Politica

I dubbi sulla “politica del pendolo” di Giorgia Meloni all’estero

La politica estera della Meloni è un disastro. La Presidente del Consiglio continua a sostenere che si muove “per difendere gli interessi nazionali italiani”, come in occasione del recente viaggio nel Golfo Persico, ma si fatica a trovare nel suo operato testimonianza di un’incisiva azione politica in questa direzione.

Anzi, semmai la realtà ci dice l’esatto contrario, ovvero che i danni sono maggiori dei benefici e che l’irrilevanza è l’orizzonte massimo al quale può ambire questo Governo nel quadro internazionale.

La Meloni non ne ha azzeccata nemmeno una tra previsioni, dichiarazioni ed analisi. La lista delle occasioni perse è lunga. Ne cito solo una, la più surreale di tutte per distacco. Stizzita e compiaciuta ha sponsorizzato Trump per un possibile futuro Nobel per la Pace, che è come chiedere all’Avis di premiare Dracula miglior donatore di sangue dell’anno.

In molti hanno creduto che fosse un video fake, ed invece era proprio lei, l’originale, Dio, patria e famiglia. Ora, le cose sono due: o abbiamo a che fare con una principiante – ma non è questo il caso perché la Meloni non lo è – oppure, in questi quattro anni, tra fare veramente la Presidente del Consiglio o continuare ad essere leader di Fratelli d’Italia ha scelto sciaguratamente il secondo ruolo; e non cambia niente rinvangare nella discussione l’operato dei suoi predecessori, perché oggi a Palazzo Chigi c’è lei, nel bene e nel male.

Forse è sbagliato aspettarsi qualcosa di diverso dalla Meloni. Il suo Viceministro Salvini è andato in Ungheria per fare campagna elettorale a favore di Orban, lei stessa si è spesa per sostenere il Primo Ministro ungherese, il loro brodo politico è quello, una destra sovranista che guarda con simpatia alle cosiddette “democrazie illiberali” e che porta nei propri portafogli il santino di Trump.

La Meloni si è fatta guidare dalla propria appartenenza politica a discapito dell’interesse collettivo. Il prezzo che pagherà in termini politici sarà molto salato.

La recente sconfitta referendaria ha posto l’accento proprio su questo aspetto. L’Italia della Meloni cammina lungo il pericoloso crinale dell’interesse di parte mascherato da una “politica del pendolo” che oscilla, a seconda delle situazioni, da una parte e dall’altra. Sicuramente una furberia che la sberla arrivata dal NO referendario ha smascherato, ammesso che ce ne fosse bisogno vista l’evidenza dei fatti.

Il messaggio spedito dagli elettori è stato chiaro: in Italia non c’è spazio per una destra in stile Maga.

La Meloni dovrà fare i conti con un elettorato giovane che non si orienta seguendo le ideologie o i partiti, ragazzi e ragazze che stanno dalla parte della democrazia, della Costituzione, che vogliono salvaguardare il pianeta minacciato dalle attività umane, e che si schierano, senza se e senza ma per la pace.

La Presidente del Consiglio è andata in Parlamento per l’informativa sull’azione di Governo, un intervento il suo che di fatto apre la campagna elettorale del 2027 senza però entrare nel merito dei veri problemi. Ma tant’è, figlia anche lei del Novecento è vittima della propria ideologia.

Al di là dei baci e degli abbracci adesso ha pochissimo margine di manovra: non può continuare a sostenere Trump come ha fatto fino ad oggi perché altrimenti si condannerebbe alla sconfitta, soprattutto ora che nel mirino della Casa Bianca è entrato anche il Vaticano, ma non può nemmeno voltare le spalle perché lei sta dalla sua parte; non può diventare europeista perché non lo è, ma non può non esserlo visto quel che sta succedendo. Insomma, la Meloni è alle strette. Le ricette sovraniste della destra mostrano tutta la loro inadeguatezza per governare i processi sociali ed economici in corso. L’azione del Governo Meloni si complica notevolmente. Solo la Sinistra può salvarla!

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Emiliano Chirchietti