(Foto Ansa)
Non avendo temi su cui discutere e rinviare ogni decisione, i genovesi ora hanno scelto l’Ospedale Galliera, storica struttura ospedaliera nel centro della città, nata cento anni fa per la munificenza della duchessa di Galliera, Anna Brignole Sale, moglie del marchese De Ferrari, che da anni ha bisogno di restauri se non di una vera ricostruzione.
Su questo dopo anni di snervanti attese è scoppiata ora una guerra sul cui terreno è inopinatamente sceso niente meno che l’arcivescovo di Genova, il francescano minore conventuale, Marco Tasca, seduto da sette anni sulla cattedra di san Lorenzo e per statuto (e volere della duchessa) presidente del consiglio di amministrazione dell’Ospedale Galliera.
Nella riforma sanitaria della giunta Bucci, che da due anni cerca di dare un nuovo assetto agli ospedali liguri. questo Galliera, opera monumentale, ma un po’ fatiscente, costruito nel cuore della città, dovrebbe “accorparsi” alla struttura regionale, che fa capo al grande ospedale di san Martino.
Tutto sarebbe coordinato in una strategia di personale, di sviluppo, di servizi, in una dimensione più larga dove stipendi e ruoli subirebbero una subordinazione. In questo modo, secondo una interpretazione, il Galliera perderebbe la sua autonomia. Ma questa è garantita all’atto di fondazione, un vero regalo alla città, dovuto alla munificenza della duchessa.
Per questo il primo a levarsi, irritualmente rispetto al suo stile, è stato il vescovo Tasca, che a saio nudo è andato contro il presidente della Regione Bucci, rivendicando l’autonomia del suo ospedale.
La sindaca Salis si è immediatamente accodata alla tonaca dell’arcivescovo, denunciando anch’essa lo sfregio all’ autonomia e quindi anche alla volontà della madre fondatrice. Bucci ha ribattuto che la sopravvivenza del Galliera dipende oramai da un quadro di coordinamento più largo, l’inserimento in AOM la sigla che riassume il potere di san Marito e l’integrazione con le altre strutture sanitarie regionali dell’ospedale della duchessa.
Ma al Galliera l’autonomia, che però vuol dire cavarsela da soli nella crisi del personale, delle eccellenze sanitarie, davanti ai buchi di bilancio, che per accordi precedenti la Regione deve sostenere, la vogliono difendere con le unghie e i denti. Il rischio è che l’assorbimento regionale, diminuisca non solo quella autonomia, ma danneggi il personale, passato al sistema integrato regionale, riducendo anche gli stipendi e soprattutto facendo uscire il Galliera da un sistema ospedaliero nel quale il suo ruolo è sempre stato riconosciuto.
È chiaro che questa battaglia è diventata ideologica con scontri inediti e verticali. Si è visto un vero alterco tra il presidente Bucci e il vescovo Tasca e poi una lunga intervista a Tasca sul quotidiano “Repubblica”, nella quale il francescano è intervenuto dettagliatamente, a nome di tutto il consiglio di amministrazione che, tra l’altro, è composto da figure di spicco della società genovese: dal presidente del Rina, Ugo Salerno, all’avvocato Ernesto Lavatelli, al dirigente regionale Luca Parodi.
Non era mai accaduto nella storia della Chiesa genovese che l’arcivescovo intervenisse così massicciamente, neppure quando era stato in pericolo il patrimonio della fondazione dell’ospedale Gerolamo Gaslini, anch’esso per volere del Fondatore , il senatore Gerolamo Gaslini, affidato all’arcivescovo di Genova. Per risalire a uno scontro così forte tra la Chiesa di Genova e le Istituzioni, forse bisogna tornare agli anni Sessanta del Novecento, quando fu deciso di insediare a palazzo Tursi la prima giunta di centro sinistra, con l’ingresso dei socialisti.
La reazione del cardinale Giuseppe Siri fu talmente forte che venne rivolto all’allora sindaco, Vittorio Pertusio, un vero monito e la clamorosa proibizione di partecipare con le insegne del Comune, alla processione di Giovanni Battista. La ferita, che fece rumore ovunque in Italia, venne poi sanata, ma lo scambio polemico è rimasto in qualche modo nella storia politica non solo della Diocesi.
Padre Marco Tasca non è mai stato polemicamente presente sulla scena civile genovese, a differenza di alcuni suoi predecessori. In primis Siri che ha sempre svolto un ruolo “temporale”, oltre a quello insigne di pastore del gregge. Anzi , a Genova da oramai quasi sette anni, l’ex capo della confraternita conventuale dei francescani minori Tasca, si era tenuto ben lontano dalle vicende politico-terrene, occupandosi molto della Diocesi, che ha riformato molto massicciamente, nominando tre vicari episcopali con specifiche competenze, organizzando un grande movimento di parroci e praticamente rivoluzionando questo ruolo, davanti alla crisi delle vocazioni e ai vuoti che si stavano creando per la mancanza di vocazioni e per l’invecchiamento inesorabile dei preti.
È nata cosi la figura del pastoral team , l’insieme di sacerdote e laici che in squadra provvedono a più parrocchie, coprendo i tanti servizi con la evidente esclusiva dell’amministrazione dei sacramenti ai sacerdoti, mentre ai laici può essere riservata la predicazione, la parola, la preghiera, la gestione delle chiese.
La somministrazione, non certo la consacrazione dell’eucarestia. Tutto questo faceva pensare che il vescovo Tasca sopportasse un po’ come un peso il ruolo impegnativissimo di presidente del Galliera e del Gaslini. Errore: quando si sono presentate le emergenze, dal saio francescano è spuntata una grinta inaspettata.
D’altra parte qualche segnale c’era stato, come quando, improvvisamente, Tasca aveva preso la parola in quella notte della grande manifestazione la Flottilla in partenza verso Gaza dal porto di Genova e in piazza Matteotti, davanti a una grande folla, dopo la sindaca Salis, aveva lodato quel grande impegno per aiutare i palestinesi massacrati nella striscia. Non si sa come finirà la battaglia del Galliera. Ma Genova, anche più in generale, ha scoperto un protagonista in più.