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La guerra dei dazi scuote il mondo: giudici contro Donald Trump, mercati in crisi e l’Europa pronta alla sfida

Non bastavano le due guerre che stanno sconvolgendo il mondo. Dopo Ucraina, Russia e Medio Oriente, eccone un’altra. Economica, ma pur sempre guerra se l’Europa si è rivoltata, se i mercati sono impazziti, se l’opinione pubblica ancora trema e rimane interdetta. Come la vogliamo chiamare se non con quel sostantivo (guerra) che già aveva scombussolato l’intero universo? I magistrati degli Stati Uniti bocciano Donald Trump, ritengono che i suoi dazi non sono conformi alla legge. Li boccia e il tycoon va fuori di matto. Insulta quei giudici che si sono permessi di insultarlo, “dovrebbero vergognarsi”, tuona. E riparte a razzo, con qualche schiaffo in più. Stavolta i dazi non saranno più del dieci per cento, ma del quindici. Si siede sulla riva del fiume e pensa: Adesso voglio vedere come reagiranno. Mai nessuno si è permesso di arrivare a tanto smentendo il presidente degli Stati Uniti.

Europa non si piega agli Stati Uniti

Stavolta, il vecchio continente reagisce, non si piega al diktat americano e non si lascia intimorire dalle minacce. L’Europa vuole capire dove vuole andare a parare Trump, ma nel frattempo l’idillio con l’oltre oceano segna il passo. Anche se non ufficialmente, pure Giorgia Meloni rimane interdetta.Tace, ma si capisce lontano un miglio che non è in linea con il suo grande alleato. Il colpo è durissimo: se la decisione dei giudici statunitensi dovesse essere confermata, sarebbero guai grossi per la superpotenza yankee. Miliardi da restituire a chi ha già ubbidito al diktat del tycoon con profonda indignazione del mercato e il pugno da KO sferrato agli investitori da New York a Los Angeles. Tutto questo alla quasi vigilia delle elezioni di mezzo termine che potrebbero assestare a Trump una botta da cui non sarà facile rialzarsi. Inoltre: è tempo di sferrare l’attacco agli ultras islamisti  di Teheran o aspettare ancora per cercare un accordo che renda meno pericolosa una situazione internazionale molto preoccupante?

Italia tra scontri interni e orgoglio nazionale

Da noi, si continua a litigare:le parole di Sergio Mattarella che invitavano le forze politiche e istituzionali ad abbassare i toni sono durate poche ore, il tempo di riflettere e convincere i fautori del si e del no che la tregua doveva essere rimandata. “Qui non si scherza. E’ in ballo il futuro del Paese, se il governo dovesse perdere”. Allora, ogni occasione è buona pur di imbarazzare l’avversario e magari metterlo a tacere quando le prove decisive sono da una parte o dall’altra. Sostenere che questa situazione comincia a diventare assai noiosa (se già non lo è) vuol dire interpretare l’opinione della maggior parte degli italiani i quali vorrebbero capire meglio il merito del referendum per orientarsi sul voto. Ad oggi lo scontro è tra due poteri dello Stato: quello giuridico e quello esecutivo. Vale a dire il fronte dei favorevoli e dei contrari. “Non c’è altro da aggiungere”, ritengono nei Palazzi. La speranza è che gli astensionisti non se ne rimangano a casa e vadano a votare “turandosi il naso”, come scrisse una volta il magnifico Indro Montanelli.

Per fortuna il nostro Paese sa come comportarsi nei momenti in cui c’è in ballo il buon nome dell’Italia. Ieri a Verona, si sono chiuse le Olimpiadi con una cerimonia che è stata pari (se non più bella) di quella dell’inaugurazione. Scenografie stupende, i campioni del ballo e del canto a far capire al mondo intero di come è fatta la vera Italia. Con protagonisti i nostri azzurri che hanno conquistato trenta medaglie stracciando tutti i precedenti successi. “Questa è la terra dell’oro”, titola un giornale sportivo seguito dagli altri che sono per il “trenta e lode”, il voto massimo degli esami universitari. L’elogio è stato unanime anche se chi ha rosicato ha dovuto ingoiare il rospo, costretto a riconoscere che i Giochi sono stati “quasi meravigliosi”. Quell’avverbio si riferiva per caso a quei quattro mascalzoni che all’inizio hanno tentato in tutte le maniere di far fallire le Olimpiadi? Chi lo ha scritto era con loro? Cioè con gente che vorrebbe dare dell’Italia un aspetto diverso da quello che ha? Insomma, i fautori del tanto peggio, tanto meglio.

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Bruno Tucci