La guerra costa cara, al Pentagono servono 87 mld. Repubblicani tra l'incudine Trump e il martello elettori (foto Ansa-Blitzquotidiano)
La guerra di Trump all’Iran sta svuotando le casse del Pentagono. Nella sua prima audizione da maggio, il ministro delle Difesa Pete Hegseth si è presentato in Senato per chiedere più risorse subito per il suo Dipartimento.
Il Congresso chiuderà per la pausa estiva a giorni e il timore del Pentagono e della Casa Bianca è che deputati e senatori si assentino senza aver approvato gli 87 miliardi di dollari di fondi freschi per far fronte al conto sempre più salato che il conflitto sta presentando.
La richiesta mette i repubblicani all’angolo e di fronte allo scenario peggiore a poco più di 100 giorni dalle elezioni di metà mandato. Al partito viene chiesto di approvare nuove risorse per una guerra che agli americani non piace e che il Congresso non ha mai approvato, proprio mentre il numero delle vittime americane sale.
Dall’inizio del conflitto 17 soldati sono rimasti uccisi e 100 sono stati feriti solo negli ultimi 14 giorni. Trump non appare preoccupato dall’impatto che il conflitto può avere sulle midterm.
“Sto solo cercando di fare la cosa giusta”, ha affermato cercando di rassicurare il partito e di spiegare le sue motivazioni agli elettori. Il commander-in-chief però è di fronte a un dilemma: andare avanti con la guerra esponendosi al rischio di inimicarsi i repubblicani e gli americani, oppure fermarsi o quantomeno cercare di chiudere la partita il prima possibile.