Politica

Il mondo alla fine del mondo, anche lì si gira a destra

Keiko Sofia Fujimori Higuchi, figlia di Alverto Fujimori, è dal 28 luglio presidente del Perù, erede di un padre e del suo lungo regno. E’ l’ultimo caso di “figli di papà”, che nell’America Latina prendono il posto dei padri ai vertici di Stati ballerini come tutto il Continente Sud Americano, un mondo a parte. E non è solo questione di successione paterna in una dimensione molto paternalistica e familistica del potere, dentro a democrazie traballanti, se non finte, se non semi dittature.

L’altro segnale che viene dal mondo alla fine del mondo, e anche un po’ più in su, indica una svolta potente verso governi di destra, come se il vento che soffia nel mondo e in Europa ancor di più spirasse anche in quel cono americano, dove tutto è sempre stato un po’ diverso, sospeso, tra rivoluzioni, dittature, golpe e democrazie fragili, come le canne di bambù al vento della pampa.

E’ come se il trumpismo che soffia potente dal New Mexico in giù dilagasse dalla pampa argentina, dove il suo epigono (e beneficiario) Xavier Milei, l’anarco insurrezionalista della moto sega, oramai deposta, fino alla Cordigliera delle Ande, agli altri Stati che traballano in un cambio continuo di potere.

Mentre Ignacio Da Silva Lula, il presidente brasiliano, ex Partito dei lavoratori, prepara la sua settima candidatura presidenziale contro il figlio di papà Bolsonaro, il cui padre è ancora ai domiciliari per golpismo, questa è la situazione nel resto del sub continente.

L’insediamento di De la Esprilla a presidente della Colombia, lo scorso 7 agosto, segue quello citato di Keiko Fujunori in Perù e segue Nayb Bukelke in El Salvador , Santiago Pena in Paraguay, Daniel Noboa nell’incendiario Equador , Josè Raoul Mulino a Panama, Nasry Asfura in Honduras , Jose Antonio Cast in Cile, un seguace di Pinochet, Laura Fernandez Delgado in Costa Rica.

In questo valzer di nomine, che scorre negli ultimi due anni, la caratteristica dei “figli di papà” coincide spesso con un centrismo un po’ finto, perché molto appoggiato dagli USA, che continuano a pesare attraverso le grandi multinazionli su paesi spessi incerti nei loro equilibri. Dove l’intervento esterno può appoggiare a sinistra o a destra, a seconda dei momenti e delle necessità di controllo.

Basta pensare alla United Fruit, che armò la deposizione in Guatemala del successore di Arvalo padre, con le accuse di “comunismo”. Ma in Bolivia la Cia anni prima aveva appoggiato la rivoluzione del prozio della presidente di oggi, Paz Pererira, che aveva riformato l’agricoltura e nazionalizzato le miniere di stagno. Politica chiaramente di sinistra.

Insomma da un Paese all’altro, da una parte all’altra delle Ande, nei deserti di sale e in quelli a grande altitudine e nelle pianure sconfinate, fino ai ghiacciai del Sud, in fondo alla fine del mondo, l’equilibrio politico continua ad essere un valzer impressionante.

In Argentina l’amico numero uno di Trump, che lo ha salvato con milioni di dollari, Xavier Milei, continua con una la sua politica ultra liberista e anti inflazionista, che riduce il costo del denaro, ma impoverisce la popolazione, riducendola come mai è stata. Impressionante il boom dei suicidi tra una popolazione che soffre i colpi eclatanti del suo leader, oramai un personaggio capace, da una parte, di stroncare il peronismo, la cosidetta religione “criolla” e dall’ altra di inventare politiche mai viste. L’ultima mossa è stata di “ privatizzare” il fiume Paranà nel suo tratto terminale, concedendone l’utilizzo a gruppi privati. Poi ci sono le minacce all’Inghilterra di riprendersi le isole Falkland-Malvinas, che negli anni Ottanta provocarono la guerra disastrosa per gli argentini con il Regno Unito della Tatcher che inviò laggiù la sua flotta. Guerra necessaria per abbattere il governo assassino del generale Videla, che aveva fatto sparire più di 60 mila oppositori, sprofondandoli anche in mare con quei lanci terribili dagli aerei della morte in volo sull’Atlantico.

Oggi il Continente SubAmericano, minacciato dal Nord trumpista, che si è mangiato il Venezuela in un boccone e fra poco si mangerà Cuba, paese oramai agonizzante, fronteggia altri tipi di violenza, ma trema tutto con rare eccezioni come l’olimpico Uruguay.

Trema fino al suo estremo argentino, Terra del Fuoco, a Barreal. piccola città in fondo alle Ande, dove i cinesi hanno in fretta e furia smontato e abbandonato la postazione nella quale era in costruzione, con un clamoroso accordo cino-argentino dei tempi della presidentessa Cristina Kyrckner ( oggi anche lei agli arresti domiciliari), il più grande telescopio del mondo, il “Radiotelescop Cort” in allestimendo dal 2023.

Una minaccia cinese in fondo all’America, che gli USA prima debolmente con Biden, poi di forza con Trump hanno di fatto bloccato. Non si poteva permettere una intrusione simile nel Sub Continente, che gli yankees hanno sempre considerato il cortile di casa loro: dai golpe orchestrati da Kissinger in Cile al “rapimento” di Maduro a Caracas, organizzato da Trump, che ora chiama il New Mexico “New America” e sta ber sbarcare all’Avana, ottanta anni dopo la rivoluzione di Fidel Castro, i cui resti affondano nella miseria totale.

Published by
Franco Manzitti