Iran, la grande illusione: giorni e settimane di guerra per non cambiare nulla? (Fonte Ansa) - Blitz Quotidiano
Vedrai, dopo la morte di Ali Khamenei, l’Iran cambierà. Finirà la dittatura, potrebbe affacciarsi nel Paese la democrazia. Si avrà la libertà di parlare, di manifestare. I giovani torneranno ad essere giovani, la donne andare in giro senza velo e magari con la minigonna, se un giornale criticherà chi è al potere non rischierà di sparire insieme con chi lo dirige. Un sogno, soltanto un sogno.
Una manciata di giorni dopo la fine della guida suprema ecco salire alla ribalta il suo secondogenito che si chiama Mojtaba. Presenta subito il suo biglietto da visita facendo leggere ad una speaker della tv di Stato quello che intende fare. fin da subito. Non appare, non parla, forse perché non vuole farsi vedere ragione per cui le indiscrezioni che lo vogliono gravemente ferito non sono frutto della fantascienza o dei pochi oppositori. Non è un particolare di grande importanza: quello che fa rabbrividire è il programma che il nuovo tiranno lancia al Paese ed ai nemici. “Vendicheremo i nostri morti, saremo forti come prima, forse più di prima. Chi ha invaso l’Iran sarà punito”. Infine, il colpo di teatro che potrebbe provocare una crisi economica che toccherà tutto il mondo: “Lo stretto di Hormuz sarà chiuso, chiunque proverà a navigarlo non si salverà”.
Ecco, il disegno con cui il figlio di cotanto padre si presenta al Paese ancora sotto choc. Ma le parole che fa leggere in tv non sono rivolte soltanto ai compatrioti, ma soprattutto ai nemici che credevano di “eliminarci in pochi giorni”. In parole semplici, l’Iran non si piegherà e chi ha provato a “sbarazzarsi di noi” avrà il pane per i suoi denti. Nulla cambia, dunque, in quel territorio che Trump e Netanyahu pensavano di abbattere nel giro di poche settimane.
La chiusura di quel tratto di mare su cui l’Iran comanda non verrà riaperto ed il danno che ne potrebbe derivare sarà incalcolabile. Il petrolio già alle stelle (100 dollari per un barile) potrebbe raddoppiare e gran parte se non tutta l’Europa ne potrebbe pagare le conseguenze. Lo stesso ritornello vale per chi abita oltre Oceano: insomma, si dovranno patire giorni duri se la crisi del Medio Oriente non sarà risolta. Se si deponessero le armi e si ridesse spazio alla diplomazia non sarebbe vantaggioso per l’uno e per gli altri? Mettiamo da parte le idee bellicose, i proclami che non servono come le fake news dell’informazione. Serve il buon senso e la calma perché il mondo intero vuol vivere in pace, dove il sostantivo guerra non deve avere spazio.
La gravità della situazione internazionale non fa arretrare il grosso conflitto che divide le forze politiche italiane. Si vota non questo, ma il prossimo weekend e si spara a pallettoni per mettere in difficoltà l’avversario. Meloni contro Schlein, Conte che spinge sull’acceleratore per evitare che la segretaria del Pd ne tragga vantaggio, Fratoianni e Bonelli che intervengono solo per parlar male di Palazzo Chigi (il resto non conta), Calenda che è ondivago, Renzi che deve dire si alla riforma per vicende personali che non ha dimenticato, il generale Vannacci speranzoso di strappare qualche preferenza ai nostalgici del tempo che fu. Una miscela esplosiva che chiama in campo tutti i big della politica, La premier a Milano, approfittando di un evento promosso dai Fratelli d’Italia, sostiene che “serve il coraggio di cambiare quello che sembrava intoccabile”. Parla di se stessa e dice: “Io non sono fatta per galleggiare, non mi dimetterò se il No avesse la meglio, Saranno gli italiani nel 2027 a dirmi se debbo lasciare o continuare”.
Per il momento, secondo la Meloni, la divisione delle carriere serve all’Italia, non al governo. La Schlein non è da meno: sono almeno venti giorni che gira per l’Italia per convincere quei dubbiosi che non si fidano dei politici e disertano le urne. La segretaria (che deve sudare le proverbiali sette camicie per le tante correnti che dividono il Pd) non si lascia zittire. Le sue parole sono inequivocabili: “Il governo pensa di poter decidere al posto dei giudici”. È sferzante la donna che gli amici-nemici dei dem non hanno visto arrivare. Ma i riformisti non tacciono e sia pure se non ufficialmente ripetono che la Schlein è stata, con le sue idee rivoluzionarie, “la più grande alleata dell’attuale esecutivo”.
Sembra non aver mai fine questa guerra infinita tra destra e sinistra finché a tarda sera le due donne più importanti del nostro Paese non si sentono al telefono, Non è fondamentale sapere chi ha chiamato, l’importante è che qualcosa di positivo si muova per il bene del nostro Paese.
Il referendum è un appuntamento forse decisivo per sapere chi governerà l’Italia dopo le elezioni del 2027 e chi, quindi, siederà a Palazzo Chigi. Ma è ancora più essenziale rendersi conto che la guerra in Medio Oriente sta attraversando i confini e potrebbe coinvolgere la nostra terra. Allora, sarà bene respirare, usare il buon senso e mettere in disparte le ideologie per assicurare agli italiani un avvenire lontano dalle atrocità di un conflitto in cui potrebbe apparire l’atomica. Dio ce ne scampi e liberi.