Politica

Il Referendum e la denigrazione “popolare” dei magistrati. Gli atti politici dei Pm e Gli Ayatollah del Diritto

La consultazione “popolare” di marzo si svolge in un clima “dialettico” devastante. Eppure, molti Pm voteranno Sì ed importanti esponenti politici non seguiranno la linea ufficiale del partito. Si tratta di un confronto “trasversale”: votare per il SÌ non significa schierarsi contro i Giudici e votare NO stare dalla loro parte. Non si comprende quindi il “linguaggio” di certi magistrati e ministri, mirato a delegittimare un avversario “inesistente”.

Un mio carissimo amico, al quale voglio bene come a una sorella, ce l’ha con i giudici ma voterà NO perché non sopporta la Meloni. La più bella definizione di “popolo” che ho appreso dai giuristi americani è la seguente: “Tutti coloro che non possiedono le conoscenze necessarie per assumere una decisione”.

Un chirurgo può benissimo essere incapace di compilare i moduli di una dichiarazione dei redditi. Secondo Voi, il premio Oscar Roberto Benigni sarebbe in grado di discutere sul falso in bilancio o sui problemi reali della Giustizia? Per questi motivi, i confronti “popolari” finiscono per basarsi sulla “denigrazione” e sulle “barzellette”, il modo più efficace di esprimersi degli “incolti”.

Il fenomeno non è solo italiano. Durante le elezioni presidenziali negli USA, si arriva alla diffamazione dei candidati avversari, come era accaduto ai danni di Biden e della Harris. Trump si rivolge ai Giudici della Corte Suprema che disattendono le Sue direttive in materia di dazi, con epiteti che imbarazzano le anime belle. Nessuno ha denunciato il tycoon per avere messo a rischio la credibilità della Giustizia Americana.

Ha certo ragione Mattarella a voler proteggere l’onore dei membri del CSM, tacciati di usare “metodi mafiosi” per spartirsi i posti di potere. Tuttavia, il problema del paese è più vasto: bisogna recuperare la dignità di deputati e senatori, dei membri di governo, delle burocrazie, dei sanitari, degli insegnanti, dei leader di partito, degli imprenditori, insomma della classe dirigente del paese, “dissacrata” dai movimenti qualunquisti e dagli “Ayatollah del Diritto”, per lunghi decenni.

Oggi, l’onore dei magistrati non è compromesso da singole comparse della politica, ma piuttosto dai giornali, dai social e dalle trasmissioni televisive che seguono i processi e criticano le sentenze sulla base del “sentimento popolare”. Sono stufo di sentir dire che gli italiani sono corrotti e corruttori per il fatto dei finanziamenti “irregolari” alla politica, mentre negli Usa puoi comprarti “regolarmente” la carica di ambasciatore per un milione di dollari. Sono stufo di ascoltare la voce di quanti vorrebbero aprire le frontiere a tutti gli immigrati di cui “non si può fare a meno” e tuttavia denunciano la povertà, la disoccupazione e la fuga all’estero di tanti giovani alla ricerca di un lavoro. Sono stufo di sentirmi dire che bisogna garantire l’Indipendenza della Magistratura, perché la Magistratura non è mai stata Indipendente. Non affronterò dunque i tecnicismi concepiti per dare corpo giuridico ai quesiti Referendari. Propongo invece una diversa chiave di lettura: una rivisitazione complessiva dei principali interventi a “gamba tesa” della Magistratura che hanno avuto serie conseguenze economiche e politiche per il paese.

I giudici che si stanno occupando di immigrazione e contestano la linea del governo, affermano di “applicare la Costituzione e le leggi internazionali”. Non è sempre stato così. Quando il governo Amato aveva proposto di depenalizzare i finanziamenti irregolari ai partiti, per contenere la “mattanza” di Mani pulite, i magistrati del “pool” si erano presentati alla televisione chiedendo di essere trasferiti ad altro ufficio.

