La crisi di Ceuta e lo scontro tra Italia e Spagna (foto da video) - Blitz quotidiano
La pace tra Italia e Spagna è di là da venire. Lo sbarco a Ceuta dei quarantamila marocchini ha lasciato il segno. Pedro Sanchez se ne è andato in villeggiatura ed ha lasciato alla sua squadra di risolvere il problema che non è affatto facile. L’autorità iberica continua a sostenere che il nostro governo non è acapace di affrontare una questione così complicata come quella degli irregolari. Roma risponde con le cifre: “Rispetto allo scorso anno gli arrivi sono stati 55 per cento in meno”.
C’è un rimbalzo di responsabilità e nessuno fa marcia indietro. La Spagna accusa l’Italia di aver stracciato il trattato di Schengen chiudendo i confini. Si replica parlando di sicurezza, un sostantivo che piacere poco a Sanchez. Di quei disgraziati che, molti a nuoto, sono giunti in Spagna se ne interessano pochi. A migliaia sono tornati in Patria perchè non avevano nemmeno una briciola da mettere sotto i denti. Un centinaio sono purtroppo annegati e di questo dramma la Spagna tace.Pensate se fosse successo nel nostro territorio: sarebbe accaduto il finimondo. Si sarebbe chiamata la Meloni in Parlamento a spiegare le ragioni di un simile sfacelo, le nostre forze dell’ordine messe sotto accusa, del ministro Piantedosi se ne sarebbero chieste le immediate dimissioni. Fino ad arrivare alla crisi dell’esecutivo e alle probabili elezioni politiche.
In Spagna è sceso il silenzio sui morti e ci si dimentica pure di quei duemila disperati che non sono voluti tornare in Marocco perché lì non avevano un lavoro e morivano di fame. Questo gruppo di irriducibili vive in spiaggia sotto un sole cocente, tranne qualche fortunato che ha trovato un posto sotto gli alberi. “Li fanno morire di fame e di sete”, dice uno degli 85 mila abitanti che vivono in questa città che pur essendo spagnola e quindi europea gravita sulla costa africana. Difatti la metà sono marocchini e quindi islamici, gli altri spagnoli e cattolici. Gente per bene che pur avendo paura degli sbarchi pieni di irregolari, è pronta a portare conforto a questo gruppo che non ci pensa nemmeno a fare marcia indietro. Qualche piatto da mangiare, bottiglie d’acqua per non morir di sete. Sperano in un miracolo e ad un lavoro per poter tirare avanti.
Tutte le discussioni vertono su chi ha ragione e chi torto tra Italia e Spagna. Alla Meloni si rimprovera di aver chiuso i confini pur non essendoci nessun pericolo di una “invasione straniera”. Roma ricorda il fallimento della politica di Sanchez per aver aperto le porte della Spagna senza alcuna prevenzione e con molta leggerezza e superficialità. Comunque sia, nonostante le grida e il fracasso dell’opposizione qualche risultato degno di nota la nostra premier lo ha ottenuto. Gli hub per ricevere i clandestini che saranno rispediti in Patria si moltiplicheranno, i CPR saranno costruiti in fretta, forse prima delle elezioni del 2027. Insomma il progetto Albania, tanto contestato per lo spreco di danaro, dovrebbe diventare (anzi diventerà) un esempio per gli altri Paesi del vecchio continente che si rendono conto del pericolo di una emigrazione di massa che renderebbe poveri tutti.
“Madrid mette a rischio il vecchio continente”, tuona Max Weber, capogruppo del partito popolare europeo. Gli fa eco qualcuno che ha le sue stesse idee: “Vogliono i confini blindati a casa loro e aperti a casa nostra”, i giornali vicinissimi alla sinistra italiana si leccano le ferite e qualcuno riconosce che alla fine, prima o poi, avverrà “il rilancio delle deportazioni”. Un altro quotidiano, non gradito alla maggioranza scrive a caratteri cubitali che L’Unione Europea è stata stregata dalla Meloni e che Sanchez, oggi come oggi, è un isolato.
Non cadiamo nelle trappole dei due opposti schieramenti, ognuno dei quali tira l’acqua al proprio orticello. Si parla tanto di sicurezza: bene, il giorno in cui non ci saranno più irregolari, che gli sbarchi porteranno emigrati con un lavoro certo, potremo vivere in un mondo più tranquillo e più solidale.
Alla vigilia delle vacanze estive il Parlamento dovrebbe trascorrere gli ultimi giorni senza quel clamore forsennato che non piace affatto alla gente. Novità? Fallisce l’incontro voluto dalla Schlein per acquetare Conte, si parla di primarie si o no e torna a suonare il ritornello della candidatura della segretaria del Pd o del leader di 5Stelle. I rumors dicono che si sta lavorando per trovare un personaggio che metta d’accordo tutti. I nomi sono tre (non ufficiali, per carità): Roberto Gualtieri, Gaetano Manfredi e Silvia Salis. Tre sindaci sulla linea di partenza. I favoriti che fine faranno? Alla Schlein andrebbe la Camera, a Conte il Senato. E sul Colle? Al tempo, si vedrà.