Italia e Spagna, guerra di nervi tra Meloni e Sanchez con un occhio alle prossime elezioni (Fonte Ansa) - Blitz Quotidiano
Che cosa vuole la Spagna di Pedro Sanchez? Il presidente madrileno recalcitra, si offende, è contro Giorgia Meloni perché ha chiuso i confini violando il trattato di Schengen. Prima lancia un ultimatum di 48 ore, ma dopo aver letto la risposta della nostra premier anticipa la vendetta e afferma che per gli italiani sarà più complicato andare a visitare Barcellona, Valencia, Malaga, Saragozza, la stessa Capitale. Fa un dispetto a noi o a quei commercianti spagnoli che aumenterebbero di molto i loro guadagni? Sanchez non fa marcia indietro, ritiene che la Meloni sia un irresponsabile e faccia un danno all’intera Europa. Non si chiede perché Roma ha voluto seguire la strada della prudenza. A Ceuta, qualche giorno fa, sono sbarcati più di settantamila immigrati: clandestini o no non è dato saperlo.
A migliaia sono tornati a casa perché non gli hanno dato nemmeno una briciola da mettere sotto i denti. Sono rimasti in territorio spagnolo oltre nove mila irriducibili che non hanno voluto sentir ragioni. Sono “alloggiati” in spiaggia sotto il sole cocente; qualcuno più fortunato ha trovato l’ombra di un albero, come se fosse il tetto di una casa. Gli altri? Hanno avuto l’aiuto dei circa 85 mila abitanti di quella cittadina: qualche pasto, bottiglie d’acqua per non morire di sete. Niente altro. Come mai?
Sanchez non era il leader che sosteneva: “Apriamo le porte a tutti, è una questione di umanità?”. Poi leggi invece che Sanchez (amorevolmente) è andato in ferie nelle Canarie lasciando il rospo ai suoi ministri. Non è proprio quella la Spagna aperta di cui si vantava! Si scopre infatti che il buon Pedro ha costruito due hub in Mauritania e lì bivaccano immigrati in attesa di ritornare in Patria. Gli inviati che sono andati a verificare hanno riportato nei loro scritti che le condizioni in cui vivono quei disperati sono ignobili.
Sanchez in Italia ha trovato pane per i suoi denti. Forte della circostanza che molti esponenti della nostra sinistra lo amano, pensava che si potesse mangiare in un boccone la presidente del consiglio. “Noi non accettiamo ultimatum da nessuno. Se abbiamo chiuso
i confini è perché vogliamo bene ai nostri concittadini”, tuonava Giorgia.
Per quale ragione, il leader spagnolo pensava di intimidire la Meloni facendole fare una brutta figura anche con i suoi italiani? Lo abbiamo appena accennato: Sanchez, per le decisioni sugli immigrati e contro Trump, è considerato dalla sinistra un idolo, tale da essere preso come esempio. Strano atteggiamento: solo per propaganda elettorale si sovrappongono gli interessi dettati dalla propria ideologia andando contro il Paese che rappresentano.
D’altronde, basta dare un’occhiata a quel che sta succedendo in Italia per capacitarsene. È una guerra senza confini tra maggioranza e opposizione. Del “politically correct”, chi se ne frega. Pure vincere una sola battaglia può avere il suo peso. Così, si va avanti mettendo da parte gli interessi del Paese e i suoi problemi perché nel 2027 ci sono le elezioni politiche e l’obiettivo è sbaragliare il campo degli avversari. Per tagliare questo traguardo non si guarda in faccia nessuno, nemmeno quelli che dovrebbero essere considerati amici. Un esempio? Fra Giuseppe Conte ed Elly Schlein chi diventerà il candidato del campo largo che deve mandare a casa Giorgia Meloni? La segretaria fa di tutto per accontentare il leader dei 5Stelle provocando la reazione dei riformisti del Pd che non vedono l’ora di cambiare cavallo in via del Nazareno. Conte fa finta di essere un sicuro alleato, ma prima o poi (forse prima) darà l’assalto alla diligenza nel momento opportuno.
Che sia un tempo delle divisioni non lo dimostra solo la politica: anche nel mondo dell’informazione c’è molto fermento: qualcuno ha voglia di passare la soglia di Montecitorio o di Palazzo Madama per sedersi accanto ai rappresentanti del popolo; altri, più semplicemente, di fare un salto di qualità servendosi delle amicizie maturate negli ultimi anni. Si dice che Paolo Mieli potrebbe diventare ministro nel caso in cui la Meloni fosse battuta.
Si vocifera ancora che La Stampa e la Repubblica dovrebbero avere presto un nuovo direttore. Anche il vertice del più quotato quotidiano italiano (Il Corriere della Sera) traballa e non durerà molto: Sigfrido Ranucci forse resterà alla Rai, ma senza la sua trasmissione preferita.
Infine, si sussurra che non ci sia più la pace tra Enrico Mentana e il suo editore, Urbano Cairo. Svanito il sogno del Corriere chi potrebbe andare a sedersi sulla poltrona di Via Solferino? Un giornalista super partes oppure un altro che guarda a destra o a sinistra? Verrà il giorno dello spoil system e allora ne succederanno delle belle.