A me sembra e lo dico con il rispetto dovuto a quegli “eroi” della Repubblica, che l’episodio non sia stato un esempio cristallino del doveroso rispetto del Legislatore da parte del potere giudiziario, ma piuttosto un atto politico. Esaminando la Rivoluzione meneghina con il distacco dello storico, risulterà evidente che i “protagonisti” erano cinque o sei Pm, tre o quattro Gip, sette o otto direttori di giornali o poco più.

I Pm erano un gruppo unito da un ideale comune: fare pulizia dei reati dei colletti bianchi. I Gip erano magistrati che arrivavano a correggere il testo delle richieste del Pm e firmavano gli arresti a fine giornata. I giornalisti avevano fatto un patto con le procure e ricevevano le informazioni sull’ora e il luogo degli “arresti” in cambio dell’esaltazione mediatica delle tecniche di indagine.

La Rivoluzione più “becera” del mondo è stata possibile per l’iniziativa di minoranze insignificanti. Ho sentito un ex Pm di quel periodo buio della democrazia, dichiarare alla televisione che il Parlamento della Seconda Repubblica, quello dei “moralizzatori”, aveva “depenalizzato” il reato di falso in bilancio, impedendo così il “risanamento etico” della Nazione. L’affermazione è falsa: la legge sul falso in bilancio era quella scritta nel vecchio codice. Il nuovo corso non è derivato da un sistema di leggi che regolano i comportamenti a partire da un certo momento, bensì da una interpretazione “innovativa” di norme già esistenti fin lì disapplicate.

In sostanza i giudici hanno legittimato per anni una prassi che improvvisamente hanno cominciato a perseguire con effetto retroattivo. Ci si trova dinnanzi “a una manipolazione della verità storica e a uno stravolgimento dello stato di diritto”, come affermava il procuratore capo della Repubblica di Roma, dott. Michele Coiro. Qualora si accettasse la tesi che i Pm milanesi applicavano la “legge vigente”, vorrebbe dire che la Magistratura della “Prima Repubblica”, era stata “complice” dei colletti bianchi per mezzo secolo.

Lo sapevate che i giudici della Corte dei Conti sedevano nel consiglio dell’Iri e non avevano mai sollevato questioni sull’attendibilità dei bilanci dell’Ente? Sarà certo un caso, ma la liquidazione del nostro patrimonio industriale pubblico coincide con l’iniziativa giudiziaria di Mani pulite che aveva decapitato la classe dirigente statale a suon di arresti e avvisi di garanzia.

Quei vecchi “boiardi” pensavano che assegnare una commessa senza gara ad un’impresa che ne aveva bisogno per non licenziare, non costituisse reato. Grazie agli “errori” di quella “corrotta” classe dirigente, i lavoratori italiani percepivano salari superiori di un terzo rispetto a quelli degli altri paesi europei. Nell’attuale Repubblica “etica” gli operai sono destinati alla cassa integrazione “permanente”.

La “notizia di reato” si ha quando la procura entra in possesso di elementi concreti, qualcosa di più di una lettera anonima o di un esposto basato su ritagli di giornale. Quando l’Iri venne richiesta di 3 esibire l’elenco di tutti i contratti superiori a cento milioni di lire, i Pm andavano alla ricerca di una “notizia” che ancora non esisteva. I Pm napoletani, dopo essersi dimostrati incapaci a contenere i rifiuti tossici accumulati dalla camorra nella Terra dei Fuochi, avevano cercato di impedire la costruzione del “termovalorizzatore” di Acerra, procedendo all’arresto sistematico degli amministratori e dei commissari governativi. Ci sarebbe voluta la militarizzazione dell’area e la sentenza della Cassazione a Sezioni Unite per risolvere il problema.

