(Foto d'archivio Ansa)
Come lo vogliamo definire il trasformismo dei parlamentari? C’è chi lo ritiene un vero e proprio sgarbo ai princìpi più elementari della vita politica, C’è chi, più moderatamente, pensa che quando si cambia idea non si fa peccato. “Sembra di assistere al mercato del calcio”, sostengono quanti sono contrari senza se e senza ma. Un giocatore di pallone può cambiare casacca durante l’estate o anche dopo e questo non significa essere dei traditori.
Siamo in presenza di professionisti che decidono il loro destino magari perché guadagnano assai di più. Diverso è il caso di un parlamentare divenuto tale perché credeva nell’ideologia di quel partito a cui si è iscritto e nel quale credeva. Il fenomeno spesso passa ora sotto silenzio, ma all’opinione pubblica questo trasformismo piace poco perché lo ritiene un tradimento. Sostantivo che i protagonisti del doppio salto respingono e lo rimandano al mittente. Dalla parte dei transfughi c’è anche la Costituzione la quale prevede che “ciascun parlamentare può agire senza il vincolo del mandato”.
Cioè, sale su un’altra barca e non gli succede nulla. Nemmeno se passa da destra a sinistra o viceversa. È comprensibile che chi guarda dal di fuori il Palazzo sia sconcertato. Ecco la ragione per la quale si è cercato di ridurre questo possibile cambio della guardia attraverso i regolamenti parlamentari.
Si va sul pratico senza giri di parole: “Ok, tu vuoi andartene da dove sei, ma devi pagare un prezzo con i cosiddetti incentivi economici (meno soldi alla fine del mese) o addirittura con la fine di incarichi che volevano dire aumento di stipendio con i tanto decantati bonus. Perchè il parlamentare si serve a volte del trasformismo? I motivi sono essenzialmente tre: il primo guarda al futuro e ad una maggiore probabilità di essere rieletto e di contare qualcosa oltre che al dio soldo; il secondo è caratterizzato dal potere e dall’ambizione di avere incarichi di governo, insomma di essere entrati nella stanza del potere; il terzo è soprattutto strategico, cioè è rivolto a quei partiti che vogliono alterare la maggioranza senza passare dal voto. Quest’ultimo è forse il comportamento che fa indignare di più chi va a votare. Quando un uomo o una donna a cui hai dato la tua preferenza perchè credevi nella sua buona fede cambia casacca soltanto perchè in questo modo la bilancia pende da una parte diversa da quella che avevi scelto. Ora, pur credendo fino in fondo alle regole e ai princìpi della nostra Costituzione, si può capire la reazione di quanti si recano alle urne e vedono la loro preferenza prendere altre strade o fornire un contributo che non era previsto il giorno in cui avevi deciso di dare il tuo appoggio all’uno o all’altro degli schieramenti. Questo è un interrogativo che se poni alla gente la risposta sarà sempre e soltanto una: “Se poi non ci fidiamo degli abitanti del Palazzo abbiamo si o no ragione?”.
È il solito argomento dell’assenteismo, cioè di quel fenomeno che preoccupa maggiormente i commentatori perché i numeri dell’affluenza alle urne continuano a diminuire” Non se ne può dei giochetti della politica in cui rientrano pure i capovolgimenti di fronte dei trasformisti che ingannano gli elettori, i quali li avevano scelti perché credevano nelle loro promesse”.
A farla breve, il cambio di casacca rende ancora più legittimo l’orientamento di chi deve andare a votare. Si leggono i giornali, si cerca in ogni modo di essere informati per non essere ingannati. Poi, avviene esattamente il contrario. Nei Palazzi si continua a litigare su argomenti che non attirano la gente. È giusto si o no il comportamento di Giorgia Meloni? Elly Schlein ha ragione quando risponde sempre in maniera negativa ai propositi della maggioranza? Interrogativi a cui nessuno replica perché l’importante è rimanere a galla con questa o quella forza politica.