Politica

Italia tra crisi politica ed economica: il 2027 sarà l’anno decisivo

Non è un periodo esaltante per l’Italia. I dati dell’Unione Europea ci dicono che il nostro Pil nel 2026 crescerà soltanto dello 0,6 per cento. Ultimi in classifica, primi per il debito pubblico. Sui numeri non si può discutere, la realtà è questa, dobbiamo farcene una ragione studiando seriamente il futuro per non essere travolti dalla crisi. A tutto si aggiunga la delicata situazione politica che non promette nulla di buono.

Crescita ferma e tensioni politiche: l’Italia davanti a un bivio

La destra al potere non ha più la maggioranza di qualche tempo fa, la sinistra preme per dare la spallata definitiva a chi guida il Paese. Si cerca in tutti i modi di correre ai ripari: Giorgia Meloni suda le proverbiali sette camicie per evitare che la situazione precipiti, ma non sempre i suoi compagni di cordata l’aiutano. Anzi, forse senza accorgersene, si comportano in modo che alla fine i risultati non tornino.

La nuova legge elettorale e il timore dell’ingovernabilità

Quali sono i problemi più urgenti? Per il governo è quello di trovare il modo di non perdere le elezioni nel 2027 tornando all’opposizione. Finirebbe la stabilità tanto predicata dalla premier con la prospettiva di un pareggio che complicherebbe ancora di più il futuro. Si tornerebbe ai governi tecnici che di tecnico non hanno nulla, a quelli balneari definiti così perché avevano la durata di una sola estate. Un passo indietro e il sogno della destra che svanisce. Che cosa si può fare per evitare un continuo cambio della guardia a Palazzo Chigi? Il jolly, si dice, sta nella nuova legge elettorale (presto in discussione alla Camera) che potrebbe essere un buon viatico per chi oggi è in maggioranza. Comunque sia, una legge che allontanerebbe il pericolo di un pareggio, pieno di sofferenze che il Paese ha già patito.

D’accordo, però chi è al governo dovrebbe scrollarsi di dosso la forte sconfitta subita al referendum e lavorare in questi mesi che mancano alle elezioni per riprendere quota. Oggi gli ultimi sondaggi danno al campo largo dell’opposizione un esiguo vantaggio che viene smentito da altre valutazioni, entrambe di parte. La verità è che il voto sulla riforma della giustizia non ammette discussioni: il risultato è stato un vero e proprio campanello d’allarme che deve essere preso in seria considerazione se si vuole avere ancora la speranza di non lasciare ad altri la poltrona di Palazzo Chigi.

Centrodestra e opposizione: leadership fragili e alleanze incerte

Dato a Cesare quel che è di Cesare, bisogna dire che anche la sinistra soffre per la presenza di troppe prime donne che smaniano per tagliare il traguardo. Elly Schlein e Giuseppe Conte sono alleati, ma lo rimarranno anche in futuro quando si dovrà decidere chi dovrà succedere alla Meloni? È soprattutto questo il rebus che attanaglia l’opposizione perché il leader dei 5Stelle non ha digerito la sconfitta per la quale dovette abbandonare la guida del governo e darà quindi battaglia con tutte le sue forze. Un altro dato è importante sottolineare: è proprio sicura la minoranza che nel 2027 i voti le daranno ragione? Se così fosse, cioè se questa circostanza fosse certa, non si capisce perché a Mestre i dem abbiano aperto una vera e propria scuola che insegna agli islamici come comportarsi alle urne, cioè in che modo votare senza fare errori. Una croce o una x sul simbolo scelto. Basta così.

Si domanda alla sinistra: che società vorrà in futuro? È un interrogativo che i simpatizzanti di questi schieramenti si pongono girandoli al vertice dei partiti che dovrebbero vincere le elezioni. Tante belle parole, una infinità di partecipazioni ai talk show (in specie a quelli in sintonia), ma nessun programma chiaro che indichi la strada da seguire. È il rimbrotto o meglio l’invito che i 5Stelle mandano in via del Nazareno: prima di parlare di campi larghi o stretti si metta per iscritto un programma sul quale in futuro non ci debbano essere discussioni che portino a litigi e a conseguenti divisioni.

Guerre, crisi energetica e instabilità globale: le paure che pesano sull’Europa

Il braccio di ferro tra le due forze politiche italiane (destra e sinistra) non hanno fatto dimenticare all’opinione pubblica quel che è successo a quegli attivisti della Flotilla che volevano raggiungere Gaza. Dopo essere stati intercettati e arrestati in alto mare (in acque internazionali), i vari gruppi hanno raggiunto un porto israeliano e qui ne hanno subito di cotte e di crude: calci, pugni, strattoni, minacce con coltelli puntati alla gola, polsi legati, inginocchiati in terra mentre venivano insultati e derisi addirittura dal ministro della sicurezza, uomo fidato di Benjamin Netanyahu. Ora c’è chi ritiene che il ministro Itamar Ben Gvir (è il nome) deve dimettersi immediatamente, ma non basta perchè gli oltranzisti sostengono che anche il presidente israeliano dovrebbe essere messo sotto accusa dall’Unione Europea.

Siamo così malati noi italiani per via della crisi energetica o anche gli altri paesi del vecchio continente soffrono per la chiusura dello Stretto di Hormuz e per le guerre che continuano a imperversare? Nel Golfo Persico, la situazione è oscillante: un giorno pare che la tregua sia vicina; quello seguente si torna punto e da capo. In Russia, gli Ucraini hanno attaccato con una pioggia di missili una base dei servizi segreti russi uccidendo un centinaio di 007 e ferendone molti altri. Si può essere tranquilli stante questa situazione internazionale oppure dobbiamo temere il peggio? È un interrogativo che si dovrebbero porre i grandi della terra che continuano a guerreggiare con le minacce senza capire (o forse sì) il pericolo che il mondo sta vivendo per la bomba atomica in grado di cancellare in un attimo intere città. Leone XIV invoca la pace, i fedeli gli sono vicini e lo seguono, ma c’è chi non crede a queste parole e mette sotto scacco i paesi europei e d’oltre oceano. Fino a quando?

Published by
Bruno Tucci