini