(Foto Ansa)
Il Consiglio di difesa iraniano ha lanciato un avvertimento chiaro, minacciando di minare l’intero Golfo Persico in caso di attacco alle coste o alle isole iraniane. “Qualsiasi tentativo da parte del nemico di attaccare le coste o le isole iraniane comporterà naturalmente il minamento di tutte le vie di accesso e le linee di comunicazione nel Golfo Persico e lungo le coste con vari tipi di mine navali, comprese le mine galleggianti”, si legge nella dichiarazione diffusa dall’agenzia Fars. “In tal caso, l’intero Golfo Persico si troverebbe per lungo tempo in una situazione praticamente simile a quella dello Stretto di Hormuz”, afferma Teheran, sottolineando l’elevato rischio di paralisi commerciale e militare nella regione.
Intanto, intervistato da La Stampa, l’islamologo Gilles Kepel mette in guardia sul pericolo di escalation in Medio Oriente: “Fare un pronostico sulla guerra in Medio Oriente è ancora difficile perché ci sono troppe incognite, tanto sulla capacità iraniana di colpire Israele e i Paesi del Golfo quanto sulla possibilità che Netanyahu e Trump riescano a distruggere il regime di Teheran. Ma siamo al parossismo, ci avviciniamo cioè in modo pericoloso all’uso dell’arma nucleare”.
Kepel spiega che “l’attacco reciproco su Natanz e su Dimona – con la teocrazia sciita sorprendentemente in grado di infliggere danni seri al sito dov’è localizzata la bomba israeliana – apre a un’escalation imprevedibile”, e aggiunge: “Usando le armi del povero, come i droni Shahed da 35 mila dollari l’uno prodotti in tutto il Paese su scala industriale, è riuscito, per ora, a mettere in trappola i nemici”.
Lo studioso evidenzia anche i limiti di controllo del regime, e ammonisce: “Se Trump dovesse mandare i soldati sarebbe una catastrofe. L’America non può neppure ipotizzarlo. Il tema è il rischio nucleare, il momento Hiroshima: i missili caduti su Dimona che fino a ieri venivano intercettati nei cieli d’Israele”.