L’azione delle procure per bloccare gli impianti siderurgici ha avuto effetti economici negativi ormai irreversibili. Nulla da dire, salvo che i medesimi impianti proliferano in Francia e in Germania, in Polonia e negli altri paesi dell’Europa orientale, nella totale indifferenza dei magistrati e degli Organismi europei che bacchettano l’Italia. Per amministrare uno stabilimento considerato “inquinante” o gestire la ricostruzione di un ponte, i commissari “straordinari” pretendono “scudi” penali. L’occupazione abusiva dei Centri sociali per oltre venti anni e la condanna del Ministero degli Interni a pagare gli affitti, le spese e gli interessi, ci dice che per ottenere ed eseguire uno sfratto, i tempi della Giustizia italiana sono molto più lenti rispetto a quelli di altre giurisdizioni europee. Tutti gli osservatori politici hanno evidenziato che il declino dei partiti si deve alle “correnti”, che innescano compromessi e la spartizione delle cariche sulla base di “Manuali”.

Esistono oppure no le correnti interne alla Magistratura e se esistono è opportuno che siano eliminate? Qualunque ufficio aziendale, burocratico e istituzionale, può essere occupato destinando ai singoli “reparti nevralgici” gli uomini fidati o, come si dice, di una “corrente”. Quale maggior rischio di “condizionamento” può esistere rispetto all’appartenenza ad un gruppo?

Questa dinamica può spiegare il fenomeno delle “toghe rosse”. Bisogna andarci cauti quando si parla di “toghe rosse”: ne ho conosciute e apprezzate tante. Anzitutto ci “mettevano la faccia”. I pretori (iscritti a MD per il 95%) scrivevano nero su bianco che il “singolo” operaio non poteva essere licenziato perché la Costituzione prevede il diritto al lavoro. Il giudice fallimentare autorizzava la vendita dello stabilimento al compratore che riassumeva il personale, senza pagare una lira per i macchinari.

A Siena si dilapidavano enormi patrimoni degli azionisti per sostenere le aziende locali: il fenomeno “Monte dei Paschi” non sarebbe stato possibile senza l’aiuto di Pm e Gip che archiviavano gli esposti. Quando il dipendente di una Cassa di Risparmio preparava il dossier contro gli amministratori, i successivi arresti servivano ad aprire le stanze del potere ai gruppi vicini alle sinistre. Tanto di cappello a quei vecchi magistrati che avevano una preparazione tecnica fuori dell’ordinario e che ancora oggi ricordo con nostalgia. Personaggi che non nascondevano i propri ideali e che esibivano sulla scrivania i giornali e le riviste dei loro partiti.

Le indagini contro i dirigenti di Finmeccanica o dell’Eni, tutte concluse in un flop e che sono costate centinaia di milioni di euro all’Erario, si devono a nuove generazioni di Pm che nulla hanno a che fare con le “toghe rosse”. Per migliorare il livello dell’efficienza giudiziaria, non è sufficiente aumentare il numero dei magistrati e dei cancellieri o investire nell’informatica, dal momento che i Pm dispongono già oggi delle tecno strutture di Poliziotti, Carabinieri e Guardia di Finanza, un potere che non esiste in alcun paese democratico.

La Magistratura è l’unica Istituzione che ha il diritto di giudicare i reati di tutti i cittadini e di tutti i servitori dello Stato, ma nessuno è in grado di proteggere lo Stato contro gli abusi della Magistratura. O ne limiti il potere sottoponendola a controllo “esterno” per verificarne l’efficienza e sanzionare le responsabilità, come avviene in tutto il mondo, oppure questo Corpo separato resterà un’autarchia al servizio di sé stessa. E’ questo il vero obbiettivo del Referendum, che bisogna dichiarare a viso aperto agli italiani. Come cittadino faccio solo una domanda alla segreteria del CSM: i Pm le cui “gesta-flop” ho prima segnalato, una trentina in tutto, sono ancora in servizio?

Published by
Giorgio Oldoini