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Ilaria Salis condannata a risarcire due ex collaboratori: il caso finisce in tribunale, lei annuncia ricorso

Il Tribunale del Lavoro di Milano ha condannato, in primo grado, l’eurodeputata di Alleanza Verdi e Sinistra Ilaria Salis a risarcire due suoi ex collaboratori per un importo complessivo di poco superiore ai 300mila euro. La vicenda riguarda la revoca anticipata dei contratti stipulati per lo sviluppo di progetti legati alla valorizzazione dell’attività parlamentare europea.

Secondo quanto emerso dalla sentenza, depositata lo scorso marzo dal giudice Franco Caroleo, i due assistenti avevano ricevuto nel marzo 2025 una comunicazione di recesso immediato, senza preavviso. Le motivazioni indicate facevano riferimento, in un caso, a una presunta incompatibilità ambientale e personale e, nell’altro, a un’attività lavorativa ritenuta non soddisfacente.

Il giudice ha quindi riconosciuto ai due ex collaboratori il diritto a percepire le retribuzioni che avrebbero maturato fino alla naturale scadenza dei contratti, fissata al 16 luglio 2029, calcolate su stipendi mensili rispettivamente di 2.900 e 3.000 euro.

Perché il giudice ha dato ragione agli ex assistenti

Alla base della decisione c’è il principio secondo cui spetta al datore di lavoro dimostrare l’esistenza di una giusta causa per interrompere anticipatamente un rapporto contrattuale. Nel provvedimento si evidenzia che Ilaria Salis non si è costituita nel giudizio di primo grado, rimanendo contumace, e che pertanto non ha fornito elementi a sostegno della legittimità del recesso.

Per questo motivo, il Tribunale ha ritenuto di dover dichiarare “l’insussistenza della giusta causa nei recessi impugnati”. La sentenza, comunque, non è definitiva e può essere impugnata nei successivi gradi di giudizio.

La notizia ha acceso il dibattito politico, con diversi esponenti del centrodestra che hanno chiesto le dimissioni dell’eurodeputata. “Predicano bene, ma razzolano male. Anzi, razzolano malissimo”, ha dichiarato il senatore di Forza Italia Maurizio Gasparri. Dello stesso tenore anche le parole del vicepresidente della Camera Fabio Rampelli: “C’è chi difende il lavoro e i lavoratori con le chiacchiere e chi, come Ilaria Salis, sceglie persino di umiliarli. Licenziare senza giusta causa i propri collaboratori è un atto meschino che mette alla porta persone dall’oggi al domani e che non permette loro il tempo per riorganizzare la propria vita”. Il vicepremier Matteo Salvini ha invece commentato la vicenda con un ironico “spiace…” pubblicato sui social.

La replica di Ilaria Salis: annunciato il ricorso

In serata è arrivata la risposta dell’eurodeputata, che ha contestato la decisione del Tribunale spiegando di non aver potuto difendersi nel primo grado del procedimento. “E’ una vicenda surreale, non ho potuto difendermi in primo grado”, ha affermato Salis, precisando di aver “già impugnato il procedimento” e che la causa “è attualmente pendente in appello e sono pertanto fiduciosa che il successivo grado di giudizio consentirà di accertare correttamente i fatti”.

L’eurodeputata ha inoltre respinto le accuse di aver agito senza motivazioni, sostenendo che “La decisione di interrompere la collaborazione con i due assistenti non è stata arbitraria, improvvisa, né priva di motivazioni. Era diventata, al contrario, necessaria per tutelare il corretto esercizio del mio mandato parlamentare, le risorse pubbliche affidate alla mia responsabilità e, in ultima analisi, le persone che rappresento”. La vicenda giudiziaria proseguirà ora davanti alla Corte d’Appello, chiamata a riesaminare il caso.

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Francesca Ripoli