Politica

La distruzione dei Valori unificanti della Repubblica italiana

Durante la Monarchia Sabauda, il Re era tale in nome di Dio, non del popolo, e la Religione Cattolica, Apostolica e Romana era la sola Religione dello Stato. Gli altri culti erano “tollerati” così come avviene oggi nei paesi musulmani, in esclusiva sintonia con Allah.

Lo Statuto Albertino riconosceva anche una sorta di potere temporale alla Chiesa perché gli alti prelati venivano chiamati a far parte del Senato del Regno. Era quindi naturale che lo Stato si impegnasse a sostenere il clero sul piano materiale attraverso i Patti Lateranensi del 1929, che prevedevano: l’esenzione per la Città del Vaticano dalle tasse e dai dazi sulle merci importate, l’insegnamento della religione cattolica nelle scuole, il matrimonio religioso con effetti civili, l’esenzione del clero dal servizio militare, il riconoscimento del carattere Sacro della Città di Roma.

Il Concordato del 1984 abolì l’obbligo dell’insegnamento della religione e il sostentamento del clero; in cambio venne introdotto l’otto per mille. Il mancato riconoscimento dell’otto per mille agli islamici deriva dal fatto che questa Religione non sottoscrive la Carta dei Valori richiesta dallo Stato italiano, perché non accetta Autorità al di sopra dell’Islam. Non dobbiamo pensare alle Chiese come ad organizzazioni che ottengono solo rendite parassitarie.

La Chiesa ha salvato l’Europa dalle barbarie e dalla sopraffazione dei potenti nel corso dei secoli. La Chiesa beneficiava gli indigenti e dava ai giovani un’istruzione. La forza della Chiesa si basava sull’azione dei parroci; il popolino poteva temere l’autorità del vescovo, ma il suo affetto andava al parroco, che spesso divideva con lui la povertà e magari anche i lavori dei campi. Come fanno oggi i preti di strada e quelli dei rioni abbandonati dallo Stato.

La Chiesa cattolica era per natura contraria al “commercio” e ai tassi di interesse, aveva santificato la povertà e punito la ricchezza, aveva sollevato i lavoratori dalla fatica con feste così numerose che nel 1550 c’erano nei paesi cattolici 115 giorni non lavorativi all’anno. I teologi riconosciuti dalla Chiesa avevano difeso la determinazione dei “giusti prezzi” per i generi di prima necessità.

Durante la Rivoluzione industriale, in ogni parrocchia veniva riscossa una tassa per i poveri inadatti al lavoro. La rivoluzione borghese e quella russa hanno posto fine a quell’epoca e hanno trasferito allo Stato i compiti che un tempo erano della Chiesa, ma i problemi del salario minimo, della disoccupazione e del costo della vita non sono stati risolti.

La classe politica non ha certo raggiunto il livello di empatia con il popolo, paragonabile a quello dei sacerdoti. Gli anticlericali viscerali tendono a identificare le Chiese con il loro apparato e pensano alle gerarchie in termini esclusivamente mercantili.

Marx scrisse che la Chiesa anglicana avrebbe più volentieri perdonato un attacco contro 38 dei suoi 39 articoli che non contro 1/39 del suo reddito.

Certo laicismo rozzo, che qualche volta può far breccia sul grande pubblico, pretende che il sacerdote viva di stenti ed elemosine per svolgere meglio la propria missione: metodo questo un po’ troppo semplicistico per risolvere i problemi terreni della Chiesa.

A loro volta i clericali si sforzano di rilevare la conciliabilità tra Religione e Stato: la Chiesa cattolica tende a riconoscere ogni cultura nella quale si trova a vivere e contemporaneamente, poiché sprona le culture a superarsi per tendere verso il regno di Dio, diviene essa stessa una “controcultura”.

La Chiesa non ha tuttavia rinunciato ad occuparsi delle vicende “mondane”. Nonostante la diminuzione delle vocazioni anche nelle civiltà del denaro sono tuttora le Chiese a condizionare la politica sociale e, ad esempio negli Stati Uniti, nessun candidato alla presidenza può schierarsi apertamente contro le linee ufficiali di protestanti o cattolici al riguardo di grandi problemi quali l’aborto o l’eutanasia.

In Italia, ogni governo ha dovuto fare i conti con l’idea di immigrazione “aperta” enunciata dai Papi.

Papa Leone denuncia al mondo le guerre innescate da Trump che se la dovrà vedere con l’elettorato cattolico alle prossime elezioni. L’Italia è conosciuta nel mondo per le pizze, la moda e il mandolino, ma soprattutto per San Pietro. Le cattedrali e il patrimonio artistico che fanno grande il Bel Paese sono espressione della fede cattolica. I santi del calendario e le feste religiose sono quelle cattoliche. Sulla questione religiosa oggi stanno sorgendo conflitti con i musulmani che vogliono sospendere la frequenza scolastica e sui luoghi di lavoro per alcune ricorrenze come la fine del “Ramadan”.

Esistono correnti di pensiero nella politica e nella scuola, aperte a queste concessioni perché si ritiene che l’integrazione sociale passi anche attraverso l’integrazione religiosa. Ma la questione delle feste religiose sul calendario è complessa perché tutte le religioni potrebbero rivendicare i propri spazi. Non puoi tenere chiusa una scuola o una fabbrica perché devi rispettare i riti della Chiesa Cattolica, Valdese, musulmana, buddista e così via.

Alla fine, un governo laico dovrebbe eliminare tutte le feste religiose.

Così, in Europa si arriva a proibire il crocefisso nelle scuole. Il problema che riguarda l’immigrazione religiosa, lo devi gestire rispetto al numero dei fedeli. Pochi ricordano che gli ebrei nel mondo, compresi i residenti in Israele sono 15 milioni, i musulmani sono 2 miliardi e mezzo. È logico che le classi politiche siano attente a ottenere il consenso dei musulmani che possono diventare elettori. È solo una questione di tempo come è accaduto in Inghilterra e in Francia.

Le Chiese cattoliche si spopolano, mentre i fedeli islamici usano le autorimesse come moschee.

Non si può escludere che stia venendo fuori l’antisionismo nel mondo: è più facile prendersela con le piccole comunità religiose. Gli europei respingono questa eventualità in modo farisaico, affermando che tutto dipende dalla politica militare di Benjamin Netanyahu. Faccio notare che gli israeliani subiscono le iniziative belliche dei paesi arabi, da quando è stato riconosciuto il loro Stato. Faccio altresì notare che Israele possiede 90 bombe atomiche costruite dai governi democratici laburisti, 40 anni prima di Bibi.

Le religioni sono intensamente discriminanti: i più terribili conflitti, come ancor oggi si può facilmente osservare, sono proprio quelli a sfondo religioso. Mai nessuno è stato perseguitato per aver rifiutato di credere al teorema del quadrato dell’ipotenusa; mentre si è imprigionato, impiccato, bruciato chi aveva l’unico torto di non avere, in materie incomprensibili, la stessa opinione delle persone che disponevano della forza. Un nobile tentativo di attenuare i conflitti religiosi è stato quello di Giovanni Paolo II che ha chiesto perdono ai protestanti per le passate persecuzioni dei cattolici.

Ma se la Religione cattolica non fosse più valore aggregante del nostro popolo, cosa resterebbe? La popolarità della Magistratura dai tempi di Mani pulite, quando gli italiani volevano Di Pietro Santo subito, si è notevolmente affievolita. La Resistenza e la Liberazione sono diventati fattori divisivi della Nazione. La stessa Costituzione è interpretata dai gruppi secondo i propri interessi: il partito dei “costituzionalisti” è diventato il più forte. I partiti che avevano dato vita alla Costituzione non esistono più, sono stati distrutti da una massa di postulanti all’insegna dell’uno vale uno. I valori risorgimentali sono passati in seconda linea: c’è voluto Napolitano e Ciampi per ricordarli, senza risultati pratici. La dissacrazione del nostro Risorgimento si deve ad un leader che voleva l’indipendenza del nord da “Roma ladrona”. Umberto Bossi rivolgeva gesti osceni all’inno nazionale perché l’Italia non doveva essere “schiava di Roma”. Gli americani di ogni colore, nonostante Trump, si mettono la mano sul cuore quando sentono intonare “The Star-Spangled Banner”.

La nostra lingua ufficiale è ovviamente l’italiano. Ma la lingua internazionale è l’inglese come nel Settecento nelle Corti europee era il francese. Credo che i nostri nipoti se la dovranno vedere con il cinese e l’arabo. La bandiera italiana è quella dell’art. 11 della costituzione. Ma quanti sono gli italiani che fremono allo sventolio della nostra bandiera? Bossi affermava: “Il tricolore lo uso per pulirmi il culo, ho ordinato un camion di carta igienica bianca rossa e verde”. Non ho mai capito quali affinità culturali esistessero tra Vannacci e la Lega. Può essere interessante rilevare che alla fine del ciclo storico dell’ideologia, i fattori aggreganti che sono alla portata delle masse hanno ripreso il sopravvento, come è avvenuto ad esempio per lo sport, che rappresenta una competizione permanente controllata.

Il successo di alcuni uomini politici è stato direttamente proporzionale ai risultati conseguiti dalla squadra di cui erano presidenti. Durante i campionati mondiali di calcio, dalle finestre delle case appaiono bandiere tricolori come mai avviene in relazione a eventi di carattere sociale o politico. Gli organismi che gestiscono l’area degli interessi mercantili dello sport, dalla parte delle istituzioni e dal versante delle imprese, stanno ormai assumendo un ruolo essenziale nel mantenimento degli equilibri sociali. La funzione aggregante dello sport non si affievolisce neppure quando i risultati vengono truccati. È stato il trionfo finale delle platee vocianti e della plebe frumentaria, come ai tempi dell’antica Roma, quando la plebe assisteva gratuitamente ai ludi che si svolgevano negli anfiteatri o nei circhi, riceveva grano a basso prezzo dallo Stato, vendeva il voto al miglior offerente e si confondeva con la massa urbana povera e indistinta. L’ambiente ideale per la calata dei “barbari”: Putin si sta già fregando le mani.

Published by
Giorgio Oldoini