Politica

Il rumoroso silenzio dell’Occidente di fronte alle sparate e alle minacce di Trump

“Poiché non mi hanno dato il Nobel, non mi sento obbligato alla pace”. Sono parole di Donald Trump che fanno tremare milioni e milioni di persone. Il presidente non le sostiene sorridendo e magari rispondendo alla domanda di un giornalista. Lo scrive in una lettera indirizzata al premier norvegese Ghar Store. Che dire? Dobbiamo solo sperare che il tycoon abbia voluto far paura a quanti sono contrari alle sue decisioni. Niente di più, altrimenti il mondo è sull’orlo di un precipizio. Con tutta probabilità, gli uomini e le donne che hanno superato i cinquant’anni non percepiscono gli orrori di una guerra perché, per fortuna, non l’hanno vissuta. Ma chi ha i capelli molto bianchi e una buona memoria ricorderà le pene che abbiamo sofferto durante il periodo del secondo conflitto mondiale. Per cui si “gioca” ad essere il più forte senza pensare ai guai che potrebbero coinvolgere l’intero universo.

Siamo abituati alle “sparate” del numero uno degli Stati Uniti. Spesso, poche ore dopo aver lanciato un simile allarme, innesta la marcia indietro e capovolge il suo pensiero. Però, subito dopo aver scritto il messaggio al premier norvegese, le borse hanno subìto un tracollo mandando in fumo 225 miliardi. Significa che molti risparmi sono svaniti in un amen perché la gente teme che si possa essere alla vigilia di un tracollo senza confini. Tutto diventa incomprensibile: l’Europa è divisa, vorrebbe esprimere il proprio dissenso a Trump, ma non lo fa perché l’Occidente non può e non deve dimenticare quel che hanno voluto dire per noi gli Stati Uniti. La rinascita dopo la guerra, il traguardo di aver ritrovato la tranquillità, il boom economico che ha reso meno povere centinaia di migliaia di famiglie. Tutto dimenticato: la follia può arrivare sino a tanto?

I grandi della terra, (vogliamo dire la Cina, l’America e la Russia) hanno il dovere di riflettere e di tener lontana qualsiasi mossa che possa far precipitare la situazione. “Ordine e sicurezza sono doni che costano sacrifici a chi li garantisce”, ripete il Papa con parole che hanno un unico indirizzo. Oggi è la Groenlandia l’isola che fa gola a tanti: da Trump a Putin fino a Xi Jinping. Tutti se ne vorrebbero impossessare per le risorse che nasconde quella terra e per il pericolo che altri potrebbero arrivare prima degli altri. Fra tanti interrogativi, l’Italia che fa? Dà un colpo alla botte ed il secondo al cerchio perché Giorgia Meloni gode di un certo credito nell’Unione Europea, può sedere come pontiera ad un possibile tavolo internazionale e cerca in tutti i modi di convincere Trump affinché i propositi guerrafondai rimangano fuori ogni discussione.

Purtroppo, il nostro Paese non vive i giorni della concordia: questo è un sostantivo che pare sia stato cancellato dal vocabolario italiano. Non c’è soltanto la contrapposizione che divide destra e sinistra in un periodo in cui sarebbe necessario andare alla ricerca di un denominatore comune. I pro e i contro esistono pure fra gli alleati. I partiti che formano il governo non hanno spesso una sola identità. Giorgia Meloni suda le proverbiali sette camicie per non far saltare il banco. Non poche volte, Matteo Salvini prende una posizione che non corrisponde a quella della premier. Di mandare soldati in Ucraina non se ne parla, dice. “Servono assai di più nelle nostre strade dove la malavita spadroneggia in alcuni quartieri anche perché gli organici della polizia e dei carabinieri sono insufficienti”.

Allora, invece di unire i due schieramenti per un futuro meno burrascoso, si tende a dividersi anche là dove sarebbe necessario e fondamentale un orientamento diverso. Così avviene che pure tra i progressisti non corra buon sangue. La parte dei moderati è convintamente contraria alla segreteria del Pd che vorrebbe spostare sempre più a sinistra il timone del partito. “C’è una vera e propria caccia a quanti dissentono da questa posizione” ritiene Graziano Del Rio che affonda il dito nella piaga: “Soltanto le decisioni ondivaghe di Trump tengono unite le varie anime dell’opposizione”.

Le correnti vanno ognuno per conto proprio, di modo che districarsi in questo meandro di opinioni diventa difficilissimo. Si parla della sicurezza che il governo vuole assolutamente raggiungere, ma questa è un’altra opinione che fa scontrare maggioranza e opposizione. L’onnipresente Maurizio Landini pensa che “sia soltanto propaganda e nulla più”. La realtà è diversa se è vero, come è vero che la violenza non ha confini e travolge anche i giovanissimi che vanno a scuola muniti di coltello e uccidono un compagno per una banalissima questione.

È dunque urgente trovare una strada che riporti tranquillità in Italia e in Europa. “Uniti si vince”, ritiene un vecchio motto mai scomparso. Parlare di fratellanza sarebbe voler troppo, ma il buon senso potrebbe dare buoni risultati: sono quelli che tutti si aspettano al di là delle espressioni che non vogliono arrivare alla pace. Ecco una lezione che nessuno dovrebbe dimenticare.

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Bruno Tucci