La festa del 2 giugno, 80 anni di Repubblica. Una lunga storia di libertà (foto ANSA) - Blitz quotidiano
La Repubblica compie 80 anni. Una lunga storia di libertà. Tutto è pronto per celebrare il 2 giugno e i traguardi raggiunti dalla democrazia. Roma, epicentro delle celebrazioni, sventola la bandiera tricolore ai Fori Imperiali assieme a quella della NATO oltre a quelle dell’Onu e della Ue. L’evento prenderà il via con la sfilata del presidente Mattarella a bordo della Lancia Flaminia con il ministro della Difesa e il capo di Stato maggiore della Difesa.
L’abbraccio con la gente davanti al Quirinale, sul palco con artisti e sportivi, suggellerà una festa in piazza, una specie di concertone in diretta tv e la proiezione di filmati che ricordano la nostra storia di successi. Il tutto – è bene non dimenticarlo – all’interno di una delle fasi di crisi internazionali più delicate di storia repubblicana.
Tutto è cominciato alle 6 del mattino del 2 giugno 1946 quando si aprirono i seggi. I negozi erano quasi tutti chiusi. Molte delle donne che si presentarono era vestite di nero, in lutto per i congiunti caduti o non ancora ritornati dalla guerra. Due sopravvissuti dell’Italia liberale (Saverio Nitti, 77anni; Ivanoe Bonomi, 72, presidente del Consiglio) votarono entrambi a Roma. Loro sì che ricordavano quando una parte degli italiani avevano votato per l’ultima volta; ma milioni di persone non l’avevano mai fatto prima. Ci furono pochissimi incidenti o atti di violenza. La percentuale dei votanti, registrati agli atti, toccò un incredibile 89,1%. Per molte donne fu un momento emozionante.
Il referendum istituzionale per scegliere tra monarchia e Repubblica consegnò un conteggio dei voti complesso. Per la prima volta hanno votato anche le donne, è stato il primo voto a suffragio universale. Vinse la Repubblica con 12,7 milioni contro i 10,7 milioni ottenuti dalla Monarchia. Va detto che non fu certo una vittoria travolgente. Anzi furono annullate 1,5 milioni di schede, un fatto che rimane tuttora misterioso. Fu quest’ultimo dato a provocare le maggiori controversie, seminando incertezze su chi avesse vinto davvero.
L’Italia del 1946 era un Paese diviso – sul piano politico, sociale e culturale – e queste profonde fratture risultavano con grande chiarezza dai risultati del referendum. La storia e la geografia ebbero un ruolo decisivo: il nord votò per la Repubblica, il sud invece rimaneva monarchico. Ha scritto il politologo inglese Percy Allum: ”Il voto per la monarchia fu nel sud quasi il doppio che nel nord”. I motivi erano insieme storici e politici, di lunga e di breve durata. Al voto seguì un teso momento di stallo. Il resto è noto. Finalmente il 13 giugno Umberto II se ne andò, si stabilì a Cascais. Il sogno repubblicano da tanti a lungo coltivato, si era realizzato.