(Foto Ansa)
Con il 97,3% dei voti scrutinati, il Likud del premier Benjamin Netanyahu guadagna un seggio a scapito del partito ultraortodosso Shas, salendo a quota 27. Resta invariato l’equilibrio tra i blocchi politici: la coalizione guidata da Netanyahu si attesta a 53 seggi, il Blocco del Cambiamento a 48, mentre i partiti arabi ne conquistano complessivamente 19.
Nel dettaglio, Yashar! di Gadi Eisenkot ottiene 21 seggi, Bennett-Lapid 12, la Lista Araba Unita 11, i Democratici e Ra’am 8 ciascuno. Seguono Israel Beiteinu, il partito di Itamar Ben Gvir e Giudaismo Unito della Torah con 7 seggi ciascuno. Shas e Sionismo Religioso di Bezalel Smotrich si fermano a 6.
Intanto, si allarga il caso delle presunte interferenze straniere nelle elezioni israeliane del 27 ottobre. Turchia e Qatar hanno respinto le accuse di aver cercato di influenzare il voto attraverso finanziamenti destinati a favorire la partecipazione della comunità araba.
“Le affermazioni che circolano su alcuni organi di stampa internazionali e sulle piattaforme di social media, secondo cui ‘la Turchia avrebbe interferito nelle elezioni in Israele’, sono del tutto prive di fondamento”, si legge in una nota del comitato per la disinformazione della presidenza turca. “Tali accuse fanno parte di una campagna di disinformazione deliberata e palese, volta a manipolare l’opinione pubblica. Invitiamo l’opinione pubblica a non dare credito a queste notizie e accuse false, che hanno il solo scopo di trarre in inganno”, aggiunge il comunicato.
Anche Doha ha respinto le contestazioni. “Smentiamo categoricamente le affermazioni secondo cui il Qatar avrebbe interferito nelle elezioni israeliane o finanziato attività volte a influenzarne l’esito”, ha dichiarato il portavoce del ministero degli Esteri, Majed Al Ansari. “Accusano il Qatar di aver corrotto Benjamin Netanyahu, la sinistra politica israeliana e ora, in quest’ultima campagna elettorale, il voto arabo. Si tratta di accuse tanto ridicole quanto pericolose”.
Secondo quanto riferito dall’emittente israeliana Channel 13, il Qatar avrebbe trasferito fondi per incentivare la partecipazione al voto nella comunità araba attraverso canali già utilizzati in passato per il finanziamento del terrorismo, tra cui cambiavalute e istituzioni locali. Allo Shin Bet sarebbero state presentate informazioni concrete a sostegno dei sospetti, poi trasmesse al presidente della Commissione elettorale centrale, il giudice Noam Sohlberg, che ha chiesto un approfondimento investigativo.
Il direttore generale ad interim della Commissione, Dean Livne, ha tuttavia escluso l’esistenza di elementi a sostegno di violazioni sistematiche della regolarità elettorale. “Le elezioni per la Knesset si sono svolte legalmente. La regolarità delle elezioni è stata garantita con ogni precauzione e, per quanto è a nostra conoscenza, non vi sono elementi a sostegno di accuse di violazione sistematica della regolarità elettorale”, ha scritto rispondendo al deputato di Yesh Atid Vladimir Beliak.
L’inchiesta riguarda anche presunti pagamenti in cambio di voti a favore di Ra’am. Il Likud ha sostenuto che le elezioni sarebbero state “rubate” dai partiti arabi, accusandoli di corruzione, minacce, violenza e frodi elettorali. Fonti della polizia israeliana hanno però riferito che non esistono prove investigative o di intelligence a sostegno di tali accuse.
Dura la reazione di Sami Abou Shahadeh, leader di Balad, uno dei partiti arabi della Lista Unita. “Un uomo accusato di corruzione, frode e abuso di fiducia continua a incitare all’odio contro il 20% dei cittadini del Paese”, ha scritto su X, riferendosi a Netanyahu. “Non dobbiamo permettere all’estrema destra di rubare le elezioni o di trascinare il Paese verso una nuova tornata elettorale basandosi su accuse inventate e deliranti”.