(Foto Ansa)
Le democrazie occidentali non si sono rese ben conto che i cittadini possono sentirsi “oppressi” in nome del “Diritto”. Il misconoscimento delle norme giuridiche è certamente pericoloso, non meno pericolosi, tuttavia, sono gli eccessi delle Leggi e dei Regolamenti.
Gli ayatollah governano in nome di un Dio, gli europei in nome delle “Regole”. Le corvée a carico delle imprese, le lunghe file agli sportelli, le intercettazioni a strascico, i codici etici che sostituiscono il Sacro Vangelo, rappresentano “imposizioni” giustificate dall’interesse “collettivo”, un interesse che toglie spazi di vita, di idee, di iniziatica e di libertà.
Possibile, si chiedono gli italiani, che i circuiti decisionali stabiliti per oltre un miliardo di cinesi siano più rapidi e snelli di quelli dei paesi del “Diritto”?
Possibile che in Cina costruisci un grattacielo in sei mesi mentre in Italia ci vogliono anni per avere il permesso di edificare un modesto condominio di periferia? Una persona che fa questo discorso si prende la patente di “qualunquista” e di “fascista”.
L’antifascismo delle democrazie, che sta portando al potere le destre in tutta Europa, è diventato uno slogan ad uso della politica incapace di rinnovarsi, prigioniera del suo passato.
Nessuna persona di buon senso può negare i delitti del fascismo, nazismo e comunismo: non servono Alessandro Barbero o Lilli Gruber a ricordarceli.
Il problema è un altro: è possibile che esistano ancora formazioni politiche il cui “marchio distintivo” è l’antifascismo e che si accreditano per questo come unici “custodi” della democrazia?
Il “patentino” di democrazia richiesto al Salone del libro è un piccolo ed insignificante esempio di involuzione della cultura degli “uomini liberi”. Dopo ottanta anni, in Italia si discute ancora sull’amnistia concessa nel 1946, che “non ha estirpato i germi del fascismo”.
Te lo dicono gli “storici” d’area che hanno nascosto per decenni i delitti dei partigiani. La grandezza di un “Protagonista” come Togliatti è stata quella di non avere ascoltato le voci delle “Comparse” che pensavano di essere dalla “parte giusta della Storia”.
Gli stessi problemi del post fascismo si sono avuti con il post comunismo.
Dopo vari tentativi di rinnovamento, Eltsin ha dovuto fare un appello al paese: “Se qualche buon professionista, indipendentemente dai suoi trascorsi politici, vorrà collaborare nell’interesse della Nazione…”.
In Russia esiste tuttora il partito del “Piccolo Padre” che manifesta nella Piazza Rossa ed è rispettato dai moscoviti: nessuno vuole metterlo fuori legge. Eppure, in fatto di eccidi e massacri, Stalin non è stato inferiore ad alcun dittatore del secolo scorso.
Non c’è mai stato un processo di Norimberga per le vittime del Comunismo. In Italia, le formazioni politiche della Seconda Repubblica, hanno vigilato affinchè tutto quanto era stato portato alla luce da Mani pulite non fosse “assorbito” dal sistema.
I beneficiari della rivoluzione delle procure avevano interesse a tenere alto il livello della contestazione e ad aumentare i sensi di colpa collettivi; fino a quando non hanno subìto a loro volta i rigori della carcerazione preventiva. Il fatto che la Magistratura non abbia rispettato il principio costituzionale del “giusto processo” non è mai interessato a queste “comparse” della politica e del diritto.
La supremazia delle comparse non riguarda solo i partiti. Le “correnti” dei magistrati sono sempre state numerose fino al punto che giudici e Pm non potevano fare carriera se non si iscrivevano ad una di queste. Parlo della “conquista” delle preture del lavoro, delle procure, dei Tribunali e delle altre posizioni apicali.
L’arma più affilata dei giustizialisti militanti è stata la Costituzione, un documento fondante che dovrebbe essere valutato nel suo insieme. La Suprema Carta contiene precetti universali, adottati in fotocopia da democrazie e autarchie. Non esiste un diritto umano, civile o sociale che non entri in “concorrenza” con altri di uguale pregnanza.
Se ne consideri uno solo, bari al gioco. Ad esempio, il diritto all’immigrazione è stabilito da norme internazionali, ma la Nazione ospitante deve essere in grado di trovare un lavoro dignitoso e un’abitazione all’immigrato da “integrare”. Se il paese d’arrivo non dispone di mezzi economici, di forze dell’ordine e di burocrazie adeguate per garantire tutto questo, un Giudice non può chiudere gli occhi sul “quadro d’assieme” limitandosi a considerare i “diritti inalienabili” del singolo individuo.
Rilevo appena che il patto tra Usa e Iran, che ha messo su un piano di “uguale dignità” civile e politica i due paesi, avrà come effetto che nessun giudice europeo potrà riconoscere il diritto d’asilo agli iraniani perseguitati, dal momento che l’Iran non sarà più uno “Stato canaglia”.
Il ruolo dei magistrati nella politica green è stato fondamentale.
Ad Acerra, la camorra riusciva ad organizzare proteste “spontanee” per contrastare il termovalorizzatore e continuare il trasporto dei rifiuti pericolosi nella terra dei Fuochi, una pratica stigmatizzata da Papa Leone pochi giorni fa. I Pm di Napoli bloccavano l’impianto, lo stesso installato al centro di Berlino e arrestavano i commissari governativi. Impregilo subì il “sequestro per equivalente” di tutti i conti correnti bancari. Ci volle la militarizzazione dell’area disposta da Romano Prodi per risolvere il problema.
Un Pm che chiede il sequestro di un intero edificio mettendo sulla strada un centinaio di famiglie, è una “comparsa” dannosa per il paese. Il sindaco Giuseppe Sala ha preso le distanze dopo anni di militanza in un partito che ha sempre predicato la supremazia della “Giustizia”.
Quando è stato ridimensionato il settore dell’acciaio, lo Stato si è fatto carico di pagare somme enormi in termini di liquidazioni e pensioni anticipate dei lavoratori. In questo caso non esisteva un ritorno di utilità futura perché non è stato ancora scoperto un materiale che sostituisca l’acciaio nella costruzione di auto, ponti, navi e ferrovie, a meno di ritornare ai mattoni e al legno. Finisce che l’acciaio lo importi da altre nazioni e lo paghi di più. Finisce che le imprese che fabbricano auto hanno interesse a trasferirsi nei paesi che producono acciaio a prezzi inferiori perchè adottano tecnologie inquinanti. L’unica difesa possibile sarebbe quella di proibire l’importazione da questi paesi, il che porrebbe fine all’epoca del globalismo economico, come chiedevano i giovani “contestatori” del G8 a Genova.
Ci vorrebbe un ente internazionale in grado di imporre a tutti gli Stati la rinuncia ai fossili, ma Cina e India fanno una leva di 2 miliardi e mezzo di persone. In materia di perequazione dei salari, le comparse la fanno da padrone. Il livello dei salari dipende dai profitti dell’impresa: l’usciere di un’azienda petrolifera, assicurativa o bancaria guadagna di più 3 di un metalmeccanico. Il principio dell’appiattimento dei salari non viene praticato in alcun anfratto del mondo. Inoltre, iI compenso da lavoro dipende dal grado di specializzazione.
Per stabilire un guadagno dignitoso a favore dei raccoglitori di pomodori esistono due soluzioni: riduci gli utili della filiera commerciale o aumenti il prezzo di vendita dei pomodori. Nel primo caso ti devi aspettare cortei paralizzanti dei gilet gialli, nel secondo caso crei inflazione. Esiste un terzo rimedio ossia che lo Stato intervenga con sussidi di settore. Tuttavia, siccome i comparti bisognosi di aiuti aumentano ogni giorno per via della concorrenza internazionale, lo Stato dovrebbe garantire aiuti “speciali” per tutte le categorie.
Ed è proprio questo che chiedono i sindacati, le associazioni degli industriali e dei commercianti. La supremazia assoluta delle comparse si sta realizzando in campo fiscale. Matteo Renzi denuncia il livello insostenibile delle imposte e definisce la Meloni “Lady Tax”. Landini, Verdi ed ex Grillini vogliono aumentare il prelievo fiscale introducendo una ulteriore “Patrimoniale”. Solo che ai nostri giorni i ricchi non sono quelli che detengono una rendita fondiaria come accadeva nel Novecento, sono bensì i percettori di elevati redditi da lavoro. Siccome in passato ho patito la fame, sarei d’accordo a riprendere una proposta della Meloni alle Sue origini, quella che prevedeva un contribuìto di “solidarietà” a carico delle categorie privilegiate come i deputati e senatori, i magistrati, gli sportivi, gli amministratori pubblici e privati che detengono un reddito superiore a settemila euro mensili, un contributo facile da incassare.
A condizione che il relativo gettito non si perda in mille rivoli, ma sia destinato ad un capitolo speciale per sovvenire i poveri, per costruire nuove case e mantenere l’ordine pubblico. Ma i “giuristi” e un centinaio di sigle sindacali, insorgerebbero all’unisono. E avrebbero ragione, perché sarebbe la fine del sistema che consente le rendite parassitarie di cui essi godono. Intanto farò due domande: perché l’ing. Carlo De Benedetti, la tessera numero uno del PD, ha la cittadinanza Svizzera? Perché gli eredi della famiglia Agnelli si scannano per dividersi un’eredità di patrimoni esterovestiti? Cosa sia il fascismo, bisognerebbe insegnarlo alle nuove generazioni. E’ l’occupazione di un’istituzione pubblica a vantaggio di formazioni politiche. Se fosse vero, e lo dico in astratto, che sono esistiti insegnanti che manipolavano la mente dei giovani, i pretori del lavoro e le toghe rosse, i ministri della cultura che distribuivano risorse economiche a vantaggio di ristrette aree culturali, ebbene, tutti costoro sarebbero stati semplicemente dei “fascisti